In Economia

DI MATTEO CORSINI*

“La Banca centrale europea ha due modi per sostenere la crescita. Il primo è quello di abbassare i tassi d’interesse, quindi dovrà andare in quella direzione. Il secondo è quello di prestare denaro direttamente agli Stati, piuttosto che passare attraverso il sostegno alle banche.” (F. Hollande)

La più che probabile ascesa al potere di Francois Hollande, in vantaggio dopo il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, è vista positivamente da molti in Europa, soprattutto dai sostenitori del mantra della crescita (non importa come, aggiungo io). Quelli, in buona sostanza, che credono sia possibile andare avanti facendo debito pubblico finanziato stampando denaro. Quelli, cioè, che si rifiutano di prendere atto che il modello welfarista europeo è ormai definitivamente insostenibile e destinato al fallimento totale. In Italia, oltre alla sinistra, piace anche in esponenti dell’ex maggioranza di governo, per esempio a Giulio Tremonti. Il quale, in effetti è sempre stato socialista, anche quando veniva spacciato (o si spacciava) come liberale.

Qualche tempo fa commentai l’idea, che pure ha numerosi sostenitori, di aumentare al 75 per cento l’aliquota sui redditi che superano il milione di euro. Alla sua sinistra, Melenchon vorrebbe addirittura imporre un’aliquota del 100 per cento sui redditi superiori a 360mila euro. Sono idee che a mio parere dovrebbero creare allarme, ma in Europa tutti ritengono che l’unico pericolo sia la forza della destra di Marine Le Pen.

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Passando dalle proposte fiscali alle idee per uscire dalla crisi, ecco l’innovativa ricetta di Hollande: la Bce dovrebbe innanzitutto abbassare il tasso di riferimento (oggi all’1 per cento), poi finanziare direttamente gli Stati, senza farlo indirettamente tramite il sistema bancario come ha fatto finora. Qualcuno potrebbe constatare che non si tratta di niente di nuovo. In effetti è così: si tratta della solita ricetta keynesian-statalista che in Italia piace tanto anche ai numerosi finti liberali che si autodefiniscono tali, ma che nessun governante italiano può proporre ad alta voce perché siamo in una posizione negoziale che eufemisticamente si potrebbe definire debole. Quella, per intenderci, che per farci avere un paio di punti nominali di Pil in più a breve termine avrebbe portato il nostro debito pubblico alla definitiva insostenibilità, e che non è stata attuata negli ultimi anni perché è stato sostanzialmente proibito dall’Unione Europea e dalla pressione dei mercati sui titoli di Stato.

Dunque: tassi ridotti, suppongo verso lo zero virgola zero per cento, e monetizzazione del debito senza troppa timidezza da parte della Bce. La solita ricerca dell’illusione monetaria: il reddito aumenta in modo nominale e il debito reale viene svalutato (purtroppo quando il debito è già molto elevato in rapporto al Pil, l’unica svalutazione in grado di alleggerirlo in modo significativo si avrebbe con l’iperinflazione). A quel punto non ci sarebbe neppure bisogno di contenere la spesa pubblica, per non ridurre il Pil. E infatti Hollande avrebbe in mente di assumere 60mila nuovi dipendenti pubblici.

Questa è la speranza degli europeisti nostrani. Si salvi chi può.

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Comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Il fatto che le ricette di Hollande ottengano il plauso di Tremonti( vero socialista e finto liberale, perfettamente d’accordo con Lei, caro Corsini) corroborano la mia disistima per il professorino valtellinese che, quando parla(con quella sua insopportabile voce chioccia) o scrive(con quella sua supponenza da IPSE DIXIT), crede di essere il Verbo Incarnato. Spero di non leggere più suoi articoli sul “Corrierere della Sera”, altrimenti prenderò la sacrosanta decisione di cambiare quotidiano, . anche se mi costerà fatica rinunciare a una non mai finora interrotta tradizione di famiglia. Osservo, per inciso, che con i bocconiani al governo e certi paludati commentatori accademici sui media, nella lingua italiana il termine “professore” sta progressivamente acquistando un significato deteriore:imbonitore, giocatore di bussolotti, o qualcosa di simile…

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