In Economia, Libertarismo

Spesso l’economia viene confusa con una materia scientifica davvero ostica: la matematica. Infatti, i corsi universitari sono pregni di questo approccio tralasciando colpevolmente quello che davvero è l’economia: una materia sociale piuttosto che scientifica. Il metodo prasseologico di Mises ci ricorda come l’economia sia una scienza sociale, impossibile da paragonare alla fisica, ad esempio, materia che fa della matematica il suo perno. I modelli matematici infatti sono sempre delle semplificazioni del mondo reale, mentre l’azione umana è sempre imprevedibile. Diversamente dai fenomeni fisici che hanno determinate leggi entro le quali si verificano sempre, la complessità dell’azione umana introduce in ogni evento variabili incontrollabili che possono cambiare quel tanto che basta eventi passati sui quali sono state adottate determinate leggi. In questo modo si invalidano i vari modelli matematici che possono essere progettati per spiegare determinati fenomeni economici, non solo ma il perseverare nell’errore di fare affidamento sulla matematica (pensando stupidamente di pianificare l’economia come se fosse un fatto meramente meccanico) conduce inevitabilmente ad errori ed a cattive linee di politica. L’economia è un fatto puramente umano e l’azione umana non è meccanica, non è prevedibile. Incatenare questa materia alle fredde pastoie della matematica è un grave errore.
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DI BILL BONNER*

Abbiamo anche un modo per aumentare notevolmente il reddito delle famiglie degli Stati Uniti – i federali devono solo spendere di più! Basta aggiungere zeri. Cosa dite? La famiglia povera non avrebbe un centesimo di più in reddito spendibile reale… però siamo riusciti – usando con intelligenza la matematica e l’economia – a raddoppiare il suo reddito.

Questo illustra la natura dell’economia moderna. Si tratta di numeri… e nessuno di loro significa nulla. E nessuno significa meno dello zero.

Sono sempre stato particolarmente sospettoso dello zero. È un numero. Ma un numero è “qualcosa.” Lo zero, invece, dovrebbe rappresentare il nulla. Beh, cos’è? Qualcosa o niente? Niente, giusto? Ma come può una cosa essere niente? Tu dici di avere zero pomodori. E mi dici che zero è un numero, utilizzato per il conteggio. Ma come si fa a contare i pomodori che non ci sono? O hai dei pomodori o non ce li hai. Zero pomodori è una contraddizione. E’ un ossimoro.

E se lo zero è in realtà nulla, come lo si può mettere dopo un certo numero… ed improvvisamente ottenere 10 volte tanto? Oppure, messo di fronte ad un numero… ed ottenere di conseguenza 1/10. Come il nulla può fare tutto questo?

Ora, se ho 3 pomodori ed aggiungo zero pomodori, non ho fatto niente. Ho ancora tre pomodori. Ma se moltiplicherò i miei 3 pomodori con zero, improvvisamente, non avrò più i pomodori. Se lo zero è niente, voglio sapere cosa è successo ai miei pomodori.

Non abbiamo avuto lo zero per migliaia di anni. Per quanto ne so, ce la siamo cavata bene anche senza.

I numeri sono una trappola per gli economisti. La fanno sembrare una scienza, ma non è scienza. Niente di più falso. Le condizioni iniziali non possono essere controllate o pienamente comprese. Invece, sono infinitamente complesse. Né i risultati possono essere riprodotti. Né le ipotesi possono essere confutate. È per questo che gli economisti possono aggrapparsi a idee stupide per secoli – non possono essere smentite.

Usando i numeri, gli economisti fanno finta di dirvi una cosa che in realtà non vi dicono, spesso qualcosa che non possono assolutamente dire. Il tasso di disoccupazione, per esempio.

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Il Bureau of Labor Statistics utilizza i numeri come un trucco. Mettine abbastanza, e le cose possono sembrare ottime… fino a quando non le si guarda da vicino. Dietro ogni numero c’è una ruga… I numeri piccoli ne nascondono altri piccoli. I numeri grandi ne nascondono altri grandi. Un gran numero, come ad esempio il tasso di disoccupazione, ha un Grand Canyon di rughe nascoste. Ci sono gli aggiustamenti statistici… gli aggiustamenti stagionali… e le definizioni arbitrarie abbastanza per far sembrare vivo un cadavere.

Il BLS dice che il 7.8% della forza lavoro è disoccupata. Abbastanza semplice. Ma che cosa vuol dire? Cos’è la “forza lavoro”? E che cosa significa essere “disoccupati”? Pensate a tutte quelle persone che lavorano per denaro… come i Latinos che si vedono alle stazioni di servizio che lavorano a giornata. Sono disoccupati? Che dire del tipo che non riusciva a trovare un lavoro ed è tornato a scuola? E’ disoccupato? Che dire della casalinga che vorrebbe trovare un lavoro… più o meno… ma non lo sta cercando attivamente? Queste persone sono parte della forza lavoro?

