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di REDAZIONE

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Siamo uomini o caporali, diceva Totò. Siamo adulti non bambini, diciamo noi. A pensarci bene lo Stato ci tratta esattamente come fossimo bambini: ci educa, ci forma, ci indirizza, dirige il nostro lavoro ed i nostri rapporti con gli altri. Se noi siamo trattati come bambini allora è lecito pensare allo stato come un orco, sfruttatore del lavoro minorile. E’ lecito nella misura in cui le risorse per l’affidamento della nostra libertà all’entità etica e paternalistica dello stato, sono rastrellate sfruttando il nostro lavoro. Eppure non è questa la percezione dei più. Lo stato è la base della società e della nostra civile convivenza ed è diretta espressione della nostra volontà. La leggenda che si tramanda circa la fondazione della società moderna si basa sulla parabola del patto sociale. Anteponendo gli interessi della comunità ed il bene comune alle pulsioni egoistiche dell’individuo, l’uomo passa dalla condizione quasi bestiale ad uno stadio evolutivo superiore che ne rappresenta il livello finale da preservare contro gli istinti animaleschi e primordiali votati alla violenza ed alla prevaricazione. Il segno tangibile del patto sociale è l’apparizione del Libro. Se sia apparso prima il libro o prima il patto sociale non è stato rivelato nemmeno ai sommi sacerdoti, per cui non indagheremo oltre.
Dunque, il patto sociale è espressione di civiltà. Ma di quale civiltà stiamo parlando? Può un patto che non sia pienamente basato su volontà e libertà considerarsi davvero “civile”, anche nell’accezione della morale maccheronica oggi più in voga? E’ dunque lecito distinguere un patto stretto volontariamente tra le parti riconoscendolo come “altro” rispetto ad un patto leonino? In realtà basterebbe un qualsiasi testo giuridico per rendersi conto di come il così detto patto sociale, sia una specie di battesimo laico a cui nessuno di noi può sfuggire. Con, non secondaria, differenza rispetto al sacramento cattolico, il nostro battesimo sociale si compie alla nostra nascita e comprende una serie di obblighi che hanno caratteristica di ineludibilità, pena la reazione violenta di mamma stato che userà il proprio monopolio della forza, inclusi sonori ceffoni, per imporre regole scritte da gente morta, che si pretende debbano essere cogenti nei secoli dei secoli, oltretutto senza alcuna promessa di vita eterna che rappresenterebbe una contropartita per lo meno stimolante. La Costituzione, in questo senso, è tale e quale alla Bibbia, anche se scritta male e pensata peggio, redatta su ispirazione divina, portatrice di profili tratti dal mito come immutabilità, immanenza, sacralità, giustizia. Essa deve essere riconosciuta in una società “civile” come unico giusto punto di riferimento, unica ancora di sicurezza, in una realtà mutevole e corrotta. In futuro avremo immagini che celebreranno i padri costituenti, a tavola, raccolti intorno alle due figure centrali, De Gasperi e Togliatti. Magari con quest’ultimo corredato di coda luciferina, ma riequilibrata da un evidente ed evidenziato sguardo, serio e benevolo, come si addice a chi, nel momento più importante, ebbe il coraggio di un passo indietro, per farne due in avanti sul fronte del bene del popolo e della pace sociale. Gli americani direbbero “nuts” e passerebbero ad argomenti più seri, come il Super-Bowl. Noi faremmo volentieri altrettanto, ma il nostro pigro divertimento viene continuamente disturbato da giullari di corte rumorosi e molesti, che, inneggiando a questo libro dei morti, non permette di concentrarci, come vorremmo, sui fattacci nostri e ci obbliga invece a sorbirci l’ennesimo pippone ecumenico da prima serata Rai. Di Lunedì poi, andrebbero valutati gli estremi per un ricorso all’alta corte di giustizia dell’Aia.
Il patriottismo è spesso l’ultimo rifugio dei cialtroni. I cialtroni saltellanti in Rai, che inneggiano ai valori della carta costituzionale, avvolgendosi in vessilli sgargianti e tricolorati, appaiono come i druidi dei miti delle genti che vissero prima dell’inizio dei tempi. Il vero tratto comune consiste nella cieca fede nel Libro e nel potere occulto di far risorgere i morti. Dunque il battesimo sociale può essere visto sotto una diversa luce. L’origine di un percorso iniziatico che in qualche modo perde il tratto di sacralità ma ne assume in fatto di pagana superstizione. Così, attraverso questo moderno Necronomicon, il potere delle parole scritte viene usato per uccidere i vivi, che forse, diventando a loro volta morti, trovano il modo di contare davvero qualcosa.
di Ilaria – Tratto da www.lacritica.it
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Showing 2 comments
  • fracatz
    Rispondi

    Ricordateve sempre che nui semo nui, mentre voi invece…
    odio i pseudo comici che hanno bisogno di gesticolare e trasformarsi in pupazzi per strappare un sorriso
    odio i fanfaroni che ostentano l’accento toscano
    non mi sono mai piaciuti i buffoni, particolarmente se sfoggiano con orgoglio uno dei tanti accenti meridionali
    parlando di costituzione mi sarebbe piaciuto sentire attacchi specifici e non generici su chi è responsabile della sua attuazione
    ad esempio sapere cosa sono i referendum con cui il bobbolo esercita la sua sovranità
    conoscere il nome dei responsabili della mancata attuazione dei referendum del 1993 sulla vendita TOTALE della rai, sullo stop ai rimborsi elettorali, sulla legge elettorale maggioritaria
    Questo quando parlo ex cathedra, ma siccome vivo della mia cretinitudine e per mia fortuna non ho bisogno di chiedere, tutte le vicende che affascinano le fantasiosi menti dell’immaginifico bobbolo tajano mi tengono allegro.
    Per quano riguarda il lavoro, poi, visto che l’immaginifico produce ottime leggi, esportatele, fatevele pagare e mangiatevele

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