In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Ogni Stato ha i suoi segreti più gelosamente custoditi. Le potenze nucleari se ne guardano bene dal divulgare forze e schieramenti e, men che mai, le chiavi dei loro cifrari. I cinesi duplicano le sigle dei loro aerei per confondere le idee, lasciando credere di aver solo ferraglia. E così via.

Anche lo Stato italiano ha il suo segreto: il numero ed il costo dei dipendenti pubblici. I dati disponibili sono frammentari e confusi, anche perché sotto la generica dizione di “dipendente pubblico” si cela una camaleontica varietà dei più disparati rapporti contrattuali. E le statistiche sono quasi esclusivamente prodotte per singole categorie.

Di recente, la Ragioneria Generale dello Stato ha reso pubblico un documento, il Conto annuale 2008-2009-2010, nel quale riporta una serie interessante di tabelle relative al solo Personale a tempo indeterminato. Ne riportiamo qui a seguito un estratto.

I Dati della Ragioneria Generale dello Stato.

Tabella I. Numero del Personale a tempo indeterminato in servizio al 31 dicembre 2010.

 

Comparto

Enti

Personale

Femmine

Servizio Sanitario Nazionale

309

688,557

441,854

Enti Pubblici non Economici

146

52,950

29,764

Enti di Ricerca

25

18,148

8,081

Regioni-Autonomie Locali

8,517

515,082

261,356

Regioni a Stat. Spec.-Prov. Aut.

721

73,086

44,959

Ministeri

20

174,135

90,503

Agenzie Fiscali

4

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53,674

26,411

Presidenza del Consiglio

1

2,521

1,296

Scuola

14

1,043,284

817,730

A .F.A .M.

16

9,211

3,709

Università

73

111,011

51,291

Vigili del Fuoco

1

31,586

1,861

Corpi di Polizia

6

320,031

21,862

Forze Armate

6

146,882

2,501

Magistratura

5

10,195

4,399

Carriera Diplomatica

1

909

165

Carriera Prefettizia

1

1,403

740

Carriera Penitenziaria

1

432

264

Totale

9,867

3,253,097

1,808,746

 

 

Tabella II. Totale del costo del personale dipendente ed estraneo all’amministrazione al 31 dicembre 2010.

 

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Comparto

Costo

 
Servizio Sanitario Nazionale

41,291,605,639

Enti Pubblici non Economici

3,726,488,754

Enti di Ricerca

1,347,210,898

Regioni-Autonomie Locali

22,887,027,699

Regioni a Stat. Spec.-Prov. Aut.

3,811,253,817

Ministeri

7,405,537,659

Agenzie Fiscali

2,750,426,634

Presidenza del Consiglio

295,970,101

Scuola

43,273,301,942

A .F.A .M.

535,865,693

Università

7,560,966,959

Vigili del Fuoco

1,586,477,385

Corpi di Polizia

17,033,416,877

Forze Armate

9,945,928,919

Magistratura

1,948,283,542

Carriera Diplomatica

258,695,350

Carriera Prefettizia

170,672,636

Carriera Penitenziaria

48,477,302

Totale

165,877,607,806

 

Tabella III. Occupati nelle Pubbliche Amministrazioni rilevati dal conto annuale al 31 dicembre 2010.

 

Occupati nelle pubbliche amministrazioni

3,427,433

Totale Forza lavoro

24,977,460

Occupati nelle pubbliche amministrazioni /

Totale Forza Lavoro

13.72%

 

Nota alla Tabella III.

Nella voce “Occupati nelle pubbliche amministrazioni” sono compresi «il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, quello flessibile (a tempo determinato e in formazione e lavoro) e quello che non instaura un rapporto di dipendenza ma che viene ugualmente rilevato nel conto annuale».Tutte le altre categorie ne sono escluse.

Considerazioni.

1. Si noti che questi dati rappresentano solo e soltanto quanto riportato nelle specifiche dizioni. Non sono quindi omnicomprensivi. Sono di conseguenza approssimati per largo difetto e sono esclusivamente quelli riportati dalla Ragioneria Generale dello Stato. Questi dati differiscono anche notevolmente da quelli riportati da singoli Ministeri, perché considerano esclusivamente il Personale assunto a tempo indeterminato e di competenza dello Stato..

