In Anti & Politica, Economia

DI CLAUDIO ROMITI

Da semplice osservatore della politica nazionale, ho voluto partecipare ad un incontro pubblico di “Fermare il declino” che si è tenuto ad Arezzo domenica 21 ottobre. Ospite d’onore quel Michele Boldrin il quale, occorre riconoscerlo, è stato uno dei primi a rompere il velo mediatico di un certo pensiero politicamente corretto. Accadde più di un anno fa nel corso di Ballarò e le sue tirate nei riguardi dell’attuale sistema politico- burocratico mi sono rimaste particolarmente impresse nella memoria. Ma da uno dei fondatori, assieme ad Oscar Giannino ed manipolo di intellettuali di livello, di Fid   mi aspettavo qualcosa di diverso rispetto a quanto è stato espresso nel corso del summenzionato dibattito. In particolare non mi aspettavo, in risposta ad un mio breve ma articolato intervento, di essere etichettato come estremista liberale dallo stesso Boldrin.

Molto in breve il mio estremismo si evincerebbe dal convincimento, manifestato e ribadito con maggior energia nella successiva risposta, che qualunque forza politica voglia rinnovare il Paese non può prescindere da un livello di spesa pubblica insostenibile -giunta oramai a sfiorare il 55% del Pil, la quale determina sostanzialmente l’inceppamento dell’intero sistema economico, soffocandolo di tasse e disarticolandone l’organizzazione. Da ciò consegue a mio avviso che, pur con l’occhio pragmatico di chi non si aspetta miracoli, in linea di massima la direzione da prendere dovrebbe essere quella obbligata di una riduzione del perimetro pubblico e delle relative prestazioni offerte dallo Stato. Una posizione di massima, peraltro, più volte espressa da Alessandro De Nicola, altro autorevole esponente di Fermare il declino.

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Ebbene la mia notazione critica è scaturita da alcuni chiari intendimenti programmatici, che non so a quale livello condivisi all’interno del suo movimento, sintetizzati nella discussione da Boldrin e che si possono riassumere in tre punti:

a) Occorre selezionare una nuova classe dirigente, dotata di maggiore onestà e capacità dell’attuale;

b) Più che ridurre lo spazio e competenze pubbliche, appare necessario abbattere gli sprechi, realizzando un nuovo welfare che si occupi di dare assistenza a chi ne abbia effettivamente bisogno;

c) Un partito nuovo, in questo caso Fid, dovrebbe strutturarsi in modo abbastanza capillare sul territorio, cercando di interpretare la funzione di collettore tra la società e le sue varie aggregazioni e la politica. Collettore in grado di raccogliere i bisogni senza – e su questo aspetto Boldrin ha voluto essere preciso – tuttavia cadere nelle attuali forme di degenerato assistenzialismo e di voto di scambio. In grandi linee, se ho capito bene, l’idea del nostro simpatico professore sarebbe quella di non mettere in discussione l’attuale macchina pubblica e le sue enormi competenze, ma solo proporsi di “aggiustarla” dal di dentro, facendola funzionare in maniera da venire finalmente incontro alle presunte legittime aspirazioni dei cittadini.

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Ora, per dirla in due parole, mi sembra di poter dire che, grosso modo, questa idea molto labor di un partito dei capaci e degli onesti che cacciano i cattivi e corrotti amministratori, creando l’agognato paradiso terrestre, ci viene proposta praticamente da sempre da qualunque partito politico. Eppure i risultati sono quelli che, drammaticamente, sono sotto gli occhi di tutti: un Paese che si impoverisce progressivamente, funestato da una nomenklatura politica e burocratica che tende ad accaparrarsi crescenti risorse a danno della capacità produttiva della cosiddetta società spontanea. Ma a questa tendenza di una democrazia che scivola sempre più verso la dittatura economica di una casta eletta sul voto di scambio  Boldrin pensa di contrapporre il governo dei migliori, eventualmente diretto da un deus ex machina proveniente dall’accademia come lui stesso.

Su questo piano ho provato, sempre nell’ambito della stessa discussione, a porre un ulteriore elemento di riflessione -anch’esso considerato dall’esponente di Fid frutto di estremismo ideologico-. Ovvero che forse è proprio la forma di una democrazia parlamentare illimitata nei poteri, in cui teoricamente si potrebbe giungere a deliberare l’esproprio immediato di ogni ricchezza privata, il problema principale.  E che, pertanto, occorrerebbe ragionare sulla possibilità di porre di limiti invalicabili all’azione di una politica che, col nobile intento di realizzare il bene comune, esercita un crescente totalitarismo economico e finanziario. Per Boldrin non si prendono i voti spiegando alla gente che il meccanismo democratico in atto è simile ad un treno in corsa che procede in modo sfrenato verso il baratro. La sua idea, in estrema sintesi, sarebbe quella di utilizzare una prospettiva politica simile a quella dei partiti attualmente presenti in Parlamento ma con altri metodi di governo: onestà, capacità e lungimiranza. Tutte cose che, con tutto l’affetto che nutro per Michele Boldrin, non possono bastare per salvarci dall’inevitabile schianto a cui sembriamo condannati. Sotto questo profilo il vero estremista è colui che continua a pensare e pretendere che la politica risolva tutti i problemi, quando ne è essa stessa troppe volte la causa.

