In Economia, Esteri

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Ancora il 19 settembre fonti della massima autorevolezza avevano assicurato il mondo che credito sovrano della Spagna difficilmente sarebbe stato declassato a “non investment grade“.

 Tuttavia, il 28 settembre mattino, nel più completo silenzio stampa dei media nostrani, la società indipendente di rating Egon Jones ha declassato la Spagna a “CC”, qualcosa di meno di “non investment grade“: é il rating delle nazioni fallite, che inibisce ogni tipo di investimento nei titoli da esse emessi. La motivazione é lunga ed articolata, ma tra i principali motivi della decisione figurano l’illiquidità, la spesa fuori di controllo, il fallimento delle Regioni, la crisi bancaria molto, ma molto più grave di quanto gli stress test vogliano ammettere, l’impossibilità nei fatti che l’Europa possa “salvarla“, non essendo disponibili mezzi sufficienti.Massimamente ha pesato l’incapacità del Governo spagnolo a ridurre drasticamente le spese pubbliche ed il personale delle pubbliche amministrazioni.

Questo spiega il motivo per cui il Governo spagnolo si é deciso solo alla fine, con l’acqua alla gola, ad apportare tagli alla spesa pubblica: troppo pochi e troppo tardi.Tagli omeopatici, laddove sarebbe servita la mannaia del boia, sempre che poi si sia ancora in tempo.

Il figliol prodigo rinsavì solo dopo aver dilapidato tutto il suo grande patrimonio in banchetti e prostitute: ridottosi alla fine alla fame più nera, ad invidiare i porci ai quali venivano date da mangiare delle carrube, allora decise di tornare a casa. Solo che, nel caso della Spagna, non esiste Padre da cui tornare, che ti sfami.

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Considerazioni.

Il silenzio della stampa italiana é del tutto eloquente.

I grandi giornali ed i media tacciono, come se il loro silenzio rendesse inesistente tale notizia.

Non possiamo non rimarcare anche i continui attacchi dei quali siamo stati fatti oggetto da parte di molti Commentatori su queste colonne. Adesso la crudezza dei fatti dimostra in modo inequivocabile quanto fossero in mala fede ed incapaci di vedere la realtà per quello che era: insomma, degli imbecilli, la cui mente farcita di cascami di ideologie era sempre più scollata dalla realtà, lasciandoli vivere un delirio schizofrenico di beata sufficienza.

Ma come sarebbe possibile investire ad arte il proprio denaro, traendone leciti guadagni, se non si é capaci di distinguere la realtà dei sogni patologici?

    Adesso la realtà ha sfondato a calci la porta e si staglia in tutta la sua crudezza.

Quindi prepariamoci: tra poco sarà il turno dell’Italia.

Non illudetevi!

Non fatevi nessuna illusione.

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Nessuno qui se la caverà a buon mercato.

Tuttavia, rallegriamoci. Morto lo statalismo, l’unico futuro concepibile é l’instaurazione di un sano capitalismo, e qualcosa, lentamente, forse potrà essere ricostruito. Sarà il momento in cui coloro che adesso sono bollati essere “evasori” saranno osannati perché hanno conservato qualche ricchezza per finanziare la ricostruzione. Saranno i salvatori della patria. Assisteremo alla nascita dell’epoca in cui «chi non lavora (e fa il troll nei siti seri) non mangia».

    Tutti i saccenti comunisti, socialisti, socialdemocratici e tutti gli statalisti che ci hanno afflitto con le loro ubbie, strenui difensori delle pubbliche amministrazioni, del centralismo amministrativo, della gestione pianificata statale, dei burocrati e dei funzionari, saranno almeno stati sufficientemente scaltri da farsi uno short sull’Ibex? Dubitiamo profondamente di no.


 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/09/la-spagna-e-tecnicamente-fallita-egon-jones-la-declassa-a-cc-presto-litalia.html

 

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Showing 4 comments
  • Domenico
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    Punto Primo: I politici spagnoli sono responsabili fino ad un certo punto. Certamente saranno stati anche ladri e spreconi, ma era il popolo a volere tali livelli di spesa pubblica, in Spagna come ovunque, e se i tagli ed i licenziamenti arrivano solo ora non è perchè i politici se la sono presa comoda, ma non potevano fare altrimenti. Se in ogni caso ti tocca un linciaggio tenderai almeno a farlo posticipare il più possibile.

    Punto Secondo: In futuro possono accadere cose anche peggiori, e poichè Vico parlava di corsi e ricorsi storici, ad una grande depressione abbiamo già avuto prova di cosa segue.

  • Brillat-Savarin
    Rispondi

    Non sarei così ottimista sul ritorno immediato ad un sano capitalismo dopo il crollo dello Stato: mancano del tutto le basi culturali ( e ci vogliono generazioni per crearle) e quindi non vedo così immediata la via di un ritorno ad un sano capitalismo. Penso che il buon Mela sia un pressapochista, lontanissimo dal mondo reale.

    • Nicola
      Rispondi

      L’unione sovietica è collassata nel ’90, e dopo 20 anni si sono ripresi (gli anni 90 hanno una loro cinematografia dedicata nel mondo russo, per dire quanto siano stati terribili).

      Non che là ci sia un sano capitalismo, ma personalmente ritengo che nelle situazioni più estreme si accelera anche il processo di apprendimento. Quindi seppure le resistenze ci sono, la realtà si impone sempre. Purtroppo non lo fa in modo indolore.

  • Riccardo
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    Attenzione: quando lo Stato crolla, ci sarà sempre qualcuno che dirà che è crollato perchè aveva i piedi di argilla e che per evitare che crolli di nuovo occorrerà renderlo più forte. Per la maggioranza della gente, l’alternativa allo stato è: più stato.

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