Un esempio paradigmatico é costituito dal personale addetto alla scuola, per il quali ilMiur rilascia le seguenti cifre.

Tabella IV. Personale della Scuola secondo i dati del Miur, aggiornati al 2011-12-31.

 

Docenti Tempo Indeterminato
  maschi

130,177

  femmine

948,402

    Totale Docenti Tempo Indeterminato

1,078,579

Docenti Tempo Determinato
  maschi

30,433

  femmine

154,711

    Totale Docenti Tempo Determinato

185,144

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      Totale Docenti Organico

1,263,723

Docenti di Sostegno
  maschi

18,150

  femmine

145,746

    Totale Docenti di Sostegno

163,896

        Totale Tutti i Docenti

1,427,619

A.T.A.
  maschi

66,928

  femmine

141,605

    Totale A.T.A.

208,533

Totale Generale Dipendenti Scuola

1,636,152

 

Come si constata, i 1,043,284 dipendenti riportati dalla Ragioneria nel 2010 trovano riscontro nei 1,078,579 riportato dal Miur come docenti a tempo indeterminato nel 2011. Questa é cifra del tutto parziale, perché il numero totale dei docenti ammonta a 1,427,619, secondo i dati del Miur. Appare adesso ben chiaro perché taluni riportino un rapporto studenti/docenti di 6.22 (6,713,438/1,078,579), mentre altri di 4.70 (6,713,438/1,427,619). Il rapporto studenti / addetti totali risulterebbe essere 4.1 (6,713,438/1,636,152). Questi rapporti non necessitano commento di sorta.

Si evidenzia comunque che il numero totale di Statali pagati a qualsivoglia titolo da una pubblica Amministrazione sarebbe maggiore del 60% circa rispetto a quello riportato dalla Ragioneria Generale dello Stato, che si riferirebbe esclusivamente al personale a tempo indeterminato.

Di conseguenza, il numero totale dei dipendenti pubblici, definiti come percettori a qualsivoglia titolo di emolumenti da parte di pubbliche Amministrazioni, potrebbe essere realisticamente stimabile attorno ai 4.5 milioni.

2. Il numero attuale degli occupati nelle pubbliche Amministrazioni risulta essere abnormemente elevato. Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato vi sarebbe unrapporto con il totale sulla forza lavoro del 13.72% (3,427,433 / 24,977,460), ma se considerassimo la totalità dei percettori di un qualche emolumento erogato da una pubblica Amministrazione e stimata questa massa a circa 4.5 milioni, il rapporto sarebbe del 18.02%.

Questi rapporti contrastano visibilmente con il 9.6% della Germania oppure con il 10.7% della Slovacchia. Si tenga presente, per esempio, che 320,031 persone appartenenti ai Corpi di Polizia sono giusto il doppio del numero in ruolo analogo riscontrabile in Russia, che ha 143,474,000 abitanti. I 515,082 dipendenti delle regioni e di varie autonomie locali sono quasi tre volte più numerosi dei dipendenti in ruolo analogo nei Länder della Germania, che ha ben 81,772,000 abitanti.

3. Un discorso, che sarebbe veramente amaro, verterebbe sulla produttività di questa sterminata legione di Statali. Ne segnaliamo un esempio per tutti. L’Ocse patrocina il progetto Pisa, che sottopone ad un’identica prova ragazzi dello stesso anno scolastico in tutto il mondo, al fine di stilare una graduatoria oggettiva sulla preparazione degli studenti. Nell’ultimo report l’Ocse riporta dati sconsolanti per l’Italia. Gli studenti italiani risultano sistematicamente tra gli ultimi al mondo per la capacità di lettura ed interpretazione di un testo, e quasi gli ultimi per preparazione in matematica e materie scientifiche. E ciò nonostante un rapporto alunni/docenti di 6.22, o di 4.70 se più realistici.

4. La spesa di 166 miliardi all’anno per questa pletora di personale corrisponde, per l’anno 2010, al 25.69% del totale delle spese correnti al netto degli interessi, ovvero all’11.05% del Pil.

