In Economia, Libertarismo

DI GAGLIANO GIUSEPPE (Presidente CESTUDEC*)

La prima obiezione che Bruno Leoni muove all’impostazione marxiana dell’economia è indubbiamente l’incapacità da parte di Marx di comprendere la complessità e la varietà delle esperienze, incapacità che si traduce nella costruzione di astrazione mistificanti a livello concettuale- il lavoro diventa una merce, il valore una sostanza contenuta nei beni, lo scambio una semplice equazione, il lavoratore sfruttato una sorta di macchina che produce ma non consuma-; in secondo luogo non c’è dubbio che il filosofo tedesco fu in buona sostanza solo in grado di creare utopie millenaristiche piuttosto che teorie scientifiche dell’economia. Ad ogni modo non c’è dubbio che tutta l’impostazione dell’opera Il Capitale si fondi sulla teoria del valore- lavoro che dal punto di vista strettamente storico risale ai teorici dell’economia inglese. Nel contesto marxiano la teoria del valore- lavoro si può esprimere sostenendo che il valore di scambio dei beni non è altro che il lavoro umano, incorporato in tali beni e che inoltre la quantità di tale valore non è che la quantità di lavoro umano incorporato in questi beni.

Al di là del fatto che questa teoria, secondo Leoni, appare in netto contrasto con la realtà dell’esperienza, il giurista italiano muove una terza obiezione osservando come Marx ,quando cerca di dimostrarne la validità scientifica, non si riferisce al valore d’uso di una merce ma al valore di scambio e soprattutto non già a beni o valore di scambio generale ma a particolari beni e valori che sono le merci. In quarto luogo, le cosiddette qualità intrinseche delle merci ,pone un problema di estrema importanza: non si riesce infatti a comprendere nel contesto della teoria marxiana perché anche una sola di tali qualità intrinseche delle merci dovrebbe continuare ad avere importanza e soprattutto non si comprende perché tale qualità intrinseche dovrebbe essere il lavoro che si è reso necessario per produrre le cosiddette merci. In fondo non è proprio questo lavoro ciò che ha conferito alle merci le qualità che le rendono adatte a loro uso?

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Quanto alla teoria del cosiddetto plusvalore anche questa dimostra di essere in contrasto con l’esperienza. In primo luogo, il profitto del capitalista può essere conseguito o meno e in secondo luogo Marx parla di profitto senza tuttavia considerare che vi sono anche possibili perdite. In secondo luogo se il profitto del capitalista provenisse-come sostiene Marx- esclusivamente dal capitale investito nel lavoro,il capitalista avrebbe interesse ad investire il meno possibile nelle materie prime e nelle macchine ma semmai ad investire più nell’acquisto di lavoro umano.

Al contrario la storia economica dimostra che avviene esattamente il contrario: non solo infatti il capitale fisso aumenta costantemente ma il suo aumento determina lo sviluppo della ricchezza del paese. D’altro canto-sottolinea con una serrata logica l’autore-se il cosiddetto prodotto integrale del lavoro conseguito dal lavoratore fosse stato letto in modo corretto il lavoratore preferirebbe svolgere una professione indipendente mentre al contrario è ampiamente noto come i lavoratori indipendenti preferiscano svolgere la loro attività professionale all’interno di grandi imprese capitalistiche dal momento che queste possono concedere loro remunerazione assai elevate. In terzo luogo, in relazione al tempo di lavoro, Leoni osserva un altro grossolano errore da parte di Marx: non soltanto il valore dei beni non può essere paragonabile al lavoro in essi incorporato nel caso del lavoro dipendente ma neanche nel caso del lavoro indipendente poiché la stessa quantità di lavoro produce infatti un bene che ha un valore di scambio maggiore di quello di un altro bene; oltretutto considerare solo la quantità di lavoro non consente di rendere uguali i valori di scambio di due beni prodotti in quel tempo di lavoro.

Quanto poi ai profitti percentuali questi non risultano affatto proporzionale all’impiego del capitale denominato variabile ma sono proporzionale all’impiego del capitale complessivo.

In conclusione Marx non soltanto non è in grado di costruire un’alternativa valida al sistema capitalistico erroneamente criticato ma soprattutto rigettare tout court il sistema di mercato non consente di comprendere chi,nella utopia marxiana, come dovrebbe stabilire, quanto produrre e quanto consumare e soprattutto non si comprende sulla base di quali procedimenti le decisioni dovrebbero essere attuate in modo da evitare dispersioni e distruzioni di beni.

 

*Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis

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Bibliografia

Bruno Leoni,Il pensiero politico moderno e contemporaneo,Liberilibri,2008

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Comments
  • michele lombardi
    Rispondi

    il concetto e’ molto semplice: in un sistema Gold Standard il signor Marx ha totalmente ragione.

    tutto cio’ che e’ venuto – Keynes, Friedman … – dopo e’ stato un aggiustamento al GS fottuto affinche’ la gente di mezzo mondo non divenisse comunista, dopo che l’altra meta’ lo era gia.

    tutto il resto e’ aria fritta.

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