In Economia

DI FRANCESCO CARBONE*

L’efficacia dell’operazione LTRO è durata appena qualche mese. Nonostante l’effetto traino delle borse americane, a propria volta guidate dal supporto incondizionato di Bernanke e dal Nasdapple, quel trilione di euro, di cui un quarto assoribito dalle banche italiane, non è riuscito neanche a comprare il tempo sufficiente a farci traghettare l’estate in serenità. Del resto l’abbiamo sempre ripetuto alla nausea: oscillazioni sempre più ampie e di frequenza sempre più elevata. Sei mesi e siamo punto e daccapo.

Borsa italiana ieri ha rotto i minimi del 2011 ed è prossima ai minimi del 2009. Mentre ieri lo spread spagnolo ha fatto nuovi massimi assoluti, quello italiano si sta riallargando pericolosamente verso i 500 punti con tassi a dieci anni nuovamente vicini al 6%. Fallimento totale della politica monetaria di Draghi. Le forze sottostanti la Tragedia dell’Euro sono davvero tremende e urlano la fine di questo progetto politico economico malamente gestito da una elité che ha come obiettivo solo l’unità politica d’Europa in un unico, vasto, inferno fiscale, altamente burocratizzato, lesivo di quelle libertà economiche e civili che invece costituivano gli intenti iniziali del progetto europeo.

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A questo punto, per riuscire a comprare altro tempo, le forze della pianificazione centralizzata devono riuscire a compattarsi e fare una nuova puntata. Sono loro che hanno la stampante monetaria in mano e non hanno limite ai fondi da gettare sul tavolo da poker dove stanno giocando le vite di oltre trecento milioni di persone. Il problema è che a questo punto l’azzardo rischia di diventare troppo alto anche per loro.

Per capire meglio, riprendo un passaggio da un mio articolo (Babbo Natale esiste, solo per le Banche)scritto in occasione del primo regalo fatto da Draghi al sistema bancario:

Guardando invece al futuro, possiamo ipotizzare che le banche centrali continueranno nei loro interventi in seno a un sistema praticamente fallito in maniera sempre più chirurgica, circospetta ed attenta. Sanno che stanno muovendosi su un crinale con due burroni, da un lato il Credit Crunch, e dall’altro il Crack Up Boom. Per cause naturali il crinale pende verso il Credit Cruch. I banchieri centrali pertanto devono essere sempre più accorti nel fornire la spinta giusta, a suon di trilioni, senza rischiare di precipitare dalla parte opposta, nel Crack up Boom. Devono dosare in maniera precisa, sterilizzando per quanto più possibile le loro spinte, assicurandosi che siano comunque sufficienti. Allo stesso tempo devono anche stare attenti a coprire per tempo tutti i segnali sgraditi che i vari mercati finanziari (come processi rivelatori e come meccanismi anticipatori) riescono a diffondere tra gli investori. Un lavoro molto complesso che forse solo qualche vecchio dirigente del Gosplan sovietico potrebbe riuscire a spiegarci con vividezza di particolari.

Ebbene, i banchieri centrali sanno che più vanno avanti più devono camminare sbilanciati quanto più possibile dal lato del Credit Crunch. E’ infatti mantenendo viva la minaccia dello spettro deflazionistico che possono tenere il sistema per le palle, che possono mantenere autorità e potere. In questi momenti il mercato non aspetta che un loro segnale di intervento. Tutti sono appesi come burattini ai fili del potere di intervento della Banca Centrale Europea o di qualche altro organo altamente centralizzato. E’ una situazione scomoda ma conveniente nella quale sono in controllo. Possono intervenire in ogni momento influenzando e forzando nuovamente nella direzione voluta milioni di investitori. Questo potere è essenziale alla loro stessa esistenza e credibilità.

Viceversa, esponendosi dall’altro lato, rischiano di perdere sia controllo sia autorità. Fissando ad esempio per decreto gli interessi di tutta l’eurozona, tirando fuori dal cappello gli eurobond, sparando un colpo di bazooka decisamente più potente del LTRO (qualcosa nell’ordine di 3-5 trilioni di euro), sanno che si sbilancerebbero una volta per tutte dalla parte sbagliata. Come arrestare infatti una escalation dei prezzi o addirittura un susseguente shock di prezzo senza poter far leva sui tassi di interesse, pena l’implosione totale del sistema? Non sarebbe possibile e loro lo sanno. Milioni di individui comincerebbero ad agire senza più alcuna possibilità di poterli imbrigliare.

Più passa il tempo, più questa lotta tra organo di pianificazione centralizzato e milioni di decisioni individuali diventa affascinante. La chiave di lettura offerta dalla Scuola Austriaca di Economia vi fornisce uno strumento straordinario e unico sia per capire meglio queste dinamiche sia per aiutarvi a superare le difficoltà che indubbiamente esse presentano a ciascuno di noi. Mentre milioni di persone rimarranno fino all’ultimo confuse, disorientate e attonite, voi finalmente avete a portata di qualche click e pochi euro una bussola preziosa: si chiama A Scuola di Economia. Aspetto i primi commenti di chi già l’ha letto interamente. Postateli sotto ogni articolo che verrà pubblicato in futuro e nella scheda del libro (ultima linguetta grigia in basso a destra). Aiuterete anche gli altri a far capire il vero valore di questo libro, capace davvero di spalancare una prospettiva totalmente nuova nel guardare al mondo.

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*Link all’originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=804:cosaltro-dopo-il-fallimento-del-ltro&catid=15:mercati-azionari&Itemid=170

 

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Showing 2 comments
  • libertyfighter
    Rispondi

    Francesco, la butto lì, sarebbe possibile fare una versione Ebook dei vostri libri? Io col Kindle mi trovo veramente bene e mi dispiacerebbe dover tornare al cartaceo!

  • Stefano B
    Rispondi

    Il tuo post mi sembra un po’ troppo sbilanciato sulla teoria della cospirazione, anche se fondamentalmente dice delle cose vere. Circa l’inefficacia dell’LTRO è chiaro che anche Draghi sa che sarebbe stato un palliativo, una mera iniezione di liquidità per evitare l’esaurimento delle banche nell’Europa periferica. Le banche italiane e spagnole hanno ampiamente abusato di questo strumento, che è stato usato per comperare titoli di stato del proprio Paese, sia per ridurre l’esposizione al di sotto del 120% a loro imposto, sia per ridurre il rischio in caso di uscita del proprio Paese dall’euro (così avrebbero debiti e crediti nella stessa nuova moneta mettendosi parzialmente al riparo dalla svalutazione). Lo stesso Draghi ha fatto presente che la BCE non ha i poteri per risolvere la crisi (per esempio ponendosi come prestatore di ultima istanza). Ovviamente il credit crunch è la conseguenza del tentativo delle banche di ricapitalizzarsi, anche a seguito della svalutazione dei loro asset in titoli di stato causata dalla fuga degli investitori stranieri. Sinceramente volendo conservare l’unione monetaria non vedo alternativa ad una redistribuzione della ricchezza e degli investimenti in Europa attraverso un parziale federalismo fiscale ed una mutualizzazione dei debiti sopra il 60% dl PIL tra tutti i Paesi dell’Unione.

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