E’ ovvio che è possibile modificare un po’ le ipotesi e cambiare di tanto il tasso di disoccupazione registrato. Quando lo statistico John Williams analizza i dati degli Stati Uniti, per esempio, ne esce con un tasso di disoccupazione reale del 23% – quasi quanto il tasso di disoccupazione in Spagna.

E tuttavia, il BLS ci dice che la disoccupazione degli Stati Uniti è del 7.8%. Non è “circa l’8%.” Non “meno di uno su dieci.” Ma esattamente del 7.8%. Eppure, ci sono così tante ipotesi in agguato nelle crepe di questo numero che non solo è del tutto inaffidabile e praticamente privo di significato, è il lato negativo della matematica. Fa finta di dirvi una cosa… ma una volta appreso sapete meno rispetto a quanto sapevate prima, perché ciò che pensate di sapere è in gran parte una frode.

Il numero esatto di persone che vogliono un posto di lavoro e non lo trovano è sconosciuto. E’ sconosciuto perché le stesse persone interessate non lo sanno. L’altro giorno ho visto un barbone per strada a Baltimora. Mi ha fermato e mi ha chiesto se avessi un dollaro.

Ho detto che non potevo dargli un dollaro. “Il denaro gratuito può danneggiare lo sviluppo del tuo carattere morale,” ho spiegato.

Invece, gli ho offerto un lavoro. Avevo un po’ di lavoro da fare in ufficio; ho pensato che gli stessi facendo un favore. Cosa pensate che abbia detto?

Inizia con un “F.”

Ora, quell’uomo dovrebbe essere conteggiato come disoccupato? Di certo non aveva un lavoro. Ma se si offre un posto di lavoro a molte persone… cosa diranno? Risponderanno – forse. Perché dipende da un sacco di cose a cui ancora non hanno le risposte. Quanto verranno pagati? Quante vacanze avranno? Quanto lontano dovranno spostarsi? Otterranno l’indennità sanitaria?

E queste sono solo le domande ovvie. Se state pensando di fare un lavoro dovete anche pensare… “Quali sono le altre opzioni?” “Potrei fare di più senza lavorare?”

“Forse dovrei mettermi in proprio, invece.” Oppure, “Fammi vedere se riesco ad ottenere la disabilità, in primo luogo…”

Ecco perché i vecchi economisti pensavano che fosse assurdo cercare di calcolare un tasso di disoccupazione. Era solo un numero vuoto. Ed era ancora più assurdo cercare di “aumentare” l’occupazione. Fintanto che compratori e venditori di lavoro erano entrambi liberi di fare un accordo, non ci sarebbe stata mai “disoccupazione.” Ci sarebbero semplicemente state persone che, data l’offerta corrente, avrebbero rifiutato di lavorare.

I vecchi economisti conoscevano i loro limiti… tutto ciò che potevano fare era descrivere le condizioni in cui le persone avevano un lavoro… ed estrapolare alcune regole e principi generali che avrebbero spiegato perché alcune persone avevano un lavoro e altre no. Ma non potevano dire con precisione quante persone erano disoccupate.

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Ma oggi, gli economisti ci dicono non solo quante persone sono alla ricerca di lavoro… ma cosa fare in modo che più di loro possano trovare un lavoro. Come? Il gioco di prestigio sarebbe ridefinire ciò che significa la forza lavoro… riducete la forza lavoro ed automaticamente aumenterete il tasso di occupazione. Questo è ciò che possono fare per voi gli economisti ed i loro numeri. Durante l’amministrazione Obama un numero record di persone ha lasciato la forza lavoro, riducendo sostanzialmente il tasso di disoccupazione.

Ma ora se volete vedere la vostra faccia sulla copertina della rivista TIME come un eroe di qualche tipo, dovrete trovare un qualche altro furbo sotterfugio. Che ne dite di questo… Alzare le tasse sulle retribuzioni del lavoro straordinario! Questo è esattamente ciò che Francois Hollande ha fatto in Francia. Dice che aumenterà l’occupazione. E probabilmente ha ragione. Perché ora è più costoso pagare qualcuno per il lavoro straordinario rispetto all’assumere qualcuno. Così, con un po’ di fortuna, i numeri della disoccupazione possono sembrare migliori in Francia.

E’ una cosa buona? La gente sta meglio? Chi lo sa? I numeri di certo non lo dicono.

