In Economia

DI MATTEO CORSINI

“Uno degli aspetti più significativi della crisi economica in corso è il fatto che un così gran numero di persone reagisca agli eventi abbracciando dottrine che accrescerebbero ancora di più i nostri problemi. Le traversie di Spagna e Irlanda dimostrano che tenere il bilancio in pareggio e non far crescere il debito pubblico in tempi di vacche grasse non garantisce nessuna protezione contro la crisi: e dunque i leader europei decidono che la via maestra è rendere ancora più stringenti le regole di bilancio. La generale crisi dell’euro dimostra che tassi di cambio fissi e politiche monetarie rigide presentano serie controindicazioni: e dunque la destra rilancia il gold standard… Ora, leggendo un recente commento di Luigi Zingales su Bloomberg, ne scopro una nuova: proprio quando l’esperienza sta dimostrando che la stabilità dei prezzi non basta, che la Banca centrale ha bisogno di allargare il tiro, qualcuno comincia a dire che la Federal Reserve dovrebbe occuparsi solo della lotta all’inflazione… Perché non potrebbe esserci momento peggiore per perorare una proposta di questo genere? Perché i dati parlano chiaro: la rigidità verso il basso dei salari nominali è una realtà incontestabile…” (P. Krugman)

La lettura di queste perle di Paul Krugman dovrebbe essere sottoposta agli studenti del primo anno di economia per individuare gli errori più grossolani. Invece lo si sottopone agli stessi studenti come punto di riferimento della scienza economica (sottolineando che ha vinto il Nobel).

Leggendo la prima frase non si può che condividerla, anche se per motivi opposti a quelli di Krugman. In effetti è vero: se vi fosse un’analisi corretta delle cause non avrebbe senso invocare politiche economiche destinate ad accrescere i problemi. Si tratta di mettersi d’accordo sull’orizzonte temporale: Krugman guarda agli effetti immediati, mentre pare disinteressarsi di quelli a medio lungo termine. Non si può giustificare altrimenti il sostegno all’economia mediante il doping.

Ma veniamo ai due esempi portati da Krugman. Nel primo, vengono prese in considerazione la Spagna e l’Irlanda, per affermare che non ha senso mantenere i conti in ordine durante i periodi di vacche grasse, perché questo non salva dalla crisi. Per questo Krugman ritiene quanto mai errato cercare adesso di correggere i disavanzi di bilancio.

Ebbene: il motivo principale per cui in Spagna e Irlanda le vacche erano grasse è da ricercare in un eccesso di credito/debito che ha gonfiato una enorme bolla immobiliare. Qualcosa che, tra l’altro, a Krugman non dovrebbe essere dispiaciuto, dato che riteneva auspicabile, nel 2002, che la Fed favorisse (tramite una politica monetaria espansiva) l’aumento dei prezzi degli immobili negli Stati Uniti per sostituire la bolla internet che era scoppiata in precedenza (e la Fed lo accontentò, tra l’altro).

Se in quegli anni Spagna e Irlanda avessero fatto correre anche il deficit pubblico, oggi la situazione sarebbe ancora peggiore di come è.

Quanto all’euro, in realtà non mi pare che in Europa prevalga l’auspicio di un ritorno al gold standard. Evidentemente per Krugman si tratterebbe di una disgrazia tale che, sentendosene ossessionato, vede il pericolo dove non c’è. Suppongo sia appena il caso di accennare che anche in questo caso la penso in modo diametralmente opposto a lui. E il motivo emerge chiaramente dalla critica di Krugman a Zingales, reo di voler confinare la banca centrale al perseguimento della sola stabilità dei prezzi.

Secondo Krugman ciò sarebbe un problema, in ultima analisi perché “la rigidità verso il basso dei salari nominali è una realtà incontestabile”.

Premesso che la rigidità verso il basso dei salari nominali è dovuta in gran parte alla legislazione in materia di lavoro e all’azione sindacale, la soluzione proposta da Krugman (e da tutti i keynesiani devoti alla curva di Phillips) è quella di ottenere in modo subdolo una riduzione dei salari che non si riesce a ottenere in via nominale.

Inflazionando la moneta, ossia diminuendone il potere d’acquisto, si ottiene una riduzione dei salari reali anche in presenza di una stabilità o di una moderata crescita dei salari nominali. Ecco come si aumenta la competitività e si crea occupazione secondo Krugman. Nella migliore delle ipotesi, ingannando la gente.

 

 

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Comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Visto che, pur astenendoti dal vino, nei mesi passati hai avuto disturbi di digestione, perché continuare a fare l’astemio? Sbevazza più che puoi, e vedrai che tutto andrà bene. Il ragionamento di Krugman segue esattamente questa falsariga. Continuo a chiedermi con quali criteri abbiano assegnato il Premio Nobel a un cervellino così corto…

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