In Anti & Politica, Economia

letta-UEDI MATTEO CORSINI

“C’è un intervento molto significativo quest’anno: nel 2013 abbiamo fatto 1,7 miliardi di tagli alla spesa pubblica. E’ una scelta significativa, importante”. (E. Letta)

Ad ammettere che in cinque mesi l’azione più riuscita del governo che presiede sia stata quella di rimandare – prova ne sia che ancora oggi si discute di Imu e Iva, quando il governo, per bocca dello stesso Letta, si era impegnato a trovare una soluzione entro fine agosto – il presidente del Consiglio non ci pensa nemmeno. La cosa che a mio parere nessuna persona dotata di buon senso dovrebbe aspettarsi, tuttavia, è una riduzione del carico fiscale.

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Non a caso l’abolizione dell’Imu (ancora messa in dubbio, peraltro) sulla prima casa verrà (più che) compensata dalla nuova “service tax” (usando l’inglese probabilmente il governo pensa che gli italiani paghino più volentieri). Nessuna persona dotata di buon senso pensa debba aspettarsi anche ciò di cui l’Italia avrebbe maggiormente bisogno, ossia un drastico taglio di spesa pubblica accompagnato da riduzione del numero (oggi esorbitante) di consumatori di tasse. Letta, probabilmente senza rendersi conto di quanto sia ridicola la sua affermazione, annuncia con tono quasi trionfale di aver tagliato 1,7 miliardi di spesa pubblica. La definisce “una scelta significativa, importante”. Peccato che nel frattempo abbia promosso l’assunzione/stabilizzazione di un numero imprecisato di cosiddetti precari della pubblica amministrazione, come se prima di tale decisione i dipendenti pubblici (un esercito che si aggira sui 3,5 milioni) scarseggiassero. Ammesso che il dato citato da Letta sia veritiero (e non è assurdo non ritenerlo tale), si tratterebbe in ogni caso di un non certo immenso 0,2 per cento della spesa pubblica annua. Dubito che chiunque si trovasse a dover far quadrare i conti di una famiglia o di una impresa potrebbe citare trionfalmente una limatura dei costi dello 0,2 per cento, partendo da livelli in proporzione simili a quelli della spesa pubblica italiana.

Con l’avvicinarsi della discussione della legge di stabilità, tra l’altro, dal ministero dell’Economia hanno già iniziato a mettere abbondantemente le mani avanti: dato che serviranno almeno 4-5 miliardi, non si faccia conto su tagli di spesa, perché ormai gli importi relativi al 2013 sono stati stanziati quasi per intero. Ricapitolando: il governo è in carica da fine aprile, ma Letta e colleghi in cinque mesi non hanno trovato altro che (forse) 1,7 miliardi su 800 da tagliare, e adesso dicono che per quest’anno tagliare spesa diventa ormai impossibile. Suppongo che, ammesso che sopravviva all’inverno, il governo troverà il modo di evitare tagli di spesa anche nel 2014. Nel frattempo, ovviamente, qualche nuovo balzello o innalzamento di balzelli già esistenti lo riusciranno a mettere. In quel caso la parola “impossibile” è assente dal vocabolario.

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Commenti
  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Se una porta un cognome che fa rima con : macchietta, barzelletta, cunetta, colletta, arietta, fialetta, disdetta, frangetta, motoretta, operetta, pancetta, e per finire PUGNETTA, cosa volete stare sentire uno così ?

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