In Anti & Politica, Economia, Varie

DI REDAZIONE

Dopo aver letto l’articolo che riportiamo sotto, scritto da Alessandro De Nicola (fondatore di Fermare il Declino, il “partito di Giannino” come qualcuno ha scritto), sono schifato, anzi di più. Lo pubblico e lascio trarre a ciascuno di voi le debite conclusioni. Non parteciperò ad alcun dibattito in merito (negli eventuali commenti che verranno postati, tornerò sull’argomento in futuro però), ma già da ora annuncio che farò tutto ciò che mi è possibile per delegittimare e boicottare il partito di cui sopra. Ho preso subito le distanze (nel merito della proposta politica) dal “decalogo” presentato dai signori “declinatori” con questo mio lungo articolo, ed avevo non a caso (insieme ad altri amici) lanciato e fondato FORZA EVASORI. L’ultima cosa che mi sarei aspettato (anche da chi non si dichiara libertario o difensore del diritto alla legittima difesa fiscale, ma sostiene pur sempre di essere per davvero liberale) era quella di constatare che tra i “liberali nostrani” avrebbe trovato posto la delazione, il dovere di fare la spia per legge (per essere bravi cittadini). E’ proprio vero che l’Italia è un paese infame nei confronti della libertà e, come insegnano i vecchi, “dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”. (Leonardo Facco). 

Da Repubblica del 02/11/2012 di Alessandro De Nicola

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Clint Eastwood, Harrison Ford, Steve McQueen, Robert Vaughn e Robert De Niro: grandi attori che hanno in comune un ruolo, quello del cacciatore di taglie (mitico soprattutto Clint in “Per un pugno di dollari”). La professione, se così si può chiamare, fa parte della cultura americana che, come è d’uopo, l’ha celebrata grazie ad Hollywood. E la nobile arte sembra dare così buoni risultati che il Congresso USA ha deciso di replicarne gli aspetti più rilevanti nella lotta all’evasione fiscale. Il Tax Relief and Health Care Act del 2006, infatti, ha istituito un programma, chiamato Whistleblower (che letteralmente significa “fischiettatore”), per premiare coloro i quali grazie alle loro soffiate consentono all’Internal Revenue Service, la temuta agenzia delle entrate di Oltreoceano, di recuperare somme evase.

E il premio è niente male. Quando l’informatore contribuisce in modo sostanziale a recuperare denaro, é premiato con un minimo del 15% del valore acquisito in via definitiva dal fisco, comprensivo di interessi e sanzioni. Il premio, sebbene non ci sia formalmente un tetto, può arrivare fino al 30% della somma e le recenti cronache ci fanno capire come gli incentivi ad informare il fisco siano veramente notevoli. Qualche giorno fa, difatti, l’IRS, ha concesso ad un anonimo fischiettatore la bella somma di 38 milioni di dollari per aver aiutato gli ispettori tributari a smascherare un complesso schema societario per evadere le tasse. L’annuncio è stato dato dall’avvocato del collaboratore di giustizia il cui nome è rimasto anonimo. Anzi, non ci fosse stata la dichiarazione dell’avvocato, la società, una grande corporation tra le prime 250 degli USA, non avrebbe nemmeno saputo dell’esistenza della talpa! Peraltro, il professionista appartiene ad uno studio  (Ferraro Law Firm) specializzato nel tax-whistleblowing, nel fare in modo cioè che al confidente venga riconosciuto il premio dall’IRS: anche i togati dimostrano vero spirito imprenditoriale in America!

Ancor più clamoroso l’episodio di inizio settembre, che ha coinvolto Bradley Birkenfield, ex banchiere di UBS, il quale, avendo scoperchiato una serie di pratiche irregolari della sua banca (conti offshore segreti aperti da contribuenti americani e persino traffico di diamanti in tubetti di dentifricio), si era beccato nel 2008 una condanna a 40 mesi di prigione. Ma, si potrebbe dire, ne è valsa la pena, poiché il fisco statunitense gli ha riconosciuto la bella sommetta di 104 milioni di dollari come riconoscimento dei servigi resi, un record.

Viriamo sulla nostra sponda dell’oceano Atlantico. Il parlamento italiano ha appena approvato, dopo mesi di battaglie,  la legge anti-corruzione in un clima esasperato per i continui scandali politici e finanziari e per la persistente frustrazione dovuta ad un’evasione fiscale che l’Agenzia delle Entrate, nonostante metodi francamente vessatori, stenta non dico a debellare ma nemmeno a contenere a livelli accettabili.

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Diventa sensato chiedersi, perciò, se non valga la pena adottare il sistema americano che, d’altronde, il nostro ordinamento ha già sperimentato con un certo successo con i pentiti di mafia e di terrorismo.

