In Economia, Esteri

fiscoDI EVGENIJ BASMANOV*

Alla fine del 2012, l’attore Gérard Depardieu, scontento per le alte tasse sul lusso della sua nativa Francia, decise di trasferirsi in Russia e di cambiare la propria cittadinanza. “La patria è dove l’imposta sul reddito è pari al 13 per cento”, concludeva il portale russo MK.ru, sintetizzando la mossa dell’attore.

Il sistema fiscale russo è, in effetti, molto più “leale” nei confronti dei cittadini che nella maggior parte dei Paesi europei, e non solo per le persone fisiche, ma anche per quelle giuridiche. Tuttavia, nonostante i tassi invitanti, la sua reputazione all’estero non è così alta. Secondo il ceo di Russia Consulting, Ulf Schneider, la colpa è del modo in cui i mezzi di comunicazione parlano della pratica fiscale in Russia.

Eppure, gli stranieri che hanno vissuto in Russia non si lamentano del sistema fiscale della Federazione. “Dal punto di vista legislativo, il sistema fiscale russo è valido e i funzionari si dimostrano sempre più disponibili nei confronti delle necessità e delle questioni sollevate dal mondo del business”, afferma Schneider.

Attualmente, l’imposta sul reddito delle società, in Russia, è pari al 20 per cento, mentre, nei Paesi dell’Europa Occidentale è superiore al 30 per cento. Le imposte sul reddito per gli individui, in Russia, è del 13 per cento, contro il 50 per cento della Germania. In Francia si era pensato di introdurre una tassa del 75 per cento sui grandi patrimoni, ma il progetto di legge è stato respinto dalla Corte Costituzionale.

Secondo l’esperto, le società straniere dovrebbero in ogni caso prestare maggiore attenzione alla pianificazione fiscale e affrontarla con un certo anticipo, prima di entrare sul mercato russo. Una volta selezionato un particolare regime fiscale, infatti, risulta praticamente impossibile cambiarlo. Il cosiddetto sistema semplificato di tassazione è altamente conveniente per le imprese, dal momento che le esenta, ad esempio, dal pagamento dell’Iva.

In ogni caso, gli ispettori fiscali russi avanzano a volte delle richieste, che, agli occhi degli uomini d’affari europei, potrebbero sembrare una contraddizione con il senso comune. Richiedono, ad esempio, che dalla base imponibile vengano dedotte solo le spese dei voli in classe economica, e non quelli in classe business.

Queste richieste – bizzarre dal punto di vista degli imprenditori occidentali – sono compensate dal fatto che i tribunali russi sono in grado di risolvere tempestivamente qualsiasi tipo di controversia fiscale. “In Russia, i contenziosi tributari rivengono risolti velocemente. Vi sono tre istanze, e il tutto si può risolvere in meno di un anno. Inoltre, le statistiche mostrano che circa il 70 per cento dei verdetti sono a favore del contribuente”, spiega Schneider.

Non si può dire, naturalmente, che il sistema russo sia perfetto. Secondo Schneider, una delle principali caratteristiche negative del sistema russo è la burocrazia: “I debiti d’imposta in Russia hanno un grande impatto sul modo in cui il sistema contabile viene gestito, dal momento che viene richiesta la compilazione di un gran numero di documenti. In Occidente, ad esempio, la fattura è un documento fiscale autosufficiente, mentre in Russia non è che un pezzo di carta, senza alcun valore particolare, che rappresenta semplicemente una richiesta di pagamento e niente di più. Non può essere utilizzata per regolare il bilancio o detrarre spese dalla base imponibile. C’è bisogno di tutta una serie di altri documenti aggiuntivi, come ad esempio l’atto di cessione o la polizza di carico. Non è così in Occidente”.

“Pertanto, le aziende occidentali devono prima di tutto studiare l’elenco dei documenti necessari per le detrazioni fiscali”, afferma Schneider e consiglia alle imprese straniere di affidarsi non solo ai servizi di un commercialista locale, ma anche a quelli di una società di consulenza. “Il ragioniere capo in Russia è una figura molto importante all’interno dell’azienda; l’amministratore delegato lavora a stretto contatto con il capo contabile, molto di più rispetto ai suoi colleghi europei. A volte, tuttavia, i ragionieri non sono sufficientemente lungimiranti in materia fiscale, per questo solo dei consulenti esterni possono applicare in maniera più efficace le leggi locali”, racconta Schneider. Solo questi specialisti sono in grado di trovare un modo per evitare di pagare troppe imposte all’atto di apertura della società, abbassare il tasso d’imposta sui dividendi, o ridurre la base imponibile mediante un ammortamento accelerato dei beni.