Conclusioni.

Il numero delle persone che percepiscono uno stipendio statale a qualsiasi titolo è impressionante e del tutto anomalo: sono un vero e proprio esercito sterminato quanto costoso e, per lo più improduttivo.

Ci si rende conto che in taluni casi, come la scuola, la posizione statale sia stata usata a mo’ di ammortizzatore sociale, ma questa funzione surrettizia è oltremodo dispendiosa. Si mantiene cioè un intero apparato scolastico per dare un emolumento come docenti a dei laureati. Siamo chiari: non dovrebbe essere necessario fare una scuola per dar qualcosa a qualcuno, né l’aver conseguito la laurea in lettere dovrebbe porre prelazione alcuna su di un posto di docente nella scuola pubblica. Alla luce di questi dati si capisce facilmente perché ci siano così tanti sostenitori della scuola pubblica: “pubblico è bello!“. Ovviamente, è bello per chi è statale.

Inoltre, vista la resa, che qui abbiamo tratteggiato solo per la scuola, diventa lecito domandarsi il perché si continui a mantenere tale pletora. Dati i miserandi risultati Pisa, che relegano l’Italia al ruolo di fanalino di coda nelle graduatorie del grado di istruzione scolastica mondiale, ci si domanda se sia più verosimile che tutti i nostri giovani siano dei perfetti imbecilli oppure se non siano piuttosto altamente deficitarii i loro insegnanti.

Con questo, non si vuole demonizzare un’intera categoria, all’interno della quale certamente vi sono persone oneste, preparate e che lavorano con dedizione. Nel contempo è del tutto evidente quanto sarebbe necessario eseguire una drastica bonifica, dimezzandone almeno il suo numero, eliminando gli inetti ed incapaci.

Qui non è in gioco una sola questione economica, ma anche etica e morale: questa massa non solo è improduttiva ma, a giudicare dai risultati, altamente dannosa. Non si reputino drastiche codeste affermazioni, prima di aver letto il rapporto Ocse. Tutti e tutto deve essere giudicato su risultati oggettivi ed oggettivabili.

Né il numero dei dipendenti pubblici né la spesa sostenuta dalla pubbliche Amministrazioni risultano essere sostenibili nel tempo, specie addentrandocisi in una depressione economica che ha ed avrà effetti sempre più devastanti.  Inoltre, é davvero immorale che un pugno di persone che lavorano alla produzione debba mantenere un così elevato numero di persone addette a servizi, per di più di infima qualità.

Procrastinare nel tempo la soluzione di questo nodo non otterrebbe null’altro che dover prendere alla fine, costretti dall’estrema penuria di risorse dilapidate, decisioni davvero severe, molto severe. Cerchiamo almeno di imparare qualcosa da quello che é successo in Grecia e sta succedendo in molti altri paesi europei.

 

* Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/04/sfacchinate-maledetti-contribuenti-evasori-dovete-mantenere-milioni-di-statali-ecco-le-cifre.html

 

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Showing 15 comments
  • zioAlbert
    Rispondi

    MALEDETTI, MALEDETTI, MALEDETTI, MALEDETTI, MALEDETTI!!!
    Due multe, due, per aver attraversato lo stesso “varco” con telecamera due volte, a distanza di cinque minuti, a Bologna, E CHI L’HA VISTO? Sventurata l’idea di andarci, in queste DISUMANE città di m. dove, nel casino, non sai da che parte andare ma dovunque tu vada ti ritrovi inchiappettato!
    STRAMALEDETTI ARROGANTI GABELLIERI !!! Che vi vadano per traverso tutti i vostri “servizi” non richiesti assieme a tutti i soldi che rapinate alla gente!

  • mark
    Rispondi

    …e se ci vai a parlare, tutti ti diranno della loro gavetta, del faticosissimo concorso vinto senza aiuti e del sudato lavoro che ogni giorno svolgono per rendere grandiosa la nazione! Non esistono raccomandazioni, ne corruzione, ne lavoro leggero, anzi si lamentano che prendono troppo poco e accusano le p.iva di evasione! Chi gli dice che stanno per arrivare licenziamenti coatti e buste paga alleggerite perchè le mucche da mungere son finite e non ci sono più soldi per mantenerli?

