In Anti & Politica

DI JESTER FEED*

In realtà, questa è un’ideale continuazione del post precedente sul 25 aprile. Infatti, in questo non voglio parlarvi dell’inutile retorica sulla resistenza e l’antifascismo che ci hanno imposto, propinato e inculcato come nelle peggiore dittature, bensì delle aspettative tradite (forse anche consapevolmente) dalla cosiddetta “liberazione”.

Prima di tutto, una considerazione che ha una sua logica. Non esiste al mondo una nazione che festeggi la propria sconfitta in una guerra. Nessuno umilia, né rinnega, né tradisce il suo popolo. Anche nella sconfitta è necessario avere dignità e se pure non sia possibile cancellare un evento storico che non ci arride e che ci umilia (pure a causa nostra), quantomeno mi pare francamente autolesionista ricordarlo di anno in anno.

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In secondo luogo, è incontestabile che il Fascismo abbia commesso degli errori, divenendo una dittatura (che ci piaccia o meno, è così), ma un’analisi storica oggettiva che analizzasse il dato storico con sufficiente onestà intellettuale e rigorosa metodologia scientifica (dunque scevra da qualunque approccio ideologico), avrebbe separato con intelligenza il fascismo che ha prodotto progresso, idee rivoluzionarie, innovando la società italiana dell’epoca (e i cui effetti positivi si sentono ancora oggi), dal fascismo che ha invece represso le libertà delle persone.

Mi chiedo invece cosa ci abbia lasciato la cosiddetta Resistenza. A parte il fatto incontestabile che a “liberare” l’Italia sono stati gli Alleati Angloamericani, e non certo i groppuscoli (spesso formati da banditi) che si rifugiavano sulle montagne, a parte questo fatto, guardando l’Italia del dopoguerra fino ai giorni nostri, improntata ai valori dell’antifascismo militante e ideologico (soprattutto di stampo comunista), le uniche cose che riesco a vedere sono:

  1. Criminalità organizzata dilagante in tutti i settori della società italiana.
  2. Demolizione dell’orgoglio e dell’identità nazionale, considerati rigurgiti fascisti.
  3. Alto tasso di corruzione e clientele nella politica e nelle amministrazioni pubbliche.
  4. Pressione fiscale alle stelle, a fronte di un livello della spesa pubblica stratosferica.
  5. Debito pubblico tra i meno credibili d’Europa.
  6. Sovranità limitata. L’Italia non è un paese indipendente e sovrano.
  7. Presenza intollerabile di servitù militari straniere.
  8. Peso specifico internazionale pari a zero.
  9. Possiamo “vantare” il Sindacato comunista più potente d’Europa.
  10. Da noi ci sono ancora i comunisti, mentre si sono estinti nel resto d’Europa.
  11. Vi è una forte e pericolosa connessione tra poteri economici, finanziari e bancari e i poteri politici. Presenza massiccia delle massonerie.
  12. Il livello dei nostri meccanismi democratici è basso (si pensi al fatto che i referendum spesso e volentieri vengono disattesi dalla classe politica) ed utilizzato per fini diversi dall’interesse pubblico.
  13. Classe politica che se non è corrotta, è comunque diffusamente inetta, scarsamente meritocratica e volta a tutelare gli interessi particolari dei gruppi di pressione contingenti.
  14. Privilegi ingiustificati delle classi di governo, sprechi e sperpero del denaro pubblico a ogni livello.
  15. Inefficienza statale e degli enti pubblici.
  16. Scarsa se non nulla meritocrazia nell’accesso al lavoro. Istruzione superiore fra le peggiori del mondo.
  17. Sottosviluppo dell’Italia meridionale, troppo spesso abbandonata a se stessa o alla criminalità organizzata.
  18. Infiltrazioni mafiose in ogni settore sociale, economico e amministrativo.
  19. Terrorismo ideologico e ora anche islamico.
  20. Appiattimento culturale all’Islam, grazie alle ideologie antifasciste e di sinistra.
  21. Immigrazione selvaggia e senza regole.
  22. Legislazione caotica, contraddittoria, burocratica e spesso finalizzata a complicare la vita del cittadino.
  23. Giustizia terzomondista, lenta e con forti influenze ideologico-politiche.
  24. Libertà di stampa e di pensiero tra le peggiori del mondo nella comunità degli stati asseriti democratici, fortemente connivente con le ideologie politiche.