Dopo un attento confronto tra il sistema fiscale della Federazione Russa e quello francese, Schneider propende a favore di quello russo, e non solo per via dei tassi bassi e la capacità di risolvere rapidamente eventuali contenziosi tributari. “C’è un aspetto in cui la Russia è molto più avanti rispetto a molti Paesi dell’Ue. Si tratta di un sistema consolidato di documenti elettronici. In Russia, i documenti relativi a tutti i tipi di rimborsi fiscali – dall’Iva all’imposta sul reddito – vengono inviati online, e non per posta o corriere. Il sistema, molto efficiente, è entrato in vigore cinque anni fa. Inoltre, il Paese ha di recente varato una legge che prevede che tutto il flusso di documenti tra società-contribuenti venga digitalizzato. Da questo punto di vista, la Russia può essere considerato un Paese hi-tech”, conclude Schneider.

 

*Link all’originale: http://russiaoggi.it/economia/2013/05/14/falsi_miti_sul_fisco_russo_24125.html

 

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Mostrati 4 commenti
  • William
    Rispondi

    Begs the question: perchè i russi tengono i soldi a Cipro se la situazione fiscale in Russia è così vantaggiosa?

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      non so dirtelo con certezza, ma ho come il sospetto che 70 anni di comunismo rendano piuttosto diffidenti nei confronti dello Stato.

  • Alberto Caseggi
    Rispondi

    Se è per quello neanche ai tempi dell’Unione Sovietica i russi si lamentavano della pressione fiscale, neanche ai tempi di Stali e di Lenin si lamentavano per questo. Piuttosto erano preoccupati per altro ben più importante.
    Leggiti un po di storia chiaramente non quella fai da te.

  • jimmy
    Rispondi

    Grazie alla Redazione ed a Basmanov per l’interessante report, ma personalmente ritengo che per un liberista tutto ciò sia aria fritta ed anche puzzolente.
    Un liberista, anche minimale, ritiene che la tassazione debba essere:
    – tassazione diretta dello ZERO % sia sulle persone fisiche che sulle attività economiche esercitate in forma personale e/o individuale, con abolizione di qualsivoglia dichiarazione, registrazione, iscrizione, contabilità anche semplificata e/o forfettaria, etc etc;
    – tassazione diretta del 12,50% sugli utili/resti delle persone giuridiche in qualsiasi forma (srl, spa, etc), con un semplificatissimo bilancio annuale del tipo ricavi meno costi (utili) ovvero incassi meno spese (resti);
    – tassazione indiretta tramite iva del 3,5 % sui prodotti/servizi fondamentali (ad es. salute, istruzione, previdenza, abitazione, giustizia), del 7% sulla grande massa dei prodotti, e del 14% sui prodotti dannosi per ambiente/salute/convivenza (ad es. combustibili fossili, rifiuti, alcol, fumo, gioco, etc).
    Tutto qui, una nazione normale e civile non ha bisogno d’altro, almeno sul lato fiscale.
    Sono regole ed aliquote ragionevoli, che in altre nazioni funzionano benissimo ed assicurano la convivenza pacifica e proficua fra cittadini, imprese e stato.
    Quindi si può fare, non è vero che NON si può fare.
    Ovvio, in questo modo lo stato non incassa più 750 miliardi di euro annui, ma questi sono cazzi suoi e dei suoi stipendiati.
    Ma anche per questo esiste la soluzione: suggerisco allo stato italiano (dopo aver liberato le energie imprenditoriali con le semplici norme fiscali di cui sopra) di mettere a frutto il suo immenso patrimonio pubblico (tutto, Quirinale compreso), che “vale” oltre 4.000 miliardi di euro.
    Ad un normale tasso di rendimento del 5%, il patrimonio pubblico italiano rende 200 miliardi annui, che adesso invece non solo non entrano, ma addirittura escono sotto forma di spese di mantenimento.
    200 a mettere + 200 a togliere fa quattrocento.
    Poi ci sono anche le soluzioni eleganti e moderne sulla spesa, ma sorvoliamo.
    Come si vede, le soluzioni esistono e sono persino banali.
    Quella che manca è solo la consapevolezza (e per quella ci siamo noi liberisti e questo sito più qualche altro) e la volontà.
    Ma per la volontà, bisogna che gli italiani si sveglino.
    A giudicare dalle recenti elezioni, il 25% degli italiani giustamente non vota, il 50% continua a dormire/russare, ed il 25% è caduto in una trance grillina.
    Resta solo la soluzione individuale: chi ha occhi, testa e gambe, se ne va via. Anche in Russia, se crede, ma io preferisco altre nazioni.

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