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Mostrati 14 commenti
  • ROBY
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    Applausi a scena aperta. Per Romiti, ovvio.

  • Marco Tizzi
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    Seguo da anni O. Giannino e mi sono fatto un’idea su FiD: per quanto venga negato e spergiurato, mi sembra un movimento che ha lo scopo di prendere “voto di protesta” e portarlo alla corte del Monti-bis.
    Giannino ha definito il Monti-bis “fantapolititca”.
    Io su questa cosa non riesco proprio a trovarmi d’accordo.

    A mio favore porto il fatto che lo stesso Boldrin ha attaccato frontalmente uno ed un solo partito: il Movimento 5 Stelle.
    Possibile che tra PD, PDL, UdC, FLI, API, IDV, SEL e comunisti vari rifondati o meno uno che si affaccia per la prima volta in politica nel 2012 attacchi proprio il Movimento 5 Stelle?

    Resto dell’idea che serva Accelerare il Declino, per portare il paesuccio al default e, se possibile, alla dissoluzione.
    Per questo (e altro) sicuramente il Movimento Libertario ha il miglior programma, ma forse il M5S è tatticamente un voto più pesante: qualcuno crede che una sua maggioranza parlamentare non porti lo Stato a saltare in aria?

  • CARLO BUTTI
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    Con tutto il rispetto per Giannino e compagni, mi sembra che il loro nuovo partito sia una forza politica conservatrice, animata per ora da nobili propositi, ma votata al fallimento, alla stregua di molte altre che l’hanno preceduta inalberando la bandiera degli onesti e dei capaci, per poi imbarcare, sulla loro scialuppa, una volta ch’è stata varata, la solita ciurma. Oggi bisogna avere il coraggio di essere estremisti, estremisti della libertà, buttando via proprio tutto( all’infuori di quei principi liberali che vanno riproposti nella loro radicalità, per adeguarli alla realtà d’oggi) e operando una vera e propria rivoluzione copernicana, che da pura speculazione etico-politica si traduca in azione. Chiedo scusa se mi ripeto, ma anche la via dellell’indipendentismo secessionista mi sembra un vicolo cieco.è eccessivamente moderata e potrebbe avere esiti difformi da quanto in buona fede ci si aspetta.

  • Carlo Maggi
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    Concordo in pieno con il Sig. Butti……

    Un saluto libertario a tutti.

    Carlo Maggi

  • firmato winston diaz
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    Sul sito di rischiocalcolato punto it, trovate un articolo rivelatore intitolato Serata Lombarda di “Fermare il Declino”, dove sta scritto questo:

    Per finire un aspetto che può dare a mio parere il polso dell’umanità dei personaggi incontrati; sono andato a salutare Michele Boldrin, che avevo conosciuto da giovane studente di architettura a Venezia presso la Federazione Comunista locale, mentre lui era dirigente della FGCI e studente di economia a Ca’ Foscari. Parliamo della seconda metà degli anni ’70, prima dell’omicidio Moro, per intenderci. Mi ha subito riconosciuto e con una vigorosa stretta di mano mi ha chiesto che cosa facessi e che cosa mi aveva portato all’incontro. Abbiamo sorriso ricordando da dove siamo partiti sottintendendo “dove siamo arrivati”… Lui dopo la laurea è andato negli Stati Uniti ed è lì da circa 25 anni, una bella esperienza di vita, una carriera ben diversa da quelle dei polli di allevamento politici cresciuti nelle scuole di partito (quando c’erano, perché adesso non ci sono più nemmeno quelle…). Questa gente almeno ti guarda negli occhi mentre parla e non aspetta solo il momento di liquidarti, ostentando il disinteresse e talvolta l’insofferenza per le tue parole, come certi tromboni conosciuti nel mio passato politico.
    Una ventata di aria fresca, insomma, e una speranza (flebile?) per il nostro futuro…

  • Federico
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    La secessione e’ l’unica strategia libertaria che oggi sia praticabile percorrere, e la più promettente. Bisogna che il Veneto tax-payer lasci il Sud tax-consumer, e apra la strada a altre secessioni (Lombardia, Piemonte, Sardegna, Lucca, Mentone, Tirolo, ecc.). E poi bisogna creare staterelli in concorrenza tra loro che, in questo modo, creino un mercato della sicurezza. Per un libertario, ogni altra strada e’ utopica o troppo gradualista.

