In Anti & Politica, Economia

DI GIORGIO FIDENATO

Premessa: mia moglie lavora in un piccolo Comune, come responsabile della contabilità. Da alcuni giorni è terminata la lunga maratona dell’IMU, famosa e odiata (solo a parole, e vedremo il perché) tassa. Chi, come il sottoscritto, ha seguito da vicino gli eventi che riguardavano questa imposta, gli sembrava di essere finalmente arrivato al punto di non ritorno della sopportazione fiscale, alle soglie dello scoppio di una rivoluzione. Soprattutto nel “Nord-Est” sembrava che la gente, il popolo tartassato stesse per impuntarsi, e come gli irlandesi, dicesse finalmente basta alle pretese dello Stato tassatore.

I media nazionali andavano a nozze. Servizi a nastro venivano mandati in onda per tastare il polso della gente incazzata e le iniziative di gruppi e gruppuscoli che inneggiavano alla disubbidienza non si contavano più. Su Facebook, poi, sorgevano continuamente gruppi in cui si sollecitavano “i sudditi” a dire basta, ad opporsi a questa iniqua ed ennesima gabella, che andava a mettere nuovamente e pesantemente le mani in tasca ai contribuenti, in quello che di più caro hanno. Il popolo di Internet sembrava in subbuglio,  fioccavano numerosissimi interventi che chiedevano esplicitamente la disubbidienza fiscale. Anche i politici ci mettevano del loro. Perfino coloro che la avevano istituita l’IMU (PDL e Lega Nord, che ora ne rifiutano la paternità, oppure la Santanché) proponevano, senza mezzi termini, di non pagarla.

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Il Movimento Libertario, poco propenso alle chiacchere, ha preso la palla al balzo e, aldilà di altisonanti proclami e di presentazione di inutili Ordini del Giorno (manco quelli hanno rispettato nei Comuni) ha studiato seriamente la norma e compilato un vademecum – presentato in quel di Jesolo – per disubbidire alla norma con diversi gradi di protesta: da una protesta soft di semplice rimando del versamento con pagamento di una leggera sanzione, ad una forma di protesta esplicita con versamento dell’intero importo al Comune su un conto diverso da quello della tesoreria. Qualcuno, pochissime persone in vero, hanno aderito.

Veniamo ad oggi: passate due settimane dalla scadenza del pagamento della tassa, parlo con mia moglie.Ebbene, nel nostro Comune del “mitico Nord-Est” – mi riferisce  – la raccolta dell’IMU è andata a gonfie vele; oltre le più rosee previsioni. Innanzitutto lo Stato è stato efficientissimo. Dopo 10 giorni i soldi sono già trasferiti sul conto dell’amministrazione. Con il meccanismo dell’F24 i soldi prima sono andati all’Agenzia delle Entrate e poi questa li ha direttamente ed immediatamente girati nelle casse dei singoli Comuni. Ma la sorpresa è un’altra. Mi dice che è andata meglio che con l’ICI. Dagli 87.000  euro che raccoglieva un tempo – dopo avvisi di accertamento ad almeno un 20% dei contribuenti morosi (contribuenti che non pagavano subito tutto, ma era necessaria un’attività di controllo e di sollecito di pagamento), ora il Comune ha già in cassa 98.000 euro. Ciò significa, dice lei, che poiché una parte dell’IMU andava allo Stato centrale, il contribuente ha percepito la presenza dello Stato ed ha versato subito il dovuto. Siccome con l’ICI, l’esattore era solo il Comune, la raccolta era meno pronta e il Comune poteva attendere.

Avete capito bene? I cittadini del “rivoltoso Nord-Est”, che prima della scadenza del pagamento dell’IMU sembravano sull’orlo di una rivolta fiscale, almeno nel mio piccolo Comune si sono comportati come i più ligi dei cittadini e solo perché c’era il bastone dello Stato centrale. Ahimé, non credo che quello dove abito io sia un’eccezione, ma rimango in attesa dei dati definitivi che – stando a quel che ha riportato due giorni fa la stampa – non dovrebbero differire molto da quel che vi ho raccontato.

Voglio, ora, rivolgermi a tutti voi, internauti o meno, più o meno liberali, indipendentisti o – quanto meno – stanchi di quest’Italia tassatrice: ma non è giunta l’ora di vergognarsi? Non è l’ora di smettere di parlare, di chiacchierare da dietro una tastiera e di scendere in battaglia in prima persona per dare l’esempio? Di fronte a questi concittadini impauriti e disorientati, voi che volete rappresentarli e ridare loro una dignità, cosa pensate di fare? Volete farvi ancora un po’ di seghe mentali in Rete? Ordini del giorno da presentare nei comuni, conferenze stampe con le varie associazioni di proprietari, manifestazioni con politici di vecchio corso: a cosa sono serviti? Forse a moltiplicare gruppi e gruppuscoli per soddisfare le proprie esigenze personali di visibilità mediatica o le proprie aspirazioni di carriera politica all’interno di qualche assemblea locale o nazionale? La rivolta dell’IMU lanciata da Verona dal signor Roberto Maroni, che fine ha fatto?

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Credo ci sia da riflettere. Probabilmente, è vero che esiste un’incapacità endemica tra i produttori di ricchezza, i ceti produttivi ed i contribuenti a trovare la quadra per far fronte comune.  Oggi, capisco perchè sono sempre i parassiti ad averla vinta, perchè loro Marx lo hanno studiato davvero ed hanno imparato “la maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re e non si rendono conto che in realtà il re è il Re perché essi sono sudditi”.  

Da libertario non mi rassegno e continuerò a difendere me stesso e la mia proprietà dall’aggressione statale, lo considero un dovere morale. Troppi chiacchieroni, invece, continuino ad accomodarsi al bar, perchè son capaci di spaccare il mondo solo dopo aver bevuto qualche bicchiere di vino… nel “mitico Nord-Est”!

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Showing 5 comments
  • Riccardo
    Rispondi

    Al di là dei proclami altisonanti di Radio Padania e dei mugugni rivoluzionari del nord est, la verità è che gli italiani tutti, dall’isola di Pantelleria alle Alpi, sono un popolo di gente servile e poco propensa alla ribellione. In fondo, bisogna prendere atto che gli unici che nella storia italiana si sono ribellati allo stato, sono stati i ‘terroni’ che hanno avuto il coraggio di darsi al brigantaggio piuttosto che essere tartassati dal Piemonte. Tant’è che il film di Pasquale Squitieri: ‘Li chiamarono Briganti’, che descrive il tutto, è stato generosamente censurato dalla ‘Democrazia’ italiana.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      E adesso i piemontesi, con la loro visione militaresca e da caserma della societa’, sono di nuovo pienamente al governo.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Come si può sperare che maturi una coscienza di uomini liberi, nemica d’ogni forma di schiavitù, nel corpaccio d’una plebe decerebrata che, per festeggiare una semplice vittoria calcistica (atteggiamento di per sé innocente e del tutto legittimo) non esita a invadere strade e piazze, improvvisando pericolosi caroselli automobilistici, strombazzando, sparando petardi e colpi d’arma da fuoco(a Como una bambina ci sta rimettendo la vita), agitando le stesse bandiere sotto le quali i loro padri sono stati mandati al macello “per il bene della Patria”, levando schiamazzi belluini? “Inaddestrabile”, scrivevano a militare sui documenti riservati, quando uno era più ciuco di un ciuco.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Churchill diceva che gli italiani sono quello strano popolo che fa le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero guerre.
    D’altra parte, se si rilegge la nostra costituzione, il cui art. 4 ad esempio recita, ma moltissimi altri danno la stessa impressione:

    “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro
    e promuove le condizioni che
    rendano effettivo questo diritto.
    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie
    possibilità e la propria scelta,
    un’attività o una funzione che concorra al progresso
    materiale o spirituale della società.”

    … a mio modesto avviso essa sembra piu’ adatta a impostare le attivita’ di un asilo infantile per ritardati, che la libera interazione di cittadini adulti e senzienti. Visto che la legge fondamentale considera i soggetti cui deve essere applicata dei poveri inetti bisognosi di tutela, senza che nessuno si scandalizzi anzi guai a sollevare la minima obiezione,, cosa pretendete?

    Questa e’ l’italia, uno “stato mamma” i cui pargoli non raggiungono mai l’eta’ adulta della liberta’ e della responsabilita’. Se ci pensate un po’ vedrete che questa definizione si attaglia perfettamente e spiega piu’ o meno tutto dell’andazzo corrente, passato e futuro.

  • Brillat-Savarin
    Rispondi

    Giorgio, ascoltami vieni via in un paese civile…. lasciamo agli italioti IMU e nazionale di calcio!

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