In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Si possono avere controlli e contrappesi istituzionali, con tutti gli attori politici chiamati a rendere conto agli elettori e le agenzie indipendenti tenute a rispettare rigorosamente un mandato tecnico. Oppure si può avere un’economia che imbocca la via della ripresa. Con riluttanza, io scelgo la seconda.” (C. Crook)

Mi sono imbattuto su un editoriale di Clive Crook pubblicato sul sito di Bloomberg, il cui succo è condensato nelle parole che ho tradotto. In sostanza, Crook ritiene che se il mondo fosse in una situazione ideale e i politici facessero quello che devono fare per risolvere la crisi (mi pare di capire che costui vorrebbe (più) politiche keynesiane) sarebbe corretto pretendere meno arbitrarietà da parte delle banche centrali (soprattutto quella americana); tuttavia, essendo la crisi ben più grave di una normale recessione, porre più vincoli alle banche centrali limiterebbe l’efficacia della loro azione, pregiudicando la ripresa dell’economia.

Mi trovo in totale disaccordo con questo punto di vista. Innanzi tutto, quasi nessuno ritiene ormai che la Fed sia esente da colpe per la situazione in cui ci troviamo da ormai cinque anni. Non vi è certo unanime condanna dell’operato del duo Greenspan-Bernanke, ma nessuno ormai nega che la politica monetaria abbia fornito un contributo (significativo) alla degenerazione della fase pre-crisi.

Ritenere adesso indispensabile lasciare totale arbitrio alla Fed mi sembra come sostenere che il piromane debba essere lasciato libero di condurre le operazioni di spegnimento di un rogo. Se si considera che costui inietta benzina sul fuoco, la cosa risulta del tutto fuori luogo e contro il buon senso.

Né mi convince l’idea che Crook avanza (tra l’altro la stessa di Bernanke) in base alla quale è necessario un maggiore stimolo fiscale nel breve termine a fronte di un impegno a risanare i conti a medio lungo termine.

Dopo ottant’anni di keynesismo dovrebbe essere chiaro che il momento del rigore non arriva mai, nel senso che viene sempre rimandato al domani.

Infatti, se l’economia è debole, si vorrebbe rinvigorirla; se non è debole, non la si vuole frenare. Da quando nutro un qualche interesse per l’economia, non ho mai sentito o letto un keynesiano dichiarare che era il momento del rigore nei conti pubblici (fatta eccezione, talvolta, per l’aumento delle tasse). Dubito che mi capiterà di sentirlo in futuro.

La cosa più inquietante del ragionamento di Crook, però, è l’invocazione di una sostanziale dittatura (a fin di bene) tecnocratica, i cui rischi mi sembrano ampiamente sottovalutati. Chi controlla la moneta controlla potenzialmente la proprietà e la distribuzione della ricchezza di un intero sistema economico. Credo sarebbe bene non sottovalutare questo fatto, per non doversene pentire quando sarà troppo tardi.

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Comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Questa è gente che a suo tempo avrebbe sostenuto i vari napoleoni, grandi o piccoli, mussolini, hitler stalin e via di seguito, che, come si sda, hanno esercitato la dittatura in nome del popolo e per il bene del popolo…

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