In Anti & Politica, Economia

DI MAURO GARGAGLIONE

L’Umanità si può dividere in molti modi. Oggi mi interessa questo.

Quelli che lavorano in un’organizzazione il cui fallimento non è protetto dalla legge e quelli che lavorano per qualche organizzazione che non può fallire o per la quale la politica può predisporre interventi contro il fallimento.

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Chi sta nel primo gruppo DEVE combattere i secondi. Se non lo fa è destinato a soccombere. Prima soccombe nei confronti dei lavoratori privilegiati dell’altro gruppo, poi, insieme a loro, soccombe nei confronti della politica che diventa dittatura per la quale, poi, TUTTI diventano schiavi.

Non basta combattere i politici, bisogna lottare contro i beneficiati dello stato, anche se guadagnano 1.300€ al mese. Questa è la nuova lotta di classe del XXI° secolo e chi non la combatte si merita di essere schiavo.

Ci sono i tax payer e i tax consumer.

I primi generano le risorse di cui si nutrono i secondi. Un parassita nullafacente che lavora nello stato e si mette in malattia due settimane al mese, ad esempio, oppure un pensionato che percepisce l’80% del suo ultimo stipendio dopo aver versato contributi per 15 anni (oggi ne abbiamo a milioni, quelli che hanno intorno ai 60/70 anni e che sono in pensione da quando ne avevano 48/50/52) è un tax consumer anche se percepisce un lordo e un netto. Non producendo NIENTE ma solo CONSUMANDO i quattrini prelevati ad altri, di fatto NON PAGA TASSE.

I dipendenti pubblici e i pensionati col sistema retributivo SONO I PRIMI NON PAGATORI DI TASSE. Anche se avessero un prelievo del 90%, il 10% rimanente sarebbe comunque frutto di ‘evasione’. Le tasse di queste due categorie sono infatti semplici partite di giro dal punto di vista dello stato.

Questi numeri NON dovrebbero essere calcolati nel PIL. E’ vero che un’azienda vende prodotti anche a un parassita perennemente in malattia o alla macchinetta del caffè, ma perchè questo individuo possa spenderli lo stato li deve prelevare a forza a chi produce ricchezza vera. Per cui pensatela come volete ma i numeri del bilancio statale che non si riescono più a mettere a posto hanno svelato questo grande inganno.

Anche nel settore privato ci sono i parassiti, ma un privato non può imporre a un cittadino una contribuzione forzata, la Ferrero, la Lavazza o l’ESSELUNGA non mi mandano a casa la finanza. Quindi il parassita nel privato (non sussidiato dallo stato) è un non-problema.

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Chi lavora nel privato e non capisce questo concetto o è un grullo o, in alternativa, lavorando col culo al caldo in un’azienda posseduta/partecipata/contigua/che fa affari con lo stato, si può permettere il lusso di autodefinirsi equo e solidale (basta che il suo culo stia al calduccio delle commesse o delle tariffe statali, per non parlare della protezione sindacale).

O forse è insieme grullo e ipocrita. E unitamente ai parassiti di stato e parastato e ai pensionati in ritiro dopo 15 anni 6 mesi e un giorno, forma la maggioranza di questa repubblichetta di zecche o aspiranti tali.

*Tratto da http://www.economiaeliberta.com

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Showing 6 comments
  • Stefano Nobile
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    Letto e sottoscritto.

  • Ulderico Vedovato
    Rispondi

    D’accordissimo, da sempre la penso così

  • TPM
    Rispondi

    Parole sante.

  • Rispondi

    Sono anni che predico ‘sta cosa ma mi sento quasi sempre rispondere che “… poveretti, anche quelli che operano nel pubblico e spesso devono svolgere mansioni ‘incresciose’ (tipo distruggere imprese e famiglie), lo fanno per lavoro …”

  • Massimo74
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    Ottimo articolo, sono cose che sostengo da sempre anche io.Magari qualcuno lo faccia leggere al Sig.Bruno Tinti, quel sedicente ex magistrato che Facco ha avuto la sfortuna di incontrare qualche mese fà in un dibattito televisivo su rai3.Costui ha infatti avuto il coraggio di dire che sono i pensionati e i dipendenti pubblici quelli che mantengono in piedi il paese visto che pagano tutte le tasse e garantiscono i servizi di cui ususfruiscono tutti, compresi gli autonomi che secondo lui non pagano.Si tratta di tesi chiaramenti deliranti, ma del resto da un tax consumer, cioè da uno che per tutta la sua vita è sempre vissuto di tasse alle spalle di chi produce ricchezza (i tax payers), non è che ci si possa aspettare molto di più.Tinti ( e tutti quelli come lui) ha tutto l’interesse a difendere un sistema che gli ha permesso di vivere da sempre come un nababbo alle spalle degli altri.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Perfettamente d’accordo. Mauro Gargaglione ha centrato il cuore del problema. Certo ci voleva questo lungo periodo di crisi per stimolare certe riflessioni, perchè quando si sta relativamente bene si tollerano più facilmente i parassiti (gli statali).
    Noi privati siamo in numero maggiore e quindi dovremmo essere più forti; il fatto è che dalla parte degli statali c’ è lo Stato, che usa la forza per prelevare denaro.
    Questa, non dico guerra civile, ma almeno “lotta civile”, va combattuta. Bisogna innanzitutto continuare a parlarne, i tempi sono maturi almeno per parlarne e c’ è ancora troppa gente che sorvola il problema per opportunismo o perchè “è sempre stato così”.

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