    • Mussi
      Rispondi

      Puoi dirlo forte! non solo sono stata anni in giro per tutta l’Italia a partecipare a concorsi, mentre ovviamente lavoravo e consumavo tutte le ferie per pre-selezioni e prove scritte non avendo permessi retribuiti, ma ascoltavo gente come te che mi ripeteva “ma che perdi tempo a fare? è tutto inutile..” Mi congratulo sempre con me stessa per non aver ascoltato questa massa di luoghi comuni!! io imperterrita ho continuato a studiare ed a scaricare bandi di concorso perfino di piccolissimi e sperduti comuni mentre ragazzotti molto più giovani di me si lamentavano sul programma di studi che era “troppo pesante” o che erano stati chiamati “SOLO per 1 anno di contratto, e quindi rinunciavano” oppure quel comune “era troppo lontano da casa e SAI CHE LEVATACCE!”..ebbene alla fine , dopo essermi piazzata in innumerevoli graduatorie sono stata chiamata 5 volte a tempo indeterminato nel giro di 3 anni (l’ultimo ente a Roma, la scorsa estate) in comuni fuori dalla mia regione: ovviamente ho subito accettato e dopo qualche anno di precariato, di pendolarismo, di spese per mantenermi lontano da casa adesso sono fissa nella mia città. E dovrei perciò vergognarmi???Ma per piacere! guadagno una miseria ma certo non mi lamento, i nostri stipendi attualmente sono congelati (ma nessuno ovviamente lo ricorda mai in qs articoli che altro non fanno che scatenare guerre tra poveri) e lo saranno per i prossimi anni: e se saranno diminuiti , come è successo in Grecia, certo non ne farò una tragedia. Sempre che prima vengano toccati quelli dei dirigenti -che percepiscono 20 volte la mia busta paga- e naturalmente dei nostri cari politici. Facile parlare di raccomandati e rinunciare a priori: è un buon alibi per giustificare i propri fiaschi e nascondere la mancanza di volontà

  • matteo
    Rispondi

    Faccio un esempio provocatorio: azienda privata Missili & Missili, unico cliente: l’esercito. Gli stipendi dei lavoratori derivano dagli introiti dell’azienda, che a sua volta derivano dal budget dell’esercito, che a sua volta deriva dalle tasse dei contribuenti -> i lavoratori della Missili & Missili sono dei parassiti per la proprietá transitiva.

    Altro esempio provocatorio: l’unica tassa al mondo é un prelievo del 0.1% su salario per finanziare i pompieri (statali e parassiti). L’arma dei pompieri é privatizzata, chi vuole la copertura deve pagare una tariffa flat uguale al 0.1% del salario. Gli stessi esatti pompieri non sono piú parassiti. Non scomodatevi, accetto anticipatamente la critica che se i pompieri statali hanno bisogno del 0.1% i pompieri privati (piú efficienti) solo avranno bisogno del 0.01%.

    • andrea
      Rispondi

      E chi l’ha stabilito che l’esercito è un parassita? tu? senza polizia e corpi militari, non ci sarebbe nemmeno la tanto amata (da tutti e in particolare dai libertari) PROPRIETA’ PRIVATA

      • matteo
        Rispondi

        Pensavo valesse l’equazione “dipendente pubblico=parassita”.

  • Roberto
    Rispondi

    Il dipendente pubblico può essere il parassita più insopportabile, ma il problema è che il dipendente privato, fintanto che è il datore di lavoro a pagargli le tasse, non capirà mai cosa significa vivere in uno stato oppressore che porta via il 70% dei frutti del proprio lavoro…

    E finisce sempre per farsi convincere dalla propaganda di stato sull’evasione fiscale e sull’imprenditore malvagio!

