In Anti & Politica, Economia

DI FABRIZIO DAL COL*

Quando un’azienda di natura privata  non è più in grado di produrre utile, e il suo indebitamento è  fuori  controllo, nella maggior parte dei casi è costretta ad accettare l’amministrazione controllata. Durante questa fase molto spesso accade che si proceda verso un concordato preventivo e ciò viene deciso per evitarne il fallimento. Solitamente, proponendo l’alternativa di un pagamento ridotto del 40-50 % sul monte dei debiti,  si avvia la procedura di rinegoziazione del debito verso i creditori, al fine di salvare l’azienda. Se i creditori, o una parte di essi, rifiutano il concordato preventivo o l’azienda non è grado di farvi fronte, i registri vengono depositati in tribunale che, con la nomina di un curatore fallimentare, avvia la procedura di fallimento.

Se definissimo il paese Italia come un’azienda, dovremmo per forza distinguerne la ragione giuridica, ovvero che l’azienda Italia non è di natura privata,  e come tale considerare il suo patrimonio mobiliare ed immobiliare di proprietà di tutti i cittadini. Se detto patrimonio non è sufficiente a garantire il monte dei debiti, ciò che rimane è inevitabile sia garantito dai cittadini stessi. Detto questo, e visti gli esposti denuncia di avvocati sardi, lombardi ed altri forse in arrivo, che minuziosamente ravvisano l’illegittimità e l’incostituzionalità, circa i provvedimenti che hanno portato  il capo dello stato a nominare il professor  Monti, prima come senatore a vita e poi, complici le forze politiche, anche incaricato a formare il nuovo governo, sarebbe necessario sciogliere immediatamente questa questione. Ciò perché sarebbe di inaudita gravità se ci trovassimo di fronte ad un governo illegittimo, da cui conseguentemente deriverebbe l’illegittimità di tutti i provvedimenti, i decreti e le leggi,  adottati e approvati in questi mesi.

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Dubito che ciò possa avverarsi, in quanto sappiamo che i grandi poteri della finanza internazionale sono stati i maggiori sponsor di questa operazione politica. In ogni caso, a prescindere da questo grave fatto, è necessario prima che sia troppo tardi revisionare completamente l’azienda Italia, e  stabilire nei minimi dettagli la situazione patrimoniale in essere in questo preciso momento. L’accanimento terapeutico–finanziario  fin qui proposto ha dimostrato,  e si sta sempre più dimostrando, una scelta fallimentare volto inevitabilmente a far crescere il debito pubblico. Già in questi giorni si sussurra ancora una volta di una possibile manovra correttiva che, stante la situazione in itinere e la via maestra tracciata dal governo,  non può che essere una misura identica a tutte quelle adottate finora. Il rischio maggiore  all’orizzonte, le cui conseguenze sarebbero inimmaginabili, è che un mancato intervento decisivo e risolutivo porti al depauperando dell’intero patrimonio immobiliare italiano, i cui valori nel breve tempo appaiono sempre più destinati a scendere.

L’Italia è ormai un paese avvitato su ste stesso: sarebbe stato necessario, ma forse era  già tradivo, che al suo insediamento  il governo Monti  agisse fin da subito con il taglio radicale alla spesa pubblica, ed incidesse in modo drastico sull’evasione ed elusione del grande capitale, delle finanziarie, dell’indotto del malaffare e in tutto il mondo finanziario in generale abile ad aggirare le tasse,  piuttosto che colpire l’evasione nei comparti commerciali  delle microimprese. Stante la situazione che s’è creata, prima che il default ci giunga a ciel sereno e peggiori in maniera insanabile e definitiva la finanza italiana,  l’unica soluzione possibile per l’Italia è salvare il salvabile ed accelerare la fine. In tanti ormai lo chiamano default tecnico, ma a non accorgersene (o a fingere…) sono rimasti solo Monti e la sua combriccola di professori che fino a qualche giorno fa ostentavano con certezza che non avremmo fatto la fine della Grecia.

Al punto in cui siamo alcuni quesiti sono d’obbligo: ci sarebbe costato di meno procedere come la Grecia, cioè con la richiesta di cancellazione del 75% del debito, oppure con le scelte che invece si son fatte? Non  sarà per caso  che l’influente premier italiano, grazie al sostegno della “antipolitica” che siede in parlamento, ha deciso tutto ciò consapevolmente e senza ribellarsi, perché il paese Italia è fondatore e complice dell’Unione europea?

 

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*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/italia-fallita-monti-si-dimetta-e-porti-i-libri-in-tribunale/

 

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