In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Una lettura equilibrata dei dati supporta la conclusione che gli acquisti di titoli da parte della banca centrale hanno fornito un supporto significativo alla ripresa economica, al contempo mitigando i rischi di deflazione… l’espansione del bilancio non ha finora influenzato le aspettative di inflazione, probabilmente in parte per la grande enfasi che la Federal Reserve ha posto nello sviluppare strumenti che assicurino che saremo in grado di normalizzare la politica monetaria quando sarà appropriato farlo, anche se i titoli da noi posseduti resteranno in quantità elevate… I costi delle politiche non tradizionali, quando considerati attentamente, sembrano gestibili, il che implica che non dovremmo escludere un ulteriore uso di tali politiche in caso le condizioni economiche lo richiedano”. (B. Bernanke)

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Ho tradotto alcuni passaggi dell’intervento di Ben Bernanke al simposio annuale di Jackson Hole, attesissimo appuntamento di fine agosto nel quale banchieri centrali ed economisti fanno brainstorming (se così lo si vuole definire) tra le montagne del Wyoming.

Secondo il presidente della Fed, dunque, gli acquisti di titoli effettuati dalla banca centrale mediante espansione della base monetaria “hanno fornito un supporto significativo alla ripresa economica, al contempo mitigando i rischi di deflazione”. Peraltro, tutto questo non ha dato finora problemi, probabilmente perché c’è fiducia nel fatto che la Fed sarà in gradi di “normalizzare la politica monetaria quando sarà appropriato farlo”. Ne consegue che i costi dell’espansione della base monetaria “sembrano gestibili”, quindi non vanno escluse nuovi interventi simili a quelli già effettuati.

Ora, non è che dal presidente della Fed ci si debba aspettare un’autocritica, a maggior ragione nel momento in cui è in carica. Ma il punto è: i trilioni di dollari in più che in questi ultimi anni la Fed ha immesso nel sistema hanno beneficiato tutti o solo qualcuno? Se non hanno beneficiato tutti, chi ha avuto un beneficio e chi un danno? Bernanke risponderebbe che quei dollari creati dal nulla hanno beneficiato tutti; certamente (sarebbe difficile negarlo) i grandi debitori, Stato e banche in primis, ma, tramite essi, tutta la popolazione, perché è stata scongiurata una spirale deflazionistica.

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A parte il fatto che se quando una bolla scoppia si pretende che non scendano i prezzi significa, in buona sostanza, che si vuole perpetuare una situazione che si è rivelata insostenibile, il ragionamento di Bernanke è parziale e miope. Parziale, perché non considera alcune categorie di persone che, pur se bistrattate da ormai un secolo di politiche monetarie inflattive, ancora esistono, ancorché siano ormai in via di estinzione: i risparmiatori e i percettori di redditi fissi. Miope, perché non considera le conseguenze di lungo termine dell’espansione di base monetaria. La compressione dei tassi di interesse ha per anni (a partire dal periodo successivo all’untima vera stretta monetaria, operata da Paul Volcker a inizio anni Ottanta) determinato un capital gain sullo stock di obbligazioni in essere (oltre a favorire, a parità di altre condizioni, un aumento dei prezzi di azioni, immobili e commodities), ma adesso lo spazio per ulteriori rivalutazioni è sostanzialmente azzerato, mentre i rendimenti delle nuove emissioni non coprono neppure una minima parte della perdita di potere d’acquisto della moneta. Tale circostanza, oltre a esporre i detentori dei titoli a consistenti perdite in conto capitale quando i tassi risaliranno, avrà pesanti ripercussioni negative sulle rendite che i fondi pensione riusciranno a erogare nei prossimi decenni. In pratica, la politica della Fed sta mantenendo a galla i debitori di oggi al prezzo di erodere il capitale che servirà per i pensionati di domani.

Bernanke non si sogna minimamente di raccontare ai suoi interlocutori questi dati di fatto e ostenta una certa sicumera nel ritenere gestibili i rischi delle politiche monetarie ultraespansive della Fed. La stessa sicumera che aveva il suo predecessore, Alan Greenspan. Come è andata è storia nota. Come andrà in futuro è tristemente prevedibile, anche se fa comodo non preoccuparsene ora.

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