  • Mussi
    Rispondi

    io invece sono dell’idea che non sìa giusto generalizzare, in nessun caso: se si accetta l’idea che TUTTI i dipendenti pubblici sono fannulloni, altrettanto possiamo dire che TUTTI gli imprenditori sono malvagi evasori. Il solito coacervo di luoghi comuni per alimentare guerre tra poveri mentre ai vertici i SOLITI NOTI se la spassano alle nostre spalle. Non se ne esce

    • andrea
      Rispondi

      infatti è proprio così, gli imprenditori italiani, a parte qualche eccezione virtuosa, sono un branco di evasori fiscali, e parassiti , che vivono di sussidi pubblici, e non fanno altro che incolpare lo stato della loro inefficienza, scarsa innovazione e mancanza di competitività!

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    @ Giuseppe Sandro Mela – Condivido l’articolo del quale avevo già intuizione, pur se senza le cifre riportate, che del resto dubito siano attendibili: so che è errato avere dei preconcetti, ma spero di essere scusato se io dello stato non ho fiducia alcuna, non ne ho nelle cifre rilasciate dai suoi uffici, non ne ho nelle previsioni economiche dei suoi luminari e penso che per il reato di falso in bilancio meriterebbero la galera tutti i governi che si sono succeduti.
    Condivido anche gli interventi che hanno fatto seguito.
    Penso che sia errato dare addosso ai fantomatici evasori come ai dipendenti pubblici in quanto tali.
    Un vecchio adagio insegna che il pesce puzza sempre dalla testa ed io penso che sia la testa politica ad essere in putrefazione ed ammorbare l’aria del bel paese.
    Prima che recuperare risorse da licenziamenti di dipendenti pubblici, bisogna:
    – eliminare il finanziamento ai partiti, già cassato con referendum al quale seguì la legge truffa, avvallata da Scalfaro, che addirittura lo incrementò di quel po’,
    – eliminare le province come già promesso alla creazione delle regioni passando a quest’ultime competenze e personale, ma eliminando palazzi e cariche politiche provinciali,
    – ridurre drasticamente il numero dei parlamentari che sono talmente in tanti che non hanno bisogno di essere tutti presenti alle sedute, nonostante siano lucrosamente pagati per farlo,
    – eliminare o privatizzare l’infinità di piccolo Iri a gestione consortile tra comuni, province, regioni o con altra motivazione, nelle quali politici trombati o mezze calzette politicamente ammanicati si spacciano da manager, che poi, è oltremodo facile guidare un’impresa in monopolio quando comunque i Cittadini devono pagare poi bollette senza possibilità di confrontare i costi.
    Oggi la motivazione che spinge ad abbracciare la carriera politica è la grande possibilità di arricchimento senza rischi e fatica, una politica ridimensionata e responsabilizzata attirerebbe altre persone con altri intenti.
    Riforme necessarie che i Cittadini non hanno possibilità di fare senza una violenta rivolta, i politici eletti di qualunque partito se ne guardano sempre bene e le leggi di un qualsiasi governo non politico devono sempre passare il parlamento per l’approvazione.
    Unica speranza per la rinascita dell’Italia è il default prossimo venturo: morte e risurrezione, poi scioglieremo le campane e le suoneremo a festa.
    Buona Pasqua a tutti.

  • Robespierro
    Rispondi

    La lotta di classe esiste ed è tra gli “statali” e tutti gl’altri che lavorano nel privato, la differenza è che gli “statali” hanno coscienza di classe e sanno benissimo che stanno sfruttando i “privati”, lo si capisce, tra l’altro, dai post che si leggono nei forum quando si tocca l’argomento, scrivono immediatamente a difesa del loro impiego, invece i lavoratori del privato, non hanno (ancora) la consapevolezza di essere gli sfruttati, gli schiavi dei dipendenti pubblici. Lo stato con i suoi vari alterego: sindacati, partiti, giornalisti… praticano con successo il “dividi et impera” facendo credere che i “padroni” sfruttano i loro dipendenti, che commercianti ed artigiani sono dei ricchi evasori fiscali e via di questo passo, propagandistico.
    Che i dipendenti pubblici non lavorino come analoghi dipendenti del privato, è scritto per contratto, che gli “statali” siano inutili e dannosi è stato dichiarato più volte leggendo tra le righe, ad esempio, se si semplificassero i regolamenti edilizi, la quasi totalità degl’uffici “competenti” dovrebbero chiudere e “x” statali dovrebbero essere licenziati e così è per migliaia di leggi e regolamenti vessatori, dannosi ed inutili, che servono solo per mantenere i dipendenti pubblici che ci lavorano, che poi, lavorino o meno è irrilevante, com’è irrilevante che nel levoro di “scava la buca, riempi la buca” uno faccia lo stakanovista o sia ozioso… è il lavoro che stanno facendo che è inutile, farlo o no non cambia nulla.