Insomma, a conti fatti se questo è il risultato della cosiddetta “Liberazione” partigiana e dell’antifascismo militante, credo che sia da censurare eticamente e politicamente. La verità è che ci sarà vera Liberazione quando i problemi e i difetti anziesposti scompariranno definitivamente o comunque si ridurranno a un livello accettabile. Prima di allora non rompete i coglioni con la favola della Liberazione.

 

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* Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/04/ecco-come-hanno-ridotto-litalia-i-cosiddetti-antifascisti-un-quadro-desolante-dellitalia-dal-dopoguerra-a-oggi.html

 

 

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  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Condivido molto, non tutto. In primo luogo, il fascismo non ha commesso errori, bensì crimini:fra i peggiori, le imprese coloniali, leggi razziali e la guerra.Le idee rivoluzionarie del fascismo? Bella roba:un miscuglio indigesto di socialismo, nazionalismo, statalismo, nobilitato “ex post” dalla filosofia attualistica di Gentile(vedi la voce FASCISMO-DOTTRINA sull’Enciclopedia Italiana, firmata da Mussolini, in realtà scritta da Gentile). La politica economica? Ha bloccato lo sviluppo dell’Italia verso un capitalismo moderno, con la sua retorica del mondo rurale, la battaglia del grano,e altre amenità.Dopo un avvio sostanzialmente liberista, ha seguito l’onda dirigistica a quel tempo dominante, regalandoci carrozzoni che la Repubblica ha ereditato e si è tenuta stretta per decenni.Stendiamo un velo pietoso sulla famigerata “quota 90”. La politica sociale? In gran parte demagogia. La politica religiosa?Se abbiamo sul gobbo il Concordato, recepito dalla Costituzione repubblicana , dal quale è germinato quell’obbrorio anticristiano ch’è l”8 per mille”(una trovata del bigottissimo Tremonti), vergogna per lo Stato e per la Chiesa, sappiamo chi ringraziare. Salverei soltanto la Riforma Gentile, che in realtà ha un impianto liberale ed è stata modificata “in pejus”proprio su pressioni di Mussolini, per favorire il ceto piccolo-borghese, e l’Enciclopedia Italiana, che grazie a un galantuomo come Gentile accolse tra i collaboratori illustri studiosi antifascisti, come Gaetano de Sanctis, i cui lemmi di Storia Romana sono fra le cose migliori che la cultura classica di quegli anni ci abbia lasciato. Ciò detto, anch’io deploro la retorica del 25 Aprile, ma proprio perché è una sorta di fascismo dell’antifascismo, una riproposta sotto altre spoglie di quell’idea di Stato-Nazione che-figlia degenere di un nobile sentimento romantico- sarebbe ora di relegare in soffitta con le sue parate militari, i suoi inni e i suoi stendardi(e le sue tasse).

  • alessandro sulcis
    Rispondi

    A parte il fatto che il 25 aprile non si festeggia la sconfitta di una guerra, ma la “liberazione” dal NAZI-fascismo, non mi sembra che i punti sopraelencati siano una naturale conseguenza dell’antifascismo, anzi.. i punti sopraelencati (di cui ametto l’ esistenza ed il peso) mi paiono soprattutto effetto di una classe socio-politica figlia di bolle fasciste sfuggite al processo (nel termine giuridico) morale che si sarebbe dovuto tenere in seguito all’ esperienza fascista..un “processo” che avrebbe dovuto estromettere tutti quei personaggi collusi moralmente o nei fatti con la dittatura fascista e che invece sono riusciti a riciclarsi con un rapido cambio di maglia al fotofinish.L’ attuale realtà politico-socio-economica (che sono daccordo con te nel definire mortificante) mi sembra più figlia di una dittatura politico-morale subita negli anni dagli USA a seguito della sconfitta e del bisogno di schierarsi nella guerra fredda, e di sacche massonico-mafiose figlie delle gerarchie industrialfasciste che non sono mai state epurate dalla società politica italiana. comunque ir mi nonno era partigiano, in culo i fasci!!!

