In Anti & Politica, Economia

KrugmanDI MATTEO CORSINI

“Noi non siamo contrari sempre e comunque al risanamento dei conti pubblici: datemi le giuste condizioni economiche e mi trasformerò in un moderato falco anti-deficit”. (P. Krugman)

In queste poche parole di Paul Krugman è racchiusa una delle tipiche argomentazioni che i keynesiani utilizzano per respingere le critiche di coloro che fanno notare gli effetti collaterali sui conti pubblici delle politiche di sostegno alla domanda aggregata attuate mediante l’aumento del deficit di bilancio.

Krugman sostiene di potersi trasformare in un “moderato falco anti-deficit”, purché vi siano le “giuste condizioni economiche”. Ecco: il problema è che per un keynesiano è più unico che raro il caso in cui le condizioni economiche siano da ritenere giuste per stringere i cordoni della borsa, soprattutto se si tratta di ridurre la spesa pubblica.

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Generalmente propende per non sottrarre oggi sostegno alla domanda, rimandando a domani il consolidamento fiscale. L’importante è avere un piano credibile per il medio lungo periodo, recita più o meno testualmente il verbo keynesiano. Questa è attualmente l’impostazione (anche) del Fondo Monetario Internazionale, a sproposito definito covo di non meglio specificati “neoliberisti”.

In sostanza, il motto pare essere: non fare oggi ciò che puoi rimandare a domani. Il problema è che più si rimanda, più grande dovrà essere lo sforzo. E non consola il fatto che il rimedio keynesiano per far sembrare meno pesante il fardello del consolidamento fiscale sia affogare il debito nell’inflazione.

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Mostrati 15 commenti
  • Beppus
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    meglio perdere qualcosa per l’inflazione (se pure ci dovesse essere, il che è tutto da dimostrare) che impoverirci per mancanza di lavoro e di risorse e per le rapine in agguato sui conti correnti (mai sentito parlare di Cipro ecc? perché si vuol rendere obbligatoria la moneta elettronica, se non per poterci sequestrare ogni risparmio quando faccia comodo a chi ci “governa”?).
    Non sta scritto da nessuna parte che il deficit nonn debba e non possa aumentare anzi, chi sosteneva il contrario è stato sbugiardato da uno studio recente (si veda ad es. http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2013/04/26/reinhart-rogoff-su-debitopil-e-crescita-un-errore-di-calcolo-madornale/ e altro).
    Il guaio è che coll’UE abbiamo perduto la sovranità monetaria (e non solo quella), e quindi stiamo usando una moneta di fatto straniera che dobbiamo prendere a prestito da chi ce la dà, ovviamente alle sue condizioni. Ecco qui la causa principale dei nostri guai, che sono cominciati con l’introduzione dell’euro, insostenibile come lo è qualsiasi moneta a debito.
    Questi sono i fatti: tutto il resto sono teorie, e proprio a causa di queste noi e la nostra economia stiamo morendo, senza contare che ancora oggi non esiste un solo posto al mondo ove quelle teorie abbiano sortito i benefici auspicati.

  • Alberto Caseggi
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    Ma se si usa una moneta a debito per forza di cose ci sarà sempre l’inflazione. Come li paghi gli interessi su quello che ti sei fatto se non con nuova immissione di denaro.
    Ma studia prima di scrivere stupidaggini che non stanno ne in cielo ne in terra, torna a scrivere dall’altra parte sulle invasioni barbariche oppure per far ridere un po scrivi sul ripristini delle pepite.

    • Anselmo
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      Non perdere in ragionamenti qui, il loro è un atto di fede, basta solo vedere gli argomenti che sciolinano.

      • Anselmo
        Rispondi

        No..No…non mi piace l’urea e tutto ciò che mi ricorda il paglierino, abbi pazienza la mia è un’avvversione basta anche la sintassi che ancor più di meglio la gramnatica, però l’assai io lo saggio che tu sei molto imparato e però quindi io a me mi fida di te assai.

  • Giusy
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    In che mani siamo messi?
    Occorre che comprendiamo con lucidità il percorso che ci aspetta proseguendo sulle direttive e discipline politiche ed economiche prese a modello come strumento di governo del mondo.
    Siamo immersi in un’esistenza impossibile mentre la nostra vita è legata alla rotazione del pianeta, al succedersi delle stagioni, ai frutti che la terra produce con la nostra cooperazione, al lavoro che prestiamo con l’aiuto delle macchine conquistate dall’ingegno umano. Non siamo obbligati a soccombere a questo incubo finanziario escogitato come strumento nelle mani di pochi uomini allo scopo di sopraffare i loro simili, il mondo già esiste.