    • Giuseppe
      Rispondi

      Esatto! Fantastico commento! Il punto è proprio questo: gran parte dei lavoratori statali (diretti o anche indiretti) non è che battono la fiacca (o si impegnano molto come tanti ne conosco) ma che fanno un lavoro pressochè inutile, talvolta perfino dannoso per la felicità dei cittadini che li mantengono pagando le loro tasse. Chiunque con un po’ di onestà intellettuale lo ammetterebbe. E’ noto che molti impieghi da ufficio, ma anche no, hanno un fine puramente “sociale”, indipendentemente dalla qualità del lavoratore. Ma anche tanti “progetti” con budget statali di spesa piccoli od elevati che impegnano personale di società di servizi privati non verrebbero mai autorizzati se i cittadini con trasparenza potessero decidere se spenderci sopra le loro tasse o no.

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Bossi ha fatto un cattivo servizio a chi lavora al nord indirizzando la giusta rabbia della popolazione per uno stato asfissiante e ladrone, verso i meridionali in genere, spesso forza lavoro di questo stato.
    La storiella è sempre quella del camaleonte.
    Spero in una frana della Lega e che la gente comprenda verso chi la rabbia deve essere realmente indirizzata.

  • Mussi
    Rispondi

    Lavoro pubblico pressocchè inutile? Forse. Come tanti altri: quando ero nel settore privato ho lavorato presso un notaio il quale, grazie alle leggi vigenti, percepiva salatissimi compensi per lo più per apporre qualche timbro (tanto è vero che la l’obbligo del notaio in ogni compravendita, se non erro, è un’esclusiva tutta italiana);
    Poi sono passata ad uno studio legale: per carità in alcuni casi un buon avvocato è insostituibile. Ma non pensiamo subito a “Perry Mason”: i più sono utili grazie ad una burocrazia smisurata ed ambigua (della quale anch’io auspico lo snellimento) dalla quale il cittadino deve difendersi.
    Poi ho avuto esperienza in un CAF (centro assistenza fiscale), dove il mio operato e quello dei miei colleghi era necessario solo in virtù del fatto che gli adempimenti fiscali sono una giungla dove è pericoloso addentrarsi….e chi si azzarda a fare da sè?
    Devo continuare? No, perchè sono sicura che se mi metto a pensarci qualche altro impiego di così “immensa utilità sociale” mi viene in mente….Dovremmo auspicare il licenziamento in massa di tutte le suddette categorie ( e altre che al momento mi sfuggono)? Quindi per favore non parlatemi di lavori inutili. Ogni mattina nei vari uffici dell’ente ci sono code di utenti: chi ha problemi abitativi, chi deve ottenere documenti o pratiche anagrafiche, chi ha bisogno di consigli dall’ufficio tributi per districarsi con il fisco, chi ha bisogno di chiarimenti sulle leggi vigenti etc etc. Ci sono poi pratiche che ormai si possono effettuare on line, vero: ma vai a spiegarlo al 70/80enne medio! Quindi i più preferiscono recarsi fisicamente presso gli uffici ed avere assistenza, anche per la paura di errori. Qualcuno potrà obiettare che ciò è conseguenza della burocrazia e basterebbe snellirla per diminuire conseguentemente tutte le pratiche che pesano sul cittadino. Vero: ma che un ente centrale possa tenere tutto sotto controllo è quasi un’utopia (ma esiste uno stato così organizzato?). Ragion per cui finchè la situazione rimarrà tale il dipendente pubblico sarà utile come qualsìasi altro lavoratore.

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