In America, hanno mantenuto bassi i numeri dei senza lavoro prestando denaro alle persone affinché andassero a scuola. Così, invece di persone ufficialmente conteggiate come disoccupate…. le persone sono considerate come studenti. Li caricano di debito – il debito degli studenti è ora più di $1 bilione. Ora, quando il giovane finisce la scuola, le sue prospettive di lavoro possono essere ancora incerte, ma il suo debito è innegabile. Sta meglio? C’è qualcuno che sta meglio? È stato generato qualche miglioramento?

I numeri non stanno in silenzio sulla questione. Mentono in cima alle loro voci.

Probabilmente nessun numero è più spesso e meno trasparente rispetto al PIL. Qui, i numeri dissimulano e traggono in inganno, così come gli altri numeri degli economisti.

Ecco una storia dal New York Post:

Prendono una limousine per andare al McDonald, hanno i propri Segway e hanno progettato la loro nuova casa con 23 stanze da bagno, tutte dotate di vasca idromassaggio.

Il magnate David, 77 anni, e sua moglie regina di bellezza, Jackie, 46 anni, erano già una coppia di Orlando quando hanno deciso di aprire le porte al regista Lauren Greenfield in quanto hanno iniziato i lavori per una casa da 90,000 metri quadrati con una Grand Hall da 120 metri modellata secondo il Palazzo di Versailles in Francia.

E’ più grande di un hangar per jet 747. I progetti includono tre piscine, 10 cucine, una pista da bowling, una pista di pattinaggio ed un garage per 20 auto. Solo le porte di mogano della casa e le finestre costano $4 milioni.

“Non abbiamo mai cercato di costruire la casa più grande in America,” dice Jackie nel film, intitolato The Queen of Versailles. “E’ semplicemente accaduto.”

E’ stata descritta come di cattivo gusto, mostruosa ed insapore, con i primi tre piani ispirati al Paris Hotel di Las Vegas.

Mostruosa? Insapore? Nel 2012, la più grande casa in America è incompiuta. Potrebbe rimanere così.

Ma hey, hanno aggiunto numeri al PIL!

I numeri del PIL sono una truffa. Non vi dicono se state andando o venendo. Non vi dicono se state diventando più ricchi o più poveri. Questo è un altro modo in cui i numeri falliscono. Possono solo misurare la quantità. O la velocità. Ecco un esempio. Un articolo sul Wall Street Journal del mese scorso. Spiegava come la crescita economica in Italia è stata frenata dai forti attaccamenti familiari. La metà dei bambini in Italia vengono allevati dai nonni, mentre i genitori lavorano. Invece di andare negli asili nido, i bambini vanno dai loro nonni.

In che modo questo influisce sull’economia? Non vi è alcuno scambio di denaro, quando i nonni fanno da asilo nido. Quindi, non si registra nel PIL. Nessuno scambio di denaro, niente “crescita.” L’articolo continuava dicendo anche che le persone erano riluttanti a lasciare le loro città d’origine per cercare lavoro altrove, perché si basano sulla famiglia per la custodia dei bambini. In teoria, anche una popolazione mobile aumenta il PIL… Il PIL aumenta quando la gente ottiene nuovi posti di lavoro, si sposta, compra case e mobili, si iscrive nei centri benessere, usufruisce degli asili nido e così via. Tutte queste cose incrementano la crescita del PIL, anche se non fanno nulla per aumentare realmente la qualità della vita. Si tratta di un tipo di crescita fasulla. Il PIL guarda solo alla quantità ed alla velocità delle transazioni di denaro, non alla loro qualità… né alla qualità della vita che producono… né alla vera ricchezza del popolo in un’economia.

Ho tagliato il tuo prato. Tu hai tagliato il mio. Ci paghiamo l’un l’altro. Il PIL sale. Più sono le transazioni per persona all’anno – maggiore sarà il PIL di un paese.

Qualcuno sta meglio? Cosa ci hanno detto realmente i numeri? E’ stato falciato un prato extra? E’ stato tagliato un singolo filo d’erba extra?

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No, vero? Quindi, se un numero… la crescita del PIL… ti dice che stai crescendo… e tu non stai davvero crescendo… a che serve il numero? E’ un imbroglio. Un numero vuoto. Non veicola una buona informazione. E’ come il numero della disoccupazione. Vuoto. Uno zero. E così quasi tutti i numeri nelle formule utilizzati dagli economisti. Sono disonesti. Il loro unico ruolo è quello di agghindare le confezioni degli economisti e far sembrare che possono fare cose che non possono davvero fare. Sono progettati per far sembrare l’economia come l’ingegneria, far funzionare l’economia come se fosse costituita da veri e propri tecnici che preparano un lancio sulla luna.

Ma se questi tizi costruissero un ponte, nessuno di noi vorrebbe attraversarlo. Se costruissero automobili, non le compreremmo.