Il ragionamento è semplice: quando si verifica un atto corruttivo, il primo dei due che denuncia l’altro, non solo ottiene una considerevole riduzione della sanzione penale ma anche una parte della mazzetta. Ripugnante? Forse, ma certamente meno disgustoso del vedere efferati assassini in giro dopo qualche anno grazie agli enormi sconti di pena ottenuti. Inoltre, in questo caso ci sarebbero almeno tre vantaggi molto concreti. Il primo è che sarebbe molto più facile provare la colpa dei delinquenti, con enorme risparmio di risorse del sistema giudiziario già sovraccarico fino al collasso. Il secondo è che si recupererebbero soldi, si smaschererebbero reati che magari vanno avanti da tempo e si metterebbero in galera dei corrotti (attivi o passivi). Tutte belle cose che non accadrebbero senza la soffiata. Il terzo sarebbe l’effetto dissuasivo. Corrotto e corruttore non hanno una grande stima l’uno dell’altro, sanno di essere entrambi dei poco di buono che però sono legati da quello che i giuristi chiamano pactum sceleris, l’accordo malavitoso che li impegna entrambi al silenzio. Sapendo che uno dei partecipanti può invece cantare, farla praticamente franca e guadagnarci pure dei soldi, ci sarebbe un grande freno a corrompere: ricordiamoci che la stima tra scellerati è bassa e nessuno vuole rischiare di andare in penitenziario per la spiata altrui.

L’incentivo funzionerebbe ancor meglio per l’evasione fiscale. Spesso, soprattutto per le grandi evasioni societarie, molte persone sanno o sospettano qualcosa senza essere coinvolte nel disegno criminoso. Lì l’incentivo sarebbe ancora più forte: si incasserebbe la taglia senza alcun rischio penale. E la deterrenza portentosa: l’evasore non potrebbe più fidarsi di nessuno.

Naturalmente bisognerebbe predisporre degli accorgimenti: chi ottiene sconti di pena e poi delinque di nuovo dovrebbe vedere annullati tutti i benefici precedenti ed essere trattato da recidivo. Chi è ingiustamente accusato con dolo o colpa grave, avrebbe diritto a rompere il velo di anonimato che altrimenti proteggerebbe il confidente e chiedere il risarcimento del danno.

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In cambio di questo strumento potentissimo, il governo dovrebbe rivedere la normativa fiscale in vigore e renderla sempre coerente con lo Statuto del Contribuente, per evitare, ad esempio, le deplorevoli retroattività della Legge di stabilità o il solve et repete applicato dall’Agenzia delle Entrate. I soldi recuperati dovrebbero immediatamente essere restituiti ai cittadini sotto forma di abbassamento del carico fiscale, evitando i patetici balletti che si son visti finora.

Le tasse non diventerebbero bellissime sol per questo, ma si introdurrebbe un arma formidabile contro corruttori ed evasori, facendo leva sulla loro naturale sfiducia verso i loro consimili e punendo severamente coloro i quali si son fidati lo stesso.

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Showing 15 comments
  • Cristian Merlo
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    Che dire? È talmente tutto talmente pazzesco, paradossale, distopico … che quasi non ci sono parole.
    Una cosa è certa: se queste sono le idee dei sommi firmatari di FID, facciamo di tutto, ma proprio di tutto, perchè il declino ci surclassi e trascini via tutto quello che necessita di essere trascinato via. Ed al limite confidiamo anche nel 21 dicembre: forza Maya. Solo allora, forse, si potrà ricominciare, su nuove basi, una riappacificata convivenza civile…

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Anche De Nicola continua a fare confusione tra evasione e truffa (per capirai quelli che fanno fatture false per incassare l’iva non sono degli evasori, ma dei truffatori). È sconsolante che dei sedicenti liberali continuino a fare questa confusione e a mettere sullo stesso piano l’evasione con la truffa. Per il resto approvo al 1000% quanto sostenuto da Facco: fare queste affermazioni contro gli evasori e non dire assolutamente niente contro lo sperpero pubblico e contro il furto del frutto del lavoro degli individui, significa essere dalla stessa parte dei vari statalisti di destra e sinistra. Da oggi anche Fid fa parte dell’altra schiera che si contrappone a noi!!!!

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Quando Alessandro De Nicola sul “Sole 24 ore” era titolare di una rubrica che poteva apparire come un’esile voce liberale spesso dissonante dal resto del coro, ne gustavo con piacere gli articoli e lo tenevo in grande considerazione. Dopo aver letto lo scritto sopra riportato, sono stato colto da una vertigine:costui sarebbe il De Nicola che credevo di conoscere? Ancora una volta la realtà supera l’immaginazione:neppure il fantasmagorico Pirandello di “Uno nessuno e centomila” sarebbe mai giunto a concepire nulla di simile. Una cosa è certa, ai miei occhi quel signore è caduto in totale discredito d’ora in poi non potrò che esecrarlo in saecula saeculorum…

  • Massimo74
    Rispondi

    Una cosa semplicemente rivoltante.Del resto il Sig.De Nicola non è nuovo ad uscite infelici;vi ricordate qualche settimana fà quando all’infedele di Gad Lerner ebbe il coraggio di dire che Monti (colui che ha portato la pressione fiscale ai massimi di sempre) ha salvato l’italia dal fallimento?

  • Cristian Merlo
    Rispondi

    In quel pezzo, ci sono talmente tanti sofismi, tanti dati equivoci, tante contraddizioni nei principi, tanti errori concettuali e tante fallacie logiche, che risulta veramente incredibile che possa essere stato pensato ed elaborato anche solo da … un sedicente liberale.

  • firmato winston diaz
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    Ai deboli il potere da’ alla testa anche solo ad intravederlo all’orizzonte.

  • Stefano Nobile
    Rispondi

    mai piaciuto FiD.
    Non c’è nulla da salvare in questa Italia e, soprattutto, in questa Europa.
    Piuttosto è meglio accelerare il declino e toglierci i parassiti di dosso.
    Sarà un bel bagno di sangue, non lo nego. Ma è l’unico modo per toglierci la merda di dosso.

  • Nicola
    Rispondi

    “I soldi recuperati dovrebbero immediatamente essere restituiti ai cittadini sotto forma di abbassamento del carico fiscale”, ah ah ah ah! buaahhhhhhh! Minchia che battute esilaranti!

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Delazione e schiavitù fiscale.
    Siamo arrivati.
    Ma se io scopro una malversazione,un’inefficienza, un abuso, peculato, un furto nella pubblica amministrazione , e lo denuncio, me li danno i soldi?
    Mi danno il premio?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      SI, TI MANDANO EQUITALIA! AHAHAHAH

  • paul
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    FID : vade retro !

  • Riccardo
    Rispondi

    La madre degli imbecilli è sempre incinta. Peccato! Oscar Giannino mi sembrava una persona intelligente, ma se si circonda di gente simile, è un cretino anche lui.

  • zioAlbert
    Rispondi

    Speravo che in questo movimento ci fossero almeno tracce di liberalismo ma devo ricredermi.

    Parlare di “soffiata fiscale” in un paese dove l’estorsione di stato sta assumendo dimensioni inaudite mi ha provocato il voltastomaco. Fermare il declino!?!? Con queste proposte?

    Noi viviamo in un periodo in cui la politica sta tentando in tutti i modi di sopraffare l’economia. In questo tentativo, destinato inevitabilmente al fallimento, c’è però, come in tutte le grandi guerre, una vittima sacrificale, un grave danno collaterale che colpisce un valore fondante per l’umanità: l’altruismo.

    L’altruismo è presente in moltissime specie ed è una componente importantissima per la sopravvivenza e il successo di un gruppo. Nel branco umano è ciò che controbilancia l’inevitabile parassitismo e ci consente di sopravvivere e progredire nonostante le difficoltà e, appunto, il parassitismo. L’altruismo è una dote innata, spontanea e probabilmente incontrollabile. Se una persona arriva a mettere in pericolo la propria vita per salvare quella di un estraneo ciò appare evidente. E’ altrettanto evidente che l’altruista è l’obbiettivo ideale del parassita che a lui si attacca appena può, eppure l’altruista, pur sentendo il peso del parassita, lo sopporta serenamente.

    Quando il parassitismo (rapporto di tipo politico), come sta accadendo purtroppo nei cosiddetti “stati sociali”, aumenta a dismisura la sua incidenza, arriva al punto di credere di poter manomettere l’economia e dirigerla a suo uso e consumo inventandosi concetti astrusi come “politica economica”. L’illusione della politica viene alimentata dal fatto che l’economia non reagisce alla provocazione, esattamente come un mercante nei confronti di un bandito, di un soldato di stato o di mafia, l’economia non risponde, non lotta. Se lo facesse snaturerebbe la sua essenza pacifica, diventerebbe politica. Questo a volte accade ma costituisce un passaggio di campo che non cambia la sostanza. L’economia sfugge, si infratta, si sposta presso altri lidi in attesa di momenti migliori e continua nella sua implacabile attività.

    Nel frattempo però la politica preponderante perpetra le sue stragi fisiche e morali. Diffonde il pessimismo, il malessere, l’egoismo, le divisioni. L’altruismo è la prima e la più importante delle vittime, da subito. L’imposizione fiscale, strumento principe della politica parassita, subdolamente viene contrabbandato come “atto di solidarietà” ma è proprio l’imposizione della solidarietà a ferire gravemente e quindi ad uccidere l’altruismo. Non si può estorcere la solidarietà, il risultato, in chi subisce l’estorsione, è la fine dell’altruismo e con la fine dell’altruismo l’inizio della guerra totale. Guerra diffusa, a più o meno alta intensità, ma permeata in tutti gli strati della vita sociale: baruffe, patetiche inutili baruffe dalla mattina alla sera.

    Allora si evade, dalle tasse, dal lavoro e dalla vita. Fermare i declino con la soffiata fiscale?! Mi fermo qui, non voglio essere offensivo.

    Altro che fermare il declino! Santa economia e San Default! Pensateci voi, gli uomini hanno perso il senno.

    Alberto Veneziano

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