In Anti & Politica, Economia

epifaniDI MATTEO CORSINI

“Siamo il partito del fisco equo e giusto”. (G. Epifani)

Quando andavo alle scuole elementari (all’epoca non si chiamavo primarie), la maestra mi insegnò che quando si parla e, ancora di più, quando si scrive, è buona abitudine evitare di appesantire la frase con parole inutili. In questa succinta frase di Epifani gli aggettivi non sono solo inutili, bensì contribuiscono a diffondere un messaggio che contrasta con la realtà dei fatti. Se si fosse limitato a dire “Siamo il partito del fisco”, la sua affermazione sarebbe stata ineccepibile. Non starò qui a ripetere perché il fisco non possa essere né equo, né giusto, se non nelle valutazioni soggettive di chi quel fisco lo disegna o da esso trae vantaggi.

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Vorrei, piuttosto, ricordare che il partito (e le precedenti denominazioni del partito stesso) del quale Epifani è segretario pro tempore ha introdotto o appoggiato tutte le tasse introdotte in Italia almeno negli ultimi tre lustri. Si trattasse dell’Irap, della tassa per entrare nell’euro, delle patrimoniali vestite da imposte di bollo o di Irpef, il Pd e i suoi antesignani non si sono mai stracciati le vesti per ridurre la pressione fiscale. A onor del vero va detto che il principale avversario del Pd ha sì promesso riduzioni di tasse a ripetizione, facendo poi l’esatto contrario quando era il momento di far quadrare i conti (peraltro con esiti non esaltanti).

Direi, allora, che sarebbe più corretto indicare nel Pd il partito del fisco di centro-sinistra, e nel Pdl (o di quel che ne resta) il partito del fisco di centro-destra. I primi convinti di volere un fisco equo e giusto, i secondi fautori di un fisco meno pesante. Entrambi, alla prova dei fatti, responsabili del costante aumento della pressione fiscale

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Mostrati 5 commenti
  • Sigismondo di Treviri
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    Epifani non è scemo. Dopo sessant’anni di indottrinamento, sa che all’italiano basta fargli sentire le parole ‘