In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI MATTEO CORSINI

“Se lasciamo solo ai mercati la risoluzione della crisi, c’è da temere che la crisi continuerà ancora a lungo. Abbiamo bisogno di meccanismi, regolazione e azione.” (F. Hollande)

Non è la prima volta che mi capita di notare che chi buttasse di tanto in tanto lo sguardo sulle faccende francesi rischierebbe di rivalutare la classe politica italiana, quanto meno in termini relativi. Ciò nondimeno, gran parte dei mezzi di informazione e dei politici italiani continuano a guardare alla Francia con una sorta di ammirazione mista a timore reverenziale. A maggior ragione adesso che al potere c’è un socialista che si definisce tale (prima c’era un socialista che non si definiva tale); un sostenitore della mutualizzazione dei debiti e della spesa pubblica a livello europeo, a patto però di non perdere nessun potere in casa propria.

Diversi osservatori hanno notato – credo a ragione – che nei mesi scorsi la Francia sia stata in qualche modo salvata dalla banca centrale svizzera, la quale ha acquistato circa 90 miliardi di euro di titoli di Stato europei allo scopo di limitare l’apprezzamento del franco, concentrando buona parte di tali acquisti proprio sui titoli francesi. Così facendo lo spread tra OAT e Bund è stato mantenuto a livelli molto inferiori a quelli che avrebbe potuto raggiungere in assenza di acquisti dalla Svizzera. I conti pubblici francesi, infatti, si stanno deteriorando rapidamente, soprattutto dal 2008, quando all’Eliseo c’era il socialista che non si definisce tale, Sarkozy. In pratica, con la crisi la Francia ha lasciato correre il deficit e aumentare il debito, che è passato dal 64.2 per cento del Pil nel 2007 al circa 90 per cento che dovrebbe raggiungere a fine 2012.

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Si potrebbe supporre, quindi, che Hollande si riferisse a questa circostanza – ossia al supporto ricevuto dagli acquisti di titoli francesi da parte della BNS – quando ha rilasciato la dichiarazione che ho riportato. In effetti, quando una banca centrale stampa moneta per contenere l’apprezzamento della divisa che emette e utilizza la valuta estera per comprare titoli di Stato, siamo di fronte a un intervento a gamba tesa nel mercato da parte di quella banca centrale.

Credo, tuttavia, che Hollande non si riferisse ai benefici ottenuti dalla Francia grazie alla gentile opera della banca centrale svizzera. Con ogni probabilità, invocava per l’ennesima volta il “primato della politica”, come se questa potesse prescindere dalle leggi (da non intendersi come provvedimenti legislativi) dell’economia. La politica, quindi, dovrebbe risolvere i problemi che affliggono l’Europa (e non solo). E mentre sostiene queste cose, Hollande pare dare per scontato che finora la politica abbia lasciato operare il mercato senza la benché minima intrusione e distorsione.

Capite perché viene da rivalutare i politici italiani, quanto meno in termini relativi?

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Comments
  • Riccardo
    Rispondi

    Socialisti o non socialisti, il punto è che in una reale economia di mercato, i soldi sono di proprietà di chi li possiede. In una economia come quella del mondo in cui viviamo, il denaro che abbiamo in tasca è di proprietà delle banche centrali che ce lo hanno prestato. La svizzera è una delle due o tre nazioni al mondo in cui i soldi sono di proprietà dei cittadini. Ecco perchè, al contrario della Francia e del resto d’Europa può permettersi di speculare sulle disgrazie altrui. Che poi Hollande o chi per lui faccia finta di non saperlo, è un’altra questione. Forse vuole evitare di fare la fine dei Kennedy o di Lincoln.

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