    • Marco Tizzi
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      Concordo in pieno.

  • angelo
    Rispondi

    Mi pare che, alla fin fine, Giannino abbia tirato su una ciurma di fan giacobini, non differenti, in spirito, dal grillino medio e sorretti dalla infantile vanità derivante da spesso illusorie competenze economiche.

  • firmato winston diaz
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    Se il veneto tax payer secede, per cui aumentano le sue disponibilita’ di cassa, sai cosa succede secondo me? Che aumenta la sua spesa pubblica, e ti trovi a lottare contro il veneto invece che contro l’italia, e non cambia proprio nulla. Succede gia’, la capitale del veneto, venezia, drena risorse, che a lei non costano nulla, perche’ non e’ lei che paga, al fine di dilapidarle esattamente come roma capitale. Su 200.000 abitanti ha piu’ di 10.000 dipendenti comunali, grazie ai quali e ai loro famigliari il partito della spesa vince sempre le elezioni. Con la complicazione che un potere vicino, sentendosi ancora piu’ legittimo, ti controlla e ti massacra ancora di piu’, il nemico ce l’hai in casa, nella forma di qualche parente stipendiato dall’amministrazione pubblica. Ha ragione Butti ci vuole una rivoluzione copernicana, il localismo da solo e’ il coniglio di pezza gettato ai cani per distorglierli dal vero nemico. Altro bel coniglio di pezza e’ l’evasore. I cani siamo noi, meritevolmente.
    l

  • Michele
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    che ci vuoi fa’
    io ho fatto più o meno lo stesso a bologna e le risposte sono state identitche

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Il movimento di giannino e soci non è incisivo.
    Non parla la lingua libertaria.
    Sono un gruppo di persone ben integrate nella società attuale che si permettono il lusso di vendere parole diverse da quelle pronunciate e vendute da altri.
    Ma sono solo parole.
    Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.
    L’elenco provvisorio di proposte prodotto da “forza Evasori” vale molto di più della lista programmatica di giannino.
    Il primo entra nei particolari , con dei bei numeri chiari.
    Il secondo è in sostanza un’elencazione di massima, pur in gran parte condivisibile.

  • Rorschach
    Rispondi

    Non lo so, io devo ancora capire come uno possa produrre una rivoluzione copernicana applicata peró alla sfera morale. La rivoluzione copernicana vera e propria é avvenuta in larga parte perché ai governi non faceva piú comodo avere la religione trai piedi. Dopo di che qualcuno ha portato i dati e ha convinto qualcuno della falsitá di una tesi scientifica… Qui invece si parla di una rivoluzione morale in cui si chiede alle persone di reprimere sentimenti profondi da un giorno all´altro, sulla base di argomenti ultra-razionali. Quegli stessi sentimenti di odio e invidia sociale che sono stati cavalcati da esperti politicanti armati per imporre dittature che ancor oggi rovinano l´umanitá. Secondo me noi libertari viaggiamo spesso su questa dimensione parallela, dove trovata la quadra filosofica, é sufficiente andare in piazza sbandierando libri e teorie ed il mondo diventa anarco-capitalista. Non abbiamo molto interesse per l´ambito antropologico e psicologico, né facciamo troppe strategie su come convincere le persone delle nostre tesi contro-intuitive. Ecco perché, bene o male, facciamo le nostre rivoluzioni copernicane nei salotti. Anche perché l´estremismo delle libertá alla fine deve sempre fare i conti con la realtá.

  • firmato winston diaz
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    Non credo che lo Stato che ci ritroviamo oggi sia espressione di sentimenti profondi: e’ solo costituzione di tantissimi piccoli provvedimenti puntiformi giusti ognuno preso di per se stesso, e invece con effetti aberranti presi nel loro insieme.
    Poiche’ ogni modifica alla situazione comporta la presa in esame dei provvedimenti uno ad uno, qualsiasi tentativo di modifica comporta ulteriore discesa della china, come nelle sabbie mobili.

  • firmato winston diaz
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    Resta il fatto che, come dice Rorschach, gli ultimi “esperti politicanti armati per imporre dittature” sono stati quelli che hanno istintivamente e sapientemente messo in pratica delle realistiche teorie filosofiche e politiche, una di Pareto (a dirigere uno Stato e’ sempre un’elite minoritaria) e l’altra di Nietzsche (l’uomo e’ governato dalle passioni non meno che dalla ragione), nonche’ dalla disincantata analisi delle societa’ di uomini raccolti in massa, di Le Bon: Mussolini e Lenin.
    Il problema e’: come indurre il potere a non esprimere se stesso, mentre l’attenzione di tutti e’ sul come renderlo piu’ efficace.
    Se non e’ una rivoluzione copernicana questa.

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