Saluti.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/10/il-lato-negativo-della-matematica.html

traduzione di Francesco Simoncelli

 

 

 

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Showing 8 comments
  • myself
    Rispondi

    Concordo con l’articolo, però direi di non prendersela con i Matematici, che fortunatamente si occupano di altre cose. Piuttosto bisognerebbe prendersela con tutto un settore di Statistici, o presunti tali, che o per incompetenza o per male fede producono delle statistiche che non hanno alcun attinenza con la realtà.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Un pezzo bellissimo. Assolutamente da leggere, e incominciare a ragionare e a comportarsi di conseguenza.

  • francesco
    Rispondi

    Mi sembra l’articolo faccia molta confusione tra matematica, statistica e contabilità nazionale. Si intitola “i lati negativi della matematica”, accusa l’uso generico della statistica (brutta e cattiva) in economia, e parla nello specifico dei problemi di rilevazione statistica di dati e aggregati contabili.
    Magari, sarebbe utile sottolineare anche qualche “lato positivo della matematica”. Ad esempio, quello di tenere sotto controllo la coerenza dei propri argomenti e la correttezza logica delle proprie conclusioni. Cosa che in questo articolo mi sembra mancare.
    Cordialmente,
    fR

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Lo zero è una delle più grandi invenzioni della mente umana. Demonizzare la matematica significa fespingere la modernità: senza la matematrica non potrei scrivere in questo momento queste parole su questo sito ( e sarebbe un gran bene, dirà qualcuno). L’alta matematica è alta filosofia: i dialoghi di Platone sono pieni di matematica, Pitagora era un filosofo. Ciò detto,è vero che la matematica non può essere applicata all’economia allo stesso modo in cui è applicata in fisica, perchè l’azione umana è altra cosa dalle cosiddette leggi di natura. La matematica è un linguaggio che gli economisti usano a sproposito. Anche la preghiera e l’applauso sono a loro modo linguaggi. Oggi si usa applaudire ai funerali, ma anche qui si usa a sproposito un linguaggio di per sé innocente. Per fortuna nessuno si mette a pregare a teatro…

  • Giovanni B
    Rispondi

    Sottoscrivo quanto detto da Francesco e Carlo.
    La premessa è quanto di più infelice si possa immaginare. Prendete uno alle prime armi, mettetelo davanti a quest’articolo e tempo 2 minuti adorerà la teoria generale di keynes neanche fosse la bibbia, se non peggio, giusto il tempo di leggere la frase, insensata, “Non abbiamo avuto lo zero per migliaia di anni. Per quanto ne so, ce la siamo cavata bene anche senza”.
    Un pippone inutile, anzi dannoso, peraltro logicamente scollegato dal resto dell’articolo.
    Non è col tentativo di sminuire la matematica o dire scemenze sullo zero che si invalidano i discorsi insensati di Krugman e compagnia cantante,se uno vuole trovare una buona confutazione, logicamernte ineccepibile (al contrario di questo sproloquio), meglio leggersi la lezione 10 di Huerta de Soto.
    Il resto dell’articolo è roba ovvia per chi conosce la teoria austriaca, mi spiace, ma lo trovo un articolo inutile per chi già conosce la teoria (anche solo marginalmente come il sottoscritto) e dannoso per chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche.

  • Raphael Pallavicini
    Rispondi

    Parole sante quelle di Carlo “La matematica è un linguaggio che gli economisti usano a sproposito.” Perché è proprio vero. Come è vero che anche il comportamento umano è predicibile; non il comportamento dei singoli beninteso ma quello delle masse è facilmente predicibile con la statistica.

  • Riccardo
    Rispondi

    I teoremi matematici e ciò che ne consegue, sono verità oggettive, l’uso che se ne fa, può essere giusto o sbagliato, a seconda di come si applicano. Sergio Ricossa una volta disse che l’economia non è una scienza, perchè parla di uomini e quindi di un qualcosa in cui i parametri in gioco sono troppi e troppo difficili da quantificare. Un bravo economista dovrebbe cercare di fare a meno della matematica, almeno fino a quando sia possibile. Keynes era fondamentalmente un matematico e i risultati delle sue teorie applicati all’economia li stiamo vedendo tutti.

  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Quello che l’autore dice nei confronti dello zero è una provocazione, molto ben riuscita nel contesto di quanto egli dice sulla matematica (cioè sull’uso dei numeri) applicata alle questioni economiche. Con questo né la matematica né la statistica sono da buttare via (non mi sembra che l’autore affermi questo). Forse in italia state diventando troppo seri e vedete tutto come lotta tra massimi sistemi (keynesiani contro scuola austriaca). Non è che state perdendo la leggerezza del vivere?? Sarebbe un vero peccato.

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