In Anti & Politica

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

La Saga di Messina si dimostra molto istruttiva per comprendere sia ciò che sta già accadendo in alcuni comuni italiani sia, soprattutto, ciò che presto toccherà in prima persona a tutti gli italiani.

Sì, proprio tutti. Infatti tutti i nostri Comuni sono al dissesto, carichi di debiti ed incapaci di ridurre i deficit di bilancio, di tagliare le spese. E fossero i soli. Sono in dissesto Provincia e Regioni, ciò che resta della stato nazionale, le banche e le maggiori istituzioni finanziarie, una grande quantità di imprese microbiche, piccole, medie e grandi. É in dissesto oltre un terzo delle famiglie italiane, i redditi delle quali non emergono dal livello della miseria.

Certo, molte categorie non sono state ancora toccate dalla crisi.

Non illudetevi, non fatevi nessuna Illusione. Ma proprio nessuna. Presto toccherà anche a Voi, che leggete questo pezzo tranquillamente seduti dietro il video.

Possono nutrire speranza di salvarsi esclusivamente quelli che sono stati previdenti, che hanno ragionato con la loro testa senza indulgere alla droga delle allucinazioni delle ideologie e delle mirabolanti promesse di paradisi in terra, ottenuti senza fatica, lavoro e sudore.

La causa prima dell’enormità di questa situazione risiede nel fatto che continua a persistere la menzognera speranza che tutto possa rimanere come prima, che ci si possa mettere ancora una volta una pezza, che la depressione ed il dissesto possano essere superati mantenendo invariati sia l’intervento statale sia il bramatissimo welfare e tutti i benefici che ne conseguivano, ancorché sostenuti dal deficit e dal debito.

Sarebbe come se Napoleone avesse potuto sperare di conservare l’Armata dopo aver attraversato la Beresina oppure alla conclusione della battaglia di Lipsia.

No, Amici miei, no: Ve lo ripeto con il cuore in mano. Non illudetevi, non fatevi nessuna Illusione. Ma proprio nessuna.

Da questa depressione ne uscirà una società della miseria che non avrà nemmeno più mezzo centesimo per potersi permettere di mantenere i quasi sei milioni di persone che a qualsiasi titolo percepiscono una qualche prebenda dallo stato. Quella stirpe sarà travolta dalla depressione, come chiunque altro si sia fidato e si fidi tuttora dello stato e delle sue promesse che non può mantenere.

Al termine della depressione, nulla sarà più come prima: sarà l’esatto opposto di ciò che è oggi.

Tutte le risorse sono state bruciate sull’altare dello statalismo.

Potranno rubareVi tutto ciò che avete in Italia. Non potranno rubarvi ciò che non avete né la Vostra istruzione.

Ed oggi il corpo de burocrati e dei funzionari lotta disperatamente per cercare di mantenere almeno il privilegio dello stipendio, del tutto incurante che sono stati incardinati nel pubblico per svolgere dei servizi, non per lucrarne.

Quando si sono esaurite tutte le risorse, ma proprio tutte, si può anche morire di fame. Non gli altri: ma Voi.

Lo ripeto ancora. Possono nutrire speranze solo coloro che sono stati previdenti e che si stanno comportando da persone assennate. loro saranno i vincitori: gli altri saranno i vinti, che non riceveranno nulla non tanto per mancanza di pietà quanto piuttosto per l’indigenza comune.

 

Lasciamo adesso i Signori Lettori ai tre brani selezionati.

Li leggano con attenzione, così sapranno come regolarsi quando succederà a loro. Presto in tutta Italia. Molto prima di quanto non si creda.

 

 

  Tempo Stretto. 2012-11-02. Niente soldi e niente speranze, oggi i lavoratori Atm si sono incatenati a Palazzo Zanca.

  Andrà avanti a oltranza la protesta dei lavoratori Atm che ancora non hanno visto un centesimo dei soldi che dovevano arrivare da Regione e Stato. Ieri sera Orsa e Ugl hanno incontrato Croce ma non ci sono spiragli positivi, finite le elezioni si attende un segnale da Palermo.

“Quì si è spenta l’Atm, si dispensa dalle visite”. Lo hanno scritto oggi i lavoratori sul cartello che hanno appeso ad una delle colonne di Palazzo Zanca, le stesse alle quali si sono legati per ricordare a tutti e in primis al commissario Croce che loro sono ancora lì. Senza stipendi e senza certezze. Disperati. Sono stati sulla finestra del Comune minacciando di buttarsi, hanno trascorso giorno e notte nelle stanze di Palazzo Zanca lasciando a casa i figli, Giacoma e Pina sono state in sciopero della fame. Evidentemente non è bastato. “Non abbiamo un’alternativa, continueremo a oltranza fino a quando non vedremo i soldi” dicono oggi. Al momento del milione e 300mila euro deliberato la scorsa settimana per l’Atm dal commissario Croce non c’è traccia, nessuna notizia neanche dei 18 milioni del governo nazionale. I lavoratori da luglio non vedono un centesimo. Il milione e 300mila euro doveva servire per pagare subito il 25% dello stipendio di luglio che i dipendenti non hanno ancora ricevuto e il 70% della mensilità di agosto. I 18 milioni di euro che dovrebbero arrivare da Roma serviranno per garantire gli altri arretrati. Intanto però le loro tasche restano desolatamente vuote e le speranze di uscire da questo tunnel buio si riducono ogni giorno di più. Ieri sera Orsa e Ugl hanno incontrato Croce, ma il commissario non ha risposte. Sta lavorando sulla relazione chiesta dai revisori dei conti, la data di consegna è stata spostata dal 2 a l 9 novembre. Il dissesto resta dietro l’angolo ma a questi lavoratori interessa poco. Loro il dissesto ce l’hanno da mesi nelle loro case, se lo ricordano ogni volta che non possono comprare un giocattolo ai figli o devono chiedere aiuto ad amici e parenti anche solo per fare la spesa. Si sentono calpestati nella dignità. La protesta andrà avanti fino a quando non arriveranno i soldi, oggi pomeriggio si riuniranno in assemblea proprio a Palazzo Zanca. Finite le elezioni oggi Messina è ripiombata nelle sua crisi. Adesso sindacati e lavoratori aspettano un segnale forte dai deputati messinesi che andranno a sedersi all’Ars e aspettano soprattutto il tanto atteso incontro tra Comune e Regione per capire che fine farà l’azienda e il trasporto pubblico cittadino. La certezza è che non c’è più tempo da perdere, negli anni ne è stato sprecato fin troppo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. (Francesca Stornante)