  • Roberto
    Rispondi

    Leonardo, che delusione questo articolo!

    Eppure su questo sito trovo sempre articoli interessantissimi e molto intelligenti.

    Non capisco che nesso ci sia tra la “resistenza” e i 24 punti elencati dall’autore.
    Quei punti sono certamente tutti veri, ma non esiste alcuna relazione con i movimenti di resistenza di 70 anni fa.
    Ad esempio, in che modo chi ha combattuto contro i tedeschi avrebbe determinato il “debito pubblico” attuale e l'”appiattimento all’Islam” ?

    E poi l’autore che alternativa avrebbe preferito? Rimanere sotto l’occupazione della Germania nazista?

    L’autore è chiaramente anticomunista, e lo siamo tutti noi che frequentiamo questo sito, ma un’analisi tanto superficiale non rischierà di farci passare tutti per dei mezzi idioti?

    Spero che la pubblicazione di questo articolo da Rischio Calcolato sia stata una “svista”, perchè personalmente l’avrei lasciato volentieri in esclusiva all’autore.

    • Fabio
      Rispondi

      si criticava la cazzata della ‘liberazione’ , che c’entra la resistenza. Riguardo questa ha solo detto che la liberazione l’hanno fatta gli inglesi ed americani, che è vero, con l’apporto marginale della resistenza.
      Su questa aggiungo io che la gente lottava per abbattere il dittatore ed ottenere libertà, non per abbatterlo per mettercene un altro comunista. Ignazio Silone (abbruzzese, pirma antifascista, poi anticomunista) insegna!

      • Roberto
        Rispondi

        Non tentare di farmi passare per uno che non legge attentamente prima di commentare.
        L’autore ha chiaramente scritto: “Mi chiedo invece cosa ci abbia lasciato la cosiddetta Resistenza”.

        Francamente considero l’articolo privo di logica per il semplice fatto che buona parte di chi ha contribuito a quel periodo storico dubito fortemente che lo facesse con in mente la creazione del “debito pubblico” attuale e l’”appiattimento all’Islam”.

        Quelle persone, se fossero vive e se avessero 30-40 anni, dubito andrebbero a mettersi in fila agli sportelli Equitalia per saldare in tutta fretta sanzioni inesistenti come facciamo oggigiorno… Figurarsi vederli accettare con piacere la realtà di fatti incontestabili come quelli elencati dall’autore nei 24 punti come fosse il risultato delle loro azioni.

  • Alessandro
    Rispondi

    Certo che ne hai scritte di cazzate.Altro che movimento libertario…..

  • GIOVANNI BORTOLOTTI
    Rispondi

    più che progresso,il fascismo (da buon socialismo) ha prodotto regresso…di cui oggi stiamo ancora pagando le conseguenze.

  • Dante
    Rispondi

    Un articolo sul quale concordo praticamente su tutto o quasi…. Conosco Rischio Calcolato e spesso ho letto molti altri articoli dell’autore in questione con il quale non sempre mi sono trovato d’accordo, ma che si distingue – almeno questo è il mio parere – per una buona capacità di analisi mai estremizzata.
    Signor Roberto, non credo ci voglia un grande acume per intuire che l’autore non abbia voluto in realtà correlare il movimento e la resistenza di 70 anni fa con i problemi italiani degli ultimi settant’anni, in un nesso logico di causa/effetto. Mi pare evidente che l’autore abbia semplicemente voluto sottolineare un dato di fatto: la Repubblica emersa da quegli eventi storici è quanto di peggiore ci si potesse aspettare. E questo perché la Resistenza – già all’epoca – aveva più una portata e una significanza ideologica (comunista) che pratica, la quale ha condizionato poi negli anni a venire anche le scelte politiche di fondo, in relazione alle evidenti e potenti influenze delle potenze dell’epoca (USA/URSS), che combattevano una guerra sul piano ideologico/militare e di influenza geopolitica.
    L’Italia nostra è stata una terra di conquista e i partiti e i movimenti che hanno caratterizzato la nostra storia ne sono stati gli strumenti ideologici.
    Dunque confermo l’estrema intelligenza di questo articolo, e ritengo che Rischio Calcolato non abbia avuto affatto una “svista” nel pubblicarlo. Probabilmente avrebbe commesso un torto se non l’avesse pubblicato.

    Dante

    • myself
      Rispondi

      Anche io non vedo proprio come questi punti siano conseguenze del antifascismo, alcuni sono totalmente scorrelati da quel periodo storico e o ci sono sempre stati o sono venuti molto dopo, altri sono conseguenze della sconfitta in guerra. Il punto 2 poi è assolutamente positivo dal punto di vista libertario.

  • macioz
    Rispondi

    Bisogna essere chiari, Il fascismo è stato una porcheria indifendibile.
    Detto questo, il problema che ancora ci portiamo dietro è il non aver capito, o voluto riconoscere:
    1) che chi lo ha combattuto aveva quasi sempre in mente un tipo di totalitarismo molto peggiore.
    2) che l’Italia postfascista, compresi i giorni nostri, ha molte più similitudini che differenze con quella del vituperato ventennio.

  • gigantelibero
    Rispondi

    Nei commenti vedo poca sintesi e molta analisi. Ci provo allora io: l’autore di questo pezzo non solo non conosce nulla di storia ma è anche, sostanzialmente, un cretino

  • fabrizio romano
    Rispondi

    Articolo ineccepile. Oggi dopo quasi un secolo dalla sua nascita, il fascismo va solo studiato e analizzato come fenomeno storico facedolo uscire dalla cronaca. E come diceva Augusto del Noce, la libertà è il contrario del fascismo non il fascismo al contrario (degli antifascisti)! ABOLIAMO IL 25 APRILE!

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    A me pare invece,al contrario, che negli altri interventi ci sia molta analisi e che l’unica sintesi, o presunta tale, stia tutta in quel CRETINO. Posso dire che non mi piace? Argomenti, non insulti!

    • fabrizio romano
      Rispondi

      Ma come! prima gli dà del cretino e poi chiude con :”argomenti, non insulti!” mah….!

      • CARLO BUTTI
        Rispondi

        Forse non mi sono spiegato bene, e ne faccio ammenda. Intendevo dire che l’unica sintesi letta nei commenti all’articolo,quasi tutti di carattere analitico, si compendia nella parola”cretino” che compare nell’intervento di Gigantelibero; e che tale parola non mi piace, perché è un insulto, sintetico quanto si vuole ma pur sempre insulto, non argomentazione. Tutto qui.Se anche l’amico Gigantelibero ha-per mia colpevole oscurità di linguaggio-equivocato il senso del mio scritto sentendosene offeso, gliene chiedo scusa.

  • A.
    Rispondi

    Un’analisi storica oggettiva che analizzasse il dato storico con sufficiente onestà intellettuale e rigorosa metodologia scientifica avrebbe come minimo nominato almeno una volta la Democrazia Cristiana e i ruoli assunti dai suoi esponenti nella cosiddetta Resistenza e nel quadro desolante dell’Italia dal dopoguerra a oggi (o perlomeno fino agli anni Novanta).

  • Vincenzo
    Rispondi

    Errore storico: il fascismo non è diventato una dittatura, è nato per essere dittatura (squadrismo, olio di ricino).
    Altre perle: che cosa ci ha lasciato la Resistenza. Per esempio, che puoi scrivere e dire quello che vuoi, anche boiate peggiori di queste e nessuno potrà permettersi di torcerti un capello.
    Analizziamo alcuni punti.
    1. La criminalità organizzata si è sempre alleata con il potere. Anche nel ventennio.

  • daniele
    Rispondi

    eh…beh…caro leonardo ….la Resistenza (che nn ha mai vinto, infatti la penisola fu liberata dagli alleati) ha portato al disastro socio economico…d’altronde la “libertà” ha un prezzo….mi raccomando ITAGLIANI CORRETE ALLE URNE SE NO I TEDESCHI VI IMPONGONO LA DITTATURA..AHAHAHAAAAAHHAAHAHHAHAAHAHAHAHAH

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