  • giovanni
    Rispondi

    Basta con questi articoli. State negando l’evidenza. Siate seri. Cosa volete ottenere. Avete già fatto troppi danni. Non esiste alcuna connessione tra deficit del settore pubblico e crisi, come ha avuto modo il precedente commento di segnalare rimandando allo scandalo reinhart rogoff.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Non ho mica capito da che parte state, e cosa ci sia di “indipendente” in queste posizioni: non vedete che il risanamento dei conti pubblici in italia sta avvenendo drenando con sistemi di polizia tutto il drenabile da tutto il resto dell’economia, cosi’ da distruggerla, che e’ quanto di piu’ opposto ci sia al pensiero di keynes? Dove ce lo vedete, Keynes, nel prestito a strozzo dei banchieri globalizzati ai governi, con l’interesse manovrato apposta perche’ sia impossibile estinguere il debito, aumentato a dismisura proprio quando siete in crisi, e che per soprammercato vi piazzano i loro uomini alla presidenza del consiglio, per spolparvi meglio, fino all’osso? Se c’e’ una cosa cui Keynes si opponeva era questa, e keynes peraltro riteneva immorale una tassazione che andasse oltre al 12 per cento, oltre a capire l’elementare concetto che distruggere un apparato produttivo e diffondere la poverta’, perche’ lo stato non fornisce sufficiente moneta con cui effettuare gli scambi se non prestata a interesse da strozzo da chi ha le chiavi dei forzieri, e’ totalmente assurdo.
    Credere di creare ricchezza solo stampando moneta e’ assurdo, ma non meno assurdo e’ credere che la ricchezza possa svilupparsi senza moneta sufficiente ad effettuare gli scambi. Se le fabbriche chiudono non per mancanza di materia prima o di lavoro, ma perche’ chi vorrebbe comprare non ha i soldi, qualche dubbio dovrebbe sorgere. E che senso ha preoccuparsi dell’inflazione, se soldi che circolano non ce ne sono? L’inflazione c’e’ quando ce ne sono troppi di soldi che circolano, e non necessariamente: l’esplosione del prezzo delle case, la bolla, ad esempio, direi che e’ stata molto piu’ causata dal divieto di edificare pressocche’ dovunque, nonche’ dalle demenziali normative che rendono artificiosamente difficilissima la costruzione di un’immobile. Ora che case ce ne sono anche troppe, il prezzo crolla. Diamo la colpa a Keynes anche di questo? Che c’entra l’inflazione monetaria con i divieti di costruzione? Come mai la droga illegale costa cosi’ tanto?
    Con queste teorie economiche da parrucchiera ci si fa ridere dietro.
    Bisogna chiedere cose semplici e inoppugnabili, che ne so che venga messo in costituzione il divieto tassativo per lo stato di superare, PER PERSONA FISICA, che ne so, la tassazione del 70 per cento, cominciare da questo, da cose cui nessuno che sia sano di mente possa opporsi, oggigiorno c’e’ una marea di gente non a reddito fisso, imprenditori e non, che di tasse paga ben oltre il reddito totale (io ad esempio, nel mio piccolo) e noi stiamo qua a sproloquiare di keynes travisandone peraltro totalmente il pensiero, per quanti difetti potesse avere, e facendosene un nemico anche per le cose per cui non lo era assolutamente.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Tre semplici appunti. 1) Affermare che può essere opportuna una politica di bilancio in pareggio quando ci sono le “condizioni giuste” significa dire tutto e il contrario di tutto:”giuste” in che senso, secondo quali principi, secondo quali parametri? Un economista che argomenta e si esprime alla Krugman sembra dar ragione a Ricossa quando dice, tra il serio e il faceto, che l’economia è una scienza che non c’è. 2) Anche intendendo per “inflazione” non la crescita della massa monetaria(come sarebbe corretto, anche in senso puramente etimologico, INFLARE= GONFIARE), a prescindere dai suoi effetti sui prezzi, ma l”aumento del costo della vita”, come l’intendono sciattamente i cosiddetti esperti imbrattacarte, una lieve variazione all’insù di tale dato- sempre di fatto più alto di quanto indichino le statistiche ufficiali -in un momento di gravissima recessione, quando i prezzi a rigor di logica dovrebbero calare, dimostra senza bisogno di altre prove che il fenomeno. c’è, ed è ben tangibile. Indubbiamente i prezzi degli apparecchi elettronici tendono a diminuire grazie agli sviluppi della tecnologia, che consente di abbattere i costi di produzione, e le case perdono di valore per il calo drastico della domanda: ma nessuno compera quotidianamente case o televisori, quindi l’incidenza di tali beni sul costo della vita è minima, per non dire nulla. Laddove invece la domanda è rigida, perché non si può rinunciare alle spese necessarie per la sopravvivenza, i prezzi, poco o tanto, continuano a salire.3)Le politiche poste in essere in tutto il mondo per ovviare alla crisi economica forse non sono keynesiane in senso stretto, ma sono sicuramente monetariste; e se la massa di moneta iniettata nel sistema invece di finire nelle attività produttive va a gonfiare il mercato dei titoli di stato o di altri prodotti spazzatura, vuol dire che il sistema è intimamente marcio. Fermo restando che il finanziamento di attività produttive sull’orlo del fallimento è controproducente: chi ha sbagliato investimenti è giusto che subisca le conseguenze del suo errore, fino alla chiusura. Far riprendere l’edilizia concedendo prestiti alle imprese per costruire nuove case? Così all’invenduto si aggiungerà altro invenduto, e la bolla alla fine si riprodurrà, fino a scoppiare. E intanto avremo sconciato ulteriormente un territorio già sconciato in modo indecente.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Tre semplici appunti. 1) Affermare che può essere opportuna una politica di bilancio in pareggio quando ci sono le “condizioni giuste” significa dire tutto e il contrario di tutto:”giuste” in che senso, secondo quali principi, secondo quali parametri? Un economista che argomenta e si esprime alla Krugman sembra dar ragione a Ricossa quando dice, tra il serio e il faceto, che l’economia è una scienza che non c’è. 2) Anche intendendo per “inflazione” non la crescita della massa monetaria(come sarebbe corretto, anche in senso puramente etimologico, INFLARE= GONFIARE), a prescindere dai suoi effetti sui prezzi, ma l”aumento del costo della vita”, come l’intendono sciattamente i cosiddetti esperti imbrattacarte, una lieve variazione all’insù di tale dato- sempre di fatto più alto di quanto indichino le statistiche ufficiali -in un momento di gravissima recessione, quando i prezzi a rigor di logica dovrebbero calare, dimostra senza bisogno di altre prove che il fenomeno. c’è, ed è ben tangibile. Indubbiamente i prezzi degli apparecchi elettronici tendono a diminuire grazie agli sviluppi della tecnologia, che consente di abbattere i costi di produzione, e le case perdono di valore per il calo drastico della domanda: ma nessuno compera quotidianamente case o televisori, quindi l’incidenza di tali beni sul costo della vita è minima, per non dire nulla. Laddove invece la domanda è rigida, perché non si può rinunciare alle spese necessarie per la sopravvivenza, i prezzi, poco o tanto, continuano a salire.3)Le politiche poste in essere in tutto il mondo per ovviare alla crisi economica forse non sono keynesiane in senso stretto, ma sono sicuramente monetariste; e se la massa di moneta iniettata nel sistema invece di finire nelle attività produttive va a gonfiare il mercato dei titoli di stato o di altri prodotti spazzatura, vuol dire che il sistema è intimamente marcio. Fermo restando che il finanziamento di attività produttive sull’orlo del fallimento è controproducente: chi ha sbagliato investimenti è giusto che subisca le conseguenze del suo errore, fino alla chiusura. Far riprendere l’edilizia concedendo prestiti alle imprese per costruire nuove case? Così all’invenduto si aggiungerà altro invenduto, e la bolla alla fine si riprodurrà, fino a scoppiare. E intanto avremo sconciato ulteriormente un territorio già sconciato in modo indecente.

