In Libertarismo

DI LUCA*

Rothbard scriveva che se esistesse un ipotetico pulsante premendo il quale lo stato magicamente e istantaneamente si dissolvesse, il libertario dovrebbe subito premere quel pulsante. Io penso che un metodo buono e velocissimo per capire subito prima di tutto con noi stessi se possiamo classificarci come libertarian è chiederci: premerei io quel bottone? Se sì, allora una condizione necessaria per sentirsi parte dei naïve amanti della filosofia politica libertarian è soddisfatto. Se al contrario si tentenna un po’ troppo o non lo si vorrebbe proprio premere, allora siamo ben che vada liberali e mal che vada socialisti (di destra o di sinistra, son sfumature).

Spesso trovo scritto in rete che la filofofia politica libertarian ipersemplifichirebbe la realtà. A parte che tomi su tomi di dotte dissertazioni e controdissertazioni non sono propriamente “ipersemplificare”, probabilmente a chi dice questo arriva solo il messaggio “stato cacca” che indubbiamente è la semplificazione  e la sintesi di quanto dissertato prima. Trovo comunque che l’accusa di semplificazione della realtà sia un segnale che il pensiero libertarian colpisce nel segno. Sono arrivato alla conclusione che la complicazione e il sofismo sono il sintomo di un pensiero che si avvita su se stesso e non produce niente di rilevante. Dando per scontato che lo stato sia sacro, che la maggioranza abbia il potere di schiacciare la minoranza, che le tasse siano moralmente giuste, etc etc, è ovvio che si debba allora contorcere il pensiero e renderlo ipercomplicato per trovare qualche via per dire che nominalmente siamo liberi e che la statolatria è il migliore dei mondi possibili e il più efficace.

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Il libertarian preme il pulsante allegramente e senza tentennamenti perché dietro di se ha la consapevolezza che la libera interazione tra le persone è la via più feconda per la pace, il progresso e la libertà. Spesso questa sua allegra sicurezza muove la seconda accusa classica, cioè che il pensiero libertarian sia “ideologia“, quindi brutto. Ora, dobbiamo capirci sul significato del termine ideologia. Una definizione del Garzanti è sistema di idee che costituisce la base per l’azione politica e sociale. Il termine ha assunto una connotazione negativa da più o meno dopo la fine del socialismo reale venendo a significare un sistema di idee chiuso impermeabile ai fatti e quelli che seguono le ideologie sono delle persone senza senso critico. Di solito quelli di sinistra accusano i “liberisti” di seguire l’ideologia del mercato perché la loro ideologia è stata sconfitta dalla realtà. Oggi chi accusa di “ideologia” il pensiero altrui di solito lo fa perché propone…niente.

Quindi, il pensiero libertarian è un’ideologia? Tecnicamente sì, come lo sono ideologie tutti i sistemi di pensiero. Chi segue l’ideologia libertarian ha una fede cieca ed è impermeabile alla realtà? Dipende dagli individui, come sempre. Il fatto però che non incontrerete mai nella vostra vita due libertari che concordano tra loro su ogni aspetto della filosofia libertarian può essere un suggerimento del fatto che basandosi sull’individuo e sulla sua libera interazione con gli altri individui, il rischio di avere un esercito di pecore è pari a zero.

La palingenesi (ricostituzione del mondo dopo la sua distruzione) non è nelle corde del libertario perché questi si basa sull’individuo e non su concetti totalitari come nazionebene comunesorti progressive, etc etc. L’esempio del pulsante che elimina lo stato è un espediente retorico che serve a rimarcare il concetto di come lo stato sia l’agente coercitivo per eccellenza. Spingendo all’assurdo con l’esempio del pulsante si vuole ribadire che, sempre come diceva Rothbard, lo stato è il nostronemico. Sul come arrivare a eliminare o attenuare di molto questo agente coercitivo nella realtà e non nel mondo delle idee i libertari hanno moltissimi punti di vista, tanto per cambiare. C’è chi fonda partiti libertari, chi dice che basta semplicemente raggiungere una massa critica di persone indifferenti allo stato per eliminare la sua presenza, chi suggerisce, paradossalmente, che la moltiplicazione di stati derivante dalla frantumazione degli attuali sia una via pratica per tendere alla soppressione dell’entità stato (io tra questi). In tutti i casi, trovandoselo di fronte, il libertario el struca el botón.

 

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* Link all’originale: http://libertarianation.org/2012/03/05/struca-el-boton/

 

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Showing 4 comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Quella del mercato non può essere considerata “ideologia” nel significato deteriore che oggi comunemente si dà a questo termine, in quanto il mercato è semplicemente la struttura più naturale attraverso cui le persone si rapportano tra loro, e non soltanto in senso strettamente economico. Quando ci scambiamo le idee, magari da angolazioni molto diverse, rimanendo disposti ad ascoltare anche chi la pensa diversamente da noi, e a modificare il nostro pensiero alla luce delle critiche altrui siamo all’interno di una prassi di mercato, perchè vendiamo le nostre idee in cambio di altre idee; e quel che ne esce è una sorta di valore di scambio. Prendere invece a pugni chi la pensa diversamente è come togliere di mezzo chi mi offre una merce perché non mi va di paghare il prezzo che mi viene richiesto. Chi esecra il mercato è amico dell’intolleranza e della condizione belluina.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Ciedo scusa per quella “h” di troppo

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    E per quell’altra mancante….

  • Alessandro
    Rispondi

    Tutti abbiamo il bottone magico di Rothbard a disposizione: smettiamo di pagare le tasse, hic et nunc, e lo Stato si dissolverà in pochissimo tempo, se non ore, giorni. Lo Stato si regge solo sulla servitù volontaria dei tanti che si fanno indottrinare credendo alle fandonie che ci vengono somministrate quotidianamente: lo Stato dà servizi, chi evade tenendo per sè ciò che ha guadagnato è un parassita, se tutti paghiamo pagheremo di meno e via elencando la messe di baggianate di cui sono zeppi i telegiornali. Una società libera dallo Stato non sarà la panacea di tutti i mali: continueranno ad esistere ladri e imbroglioni, ma gli esseri umani costituiranno volontariamente le strutture per difendersi e per assicurare la vita, la libertà e la ricerca della felicità. L’anarchia non è anomia: la legge della società libera sarà il diritto naturale e non il diritto positivo del tiranno di turno.

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