In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Tetti, corridoi, tassi e prezzi concordati a tavolino sono modalità di intervento possibili e ritenute efficaci, nel giusto contesto fiscale e politico. I mercati infatti non si aspettano che Bruxelles getti nel cestino i requisiti di condizionalità agganciati agli aiuti e imposti agli Stati assistiti ex-ante con verifiche ex-post: l’azzardo morale, tanto quanto lo spread, sbarra l’uscita dalla crisi dell’euro.” (I. Bufacchi)

Leggendo queste parole di Isabella Bufacchi ho riflettuto sul dibattito in corso da ormai almeno un paio d’anni su quale debba essere l’approccio corretto per risolvere la crisi in cui è attanagliata l’eurozona (in particolare i Paesi del sud, oltre all’Irlanda), nel quale coloro che corrono al capezzale del malato europeo si dividono per lo più tra chi chiede esplicitamente la mutualizzazione del debito e la stampa potenzialmente illimitata di euro da parte della Bce, e chi si arrovella per cercare sofismi tecnici che danno l’apparenza di essere compatibili con il Trattato Ue e di risolvere ugualmente il problema. Del tutto marginalizzati sono coloro che segnalano che tutto questo attivismo monetario e fiscale, già all’origine dei problemi attuali, non farà altro che rimandare la resa dei conti, peggiorando a lungo andare la situazione.

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Come il bambino nella favola di Andersen, costoro segnalano che il re è nudo, ma vengono tacciati nella migliore delle ipotesi di essere eccentrici, e nella peggiore di volere infliggere enormi sofferenze alla popolazione.

Personalmente mi colloco tra quelli che indicano che il re è nudo e, più passa il tempo, più mi rendo conto che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. A lasciarmi perplesso non sono le elucubrazioni di quelli che dallo status quo traggono enormi benefici personali, bensì l’appoggio dato a tali elucubrazioni da parte di tante persone che hanno pagato, pagano e continueranno a pagare il conto più salato dell’interventismo fiscale e monetario.

Ciò premesso, tra le due posizioni prevalenti, ancorché ritenga entrambe foriere di ulteriori danni, credo che la prima abbia almeno l’attenuante di essere meno ipocrita della seconda, soprattutto con riferimento al ruolo della Bce. I fautori della Bce come prestatore di ultima istanza per gli Stati (lo è già per le banche, per diverse delle quali, anzi, è ormai prestatore di prima istanza) ritengono in buona sostanza che la banca centrale non dovrebbe avere alcun limite nella monetizzazione del debito e dovrebbe pertanto mantenere sempre nominalmente solvibili gli Stati membri in difficoltà.

Per contro, quelli che si arrovellano per ottenere lo stesso risultato mediante meccanismi finanziari più o meno complessi, vorrebbero che il fondo salva Stati (EFSF) o il meccanismo di stabilità (ESM) intervenissero andando a leva sulle loro disponibilità effettive, mediante la concessione di una licenza bancaria, grazie alla quale potrebbero ottenere liquidità dalla Bce a fronte dei titoli di Stato acquistati per sorreggere i Paesi considerati meno affidabili dagli operatori di mercato. Ciò equivarrebbe a una monetizzazione indiretta, ma sempre di monetizzazione si tratterebbe e, in ultima analisi, i rischi sarebbero gli stessi, così come gli stessi sarebbero i soggetti che più di altri dovrebbero sopportarli (i contribuenti degli Stati meno viziosi).

Anche l’idea che sia possibile mettere tetti o corridoi ai rendimenti o agli spread, determinati politicamente, senza però alimentare l’azzardo morale, è nella migliore delle ipotesi un’illusione; nella peggiore, una semplice bugia.

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Ed è davvero interessante notare, come ha fatto Luigi Zingales sul Sole 24 Ore del 21 giugno, che uno dei più ferventi propositori di meccanismi di intervento per calmierare i rendimenti sia oggi Mario Monti (in questi giorni celebrato in Italia, a mio avviso frettolosamente e superficialmente, come vincitore nell’ultimo vertice a Bruxelles), il quale trent’anni fa era tra i principali critici del vincolo di portafoglio che la Banca d’Italia imponeva alle banche, ossia l’investimento obbligatorio di una parte dell’attivo in titoli di Stato italiani. All’epoca Monti criticava l’abbassamento artificiale del costo del debito pubblico, essendo una distorsione dei segnali offerti dai prezzi di mercato.

Scrive Zingales: “Le condizioni sono ovviamente diverse, ma stupisce che il professor Monti che credeva nell’importanza di non distorcere i segnali del mercato si sia convertito alla visione dei mercati della maggior parte dei politici nostrani, per cui i prezzi non sono importanti segnali, ma il prodotto della mancanza di lungimiranza dei perfidi speculatori”.

Sarà forse perché Monti è solo il più tecnico dei politici nostrani?

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Showing 5 comments
  • Rob
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    Credo che che la soluzione migliore sia dichiarare bancarotta.

  • Entità sempre vigile
    Rispondi

    Monti ti stai esponendo troppo per i tuoi padroni..stai attento..stai rischiando parecchio è meglio che ti dai una calmata..

  • Entità sempre vigile
    Rispondi

    Le persone come me sono molto imprevedibili perchè non hanno niente da perdere..fai molta attenzione alla lussuria della quale ti ricopri, e al degrado che stai creando..

  • Entità sempre vigile
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    Faccia da melone più lo guardo più mi stimola un bisogno incredibile di andare su gabinetto..dev’essere un riflesso incondizionato..
    Ma la signora Monti che faccia ha? te la fai con un sacco in testa o chiamate qualche escort perchè se la faccia al posto tuo con il sacco in testa?

  • Riccardo
    Rispondi

    Il Giappone ha un debito pubblico di molto superiore al nostro. Idem per la Germania. Le famiglie italiane sono tra le meno indebitate d’Europa. Se sommiamo i debiti delle famiglie e dello stato, la Nazione più indebitata del mondo è l’Inghilterra. Eppure l’Italia è vicino al precipizio e dovrà dichiarare bancarotta. Il Giappone, la Germania e l’Inghilterra godono di ottima salute. Cosa c’è dietro? La somma del debito di tutte le Nazioni del pianeta è di circa 200 mila miliardi di dollari. Cioè circa trentatremila dollari procapite per tutti i cittadini del mondo. Domanda: a chi dobbiamo restituire questi soldi? Forse ce li hanno prestati gli alieni e non ce lo hanno detto? O forse non ci dicono qualche verità molto più semplice e molto più scomoda?

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