 

  Tempo Stretto. 2012-10-31. Lavoratori senza stipendi e rifiuti per le strade, Messinambiente non ce la fa più.

  E’ seriamente preoccupato il commissario della partecipata Armando Di Maria che oggi è tornato al Comune per capire se ci sono soluzioni per salvare l’azienda dal disastro. Non ci sono soldi, la raccolta va avanti a singhiozzo, i dipendenti non reggeranno a lungo.

Se l’Atm non ha pace le cose non possono andare meglio per la sorella di sventure Messinambiente. L’azienda è ormai al collasso, i lavoratori non ce la fanno più, più volte l’abbiamo definita una polveriera pronta a esplodere, adesso il rischio è davvero dietro l’angolo. Dei 18 milioni di euro che il Comune attende con trepidazione da Roma ancora non si è visto un soldo, Messinambiente deve fare i conti innanzitutto con gli stipendi: su questo fronte i dipendenti non hanno ancora ricevuto il salario di settembre e nel frattempo sta maturando anche quello di ottobre. Ciclicamente, però, anche trovare i soldi per il gasolio ormai è diventata un’impresa; il commissario Armando Di Maria è seriamente preoccupato. Fino ad oggi, nonostante le immense difficoltà, era sempre stato fiducioso. Oggi, al termine dell’ennesimo incontro con l’esperto alle partecipate Nino Dalmazio e con il commissario dell’Ato3 Michele Trimboli, l’espressione di Di Maria lasciava pochi dubbi. Non c’è più niente da fare, non ci sono soldi, la raccolta va avanti a singhiozzo perché si deve razionalizzare tutto, oggi i mezzi sono rimasti fermi a Pace carichi di rifiuti per un problema con la ditta che si occupa del trasporto alla discarica di Mazzarrà e le strade della città iniziano a riempirsi di spazzatura. La cosa più difficile per il commissario è tornare in azienda e dire ai suoi lavoratori che la situazione è davvero critica. Nei giorni scorsi nell’autoparco di via Salandra la tensione era salita alle stelle, i dipendenti della partecipata sono rimasti per due giorni in assemblea permanente bloccando la raccolta, il quadro è sempre più nero, per il commissario Di Maria i problemi si moltiplicano e non sa quanto ce la farà a resistere. Ci proverà per quei 534 lavoratori ormai allo stremo delle forze e che nonostante tutto sono ancora lì e per una città che di questo passo seriamente rischia di trovarsi sommersa dai rifiuti. Tante le segnalazioni dei cittadini che iniziano ad arrivare. In via Piemonte, ad esempio, una montagna di rifiuti ormai ha coperto totalmente i due cassonetti e oltre agli odori nauseabondi è diventato impossibile il transito per i pedoni. (Francesca Stornante)

 

  Tempo Stretto. 2012-10-31. Sit-in dei lavoratori degli Sportelli multifunzione alla sede del Centro per l’Impiego.

  La protesta è stata organizzata dalla Cisl scuola. I dipendenti non riceverebbero lo stipendio da sei mesi: “Nonostante lo sblocco dei fondi a seguito della deroga al patto di stabilità, non vi sono risorse per pagare i lavoratori dei servizi per le mensilità arretrate”.

Questa mattina, sotto la sede del Centro per l’Impiego, una cinquantina di lavoratori degli Sportelli Multifunzionali ha partecipato al sit-in organizzato dalla Cisl Scuola per rivendicare il diritto alla retribuzione. Sono, infatti, almeno sei le mensilità che i lavoratori lamentano di non aver ricevuto. Una condizione che riguarda circa 250 lavoratori in tutta la provincia.

La protesta nasce dopo la notizia che, nonostante lo sblocco dei fondi a seguito della deroga al patto di stabilità, non vi sono risorse per pagare i lavoratori dei servizi per le mensilità arretrate, ma neanche per la prima anticipazione del 50% della terza annualità.

“Questo – sottolinea la Cisl Scuola – farebbe si che gli operatori non percepiscano complessivamente dodici mesi e non vengano pagati prima di maggio 2013. Riteniamo insostenibile e inaccettabile tale cosa e chiediamo al Dirigente Generale un immediato intervento. A questo – aggiunge il sindacato – si sommano le problematiche derivanti dal mancato riconoscimento, in fase di rendicontazione, di alcuni istituti contrattuali e ciò si ripercuoterebbe sempre sui lavoratori ed anche per questo si chiede un intervento urgente”.

Gli operatori hanno chiesto chiarezza sulla permanenza nei Cpi visto che il lavoro svolto è a supporto e ad integrazione di quello svolto dai Centri per l’impiego.

 

Si ringrazia il dr. Antonio Gravina, fonte inesauribile di ottima documentazione ben controllata e selezionata.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/11/sguardo-sul-futuro-ecco-cosa-vi-accadra-cari-signori-lettori-non-illudetevi-non-fatevi-nessuna-illusione.html

 

 

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