  • matteo
    Rispondi

    non è affatto vero che lo studio di Reinhart e Rogoff sia stato sbugiardato a causa dell’errore nel foglio di calcolo!
    http://noisefromamerika.org/articolo/quick-dirty-extreme-piace-cosi

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “Interessante come l’autore viene invitato – in casa propria! – a smettere di scrivere ciò che pensa.”

    Ma per piacere, e cosa vogliamo fare i piccoli ghetti dove tutti i frequentatori si danno ragione l’un l’altro mentre il resto del mondo va da tutt’altra parte, tipo il sito dei marxisti leninisti del settimo giorno? Ragazzi, su’, sveglia. Dove cazzo vogliamo arrivare…

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “inflazione: in un momento di gravissima recessione, quando i prezzi a rigor di logica dovrebbero calare, dimostra senza bisogno di altre prove che il fenomeno. c’è, ed è ben tangibile”

    Le tasse non fanno parte del paniere, ma un po’, appena appena, specialmente quando esplodono, sui prezzi, incidono. Basti questo.

  • Anselmo
    Rispondi

    Le risate fanno sempre bene e mettono di buon umore soprattutto quando le letture sono comiche.

  • francesco
    Rispondi

    Esatto, non si capisce perchè chi ha idee diverse debba decidere cosa gli altri possano scrivere o dire soprattutto nel “proprio” spazio…

  • francesco
    Rispondi

    Molti commentano senza chiedersi se oltre il “3 inch spectrum” che ci viene proposto dal pensiero unico ci sia anche altro. Se le alternative sono ad esempio Obama-Romney o Bersani-Berlusconi è chiaro che aveva ragione Nixon che siamo tutti Keynesiani. Who’s Ron Paul?

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