In Anti & Politica, Economia

DI GIUSEPPE GAGLIANO

Una delle caratteristiche più rilevanti delle scuole pubbliche attuali consiste nella capacità di dirigenti o docenti – gran parte dei quali sono i nipotini di Stalin e Toni Negri- di servirsi – impunemente – dei meriti -reali o presunti – dei propri studenti per farsi propaganda o di servirsi di nomi illustri della cultura accademica per narcotizzare la memoria di coloro che conoscono l’immenso squallore e l’inaudita povertà morale e intellettuale di molte-forse troppe- scuole pubbliche.

Per quanto abili possano essere i “prestigiatori”, una realtà mistificata (direbbe Marx dell’Ideologia tedesca) è destinata – presto o tardi – a venire meno mostrando il suo vero volto: quello di una dimensione formativa – quale è quella della scuola pubblica – egemonizzata da minoranze fanatiche e intolleranti, da consorterie politico-malavitose che fanno della intimidazione e della delazione strumenti di uso ordinario o, infine, da patetici personaggi che si servono di una istituzione pubblica dalle elevate finalità educative (almeno sulla carta) per fini di carrierismo politico.

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In questa direzione Vittorio Enzo Alfieri, fra il1972 e il 1978, ebbe la capacità di individuare lucidamente alcune delle cause che avevano ed hanno determinato la perdita di credibilità dei licei e della scuola pubblica nella sua globalità. Fra queste, ad esempio, la transizione dalla scuola rivoluzionaria alla scuola baraonda od anche la ridicola enfasi posta dai programmi ministeriali sulla interdisciplinarità curricolare, trasformatasi in superficialità e dilettantismo. E come trascurare la nefasta politicizzazione cagionata da docenti ideologizzati – ed impreparati-unitamente alla presenza di minoranze-col tempo divenute maggioranze – di studenti politicamente fanatici e ubriachi di parole vuote?Come non rilevare la tentacolare presenza di partiti e sindacati-alcuni prossimi alla eversione-e la trasformazione della politica in mobilitazione permanente-secondo il modello fascista e stalinista-o la costante volontà di strumentalizzazione?Come non denunciare la pratica delle autogestioni,veri e propri esempi di rottura della legalita’,ricercata da discenti e docenti e implicitamente avvallata dai provveditorati a loro volta lottizzati in modo capillare?

Sventurata scuola dunque,ostaggio di pedagogisti cialtroni,di dirigenti e docenti che,tra un girotondo e un altro,meriterebbero di prendere la via dell’esilio possibilmente – visto le predilezioni politiche – verso la Corea del Nord o verso Cuba.

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Showing 4 comments
  • myself
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    Secondo me è il peggio della scuola pubblica non è tanto la sua politicizzazione. Piuttosto è il principio per cui tutti gli studenti devono procedere allo stesso passo, ovviamente quello dello studente più lento; quando chiunque sa che in ogni disciplina ci saranno persone completamente incapaci, mediocremente capaci, capaci, particolarmente capaci e persone geniali. L’idea che tutti si debbano adeguare e debbano aspettare il meno abile è estremamente dannosa: per lo studente meno capace, in quanto lo porta ad accettare la sua condizione e a pensare che siano gli altri a doverlo aiutare, invece di essere lui a doversi impegnare di più; per gli studenti migliori, che così sprecano solo il loro tempo e spesso finiscono per accantonare i propri talenti, non avendo un terreno fertile su cui farli crescere.

  • CARLO BUTTI
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    Per rimediare al marciume della scuola italiana bisognerebbe cominciare ad abolire il valore legale dei titoli di studio: verrebbe così eliminata buona parte della zavorra studentesca che siede nei banchi non si sa bene perché, e verrebbero rivalutati il lavoro manuale, l’artigianato, la specializzazione tecnica. A questo punto le famiglie sarebbero indotte a mobilitarsi per esigere insegnamenti seri con insegnanti seri: per tutti matematica con elementi di informatica, scienze, lingue straniere, lingua italiana, storia, geografia elementi di arte disegno e musica;lingue e letterature classiche e filosofia per quei pochi pazzoidi che le amano; licei musicali che comprendano lo studio obbligatorio del latino; materie tecniche e professionali-con il supporto di attività pratiche svolte in spazi idonei dotati di apparecchiature il più possibile aggiornate-per le scuole di indirizzo tecnico e professionale. Il resto(psicologismi,sociologismi,pedagogismi, economicismi, giuridicismi, politicismi, creativismi, cineforum nelle ore curricolari, filastrocche della nonna in dialetto,gioco degli scacchi e dello scopone scientifico)a mare! Non sarebbe neanche il primo principio di un sistema libertario, ma appena il minimo del minimo della decenza.

    • myself
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      “licei musicali che comprendano lo studio obbligatorio del latino;”

      Questa però non l’ho proprio capita, perchè per studiare musica è obbligatorio il latino?

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    E’ molto semplice: un’enorme quantità della musica colta, dal canto gregoriano, alla polifonia, alle composizioni sacre di Pergolesi, Haydn, Mozart,Beethoven Cherubini, Schubert, Rossini, Verdi, Bruckner ecc. ecc. senza dimenticare il luterano Bach (Messa in si Minore e altro)sono scritte su testo latino. Gli oratori di Carissimi sono scritti su testo latino. L’operina giovanile di Mozart APOLLO ET HIACYNTHUS è su testo latino. Uno dei vertici della musica del Novecento. l’OEDIPUS REX di Strawinski è su testo latino. Come può un musicista(non uno strimpellatore di strumento musicale, ch’è altra cosa) ignorare il latino? E’ tollerabile che possa leggere o eseguire una partitura senza capirci un acca? Chi ha formulato i programmi del Liceo Musicale è un somaro con le orecchie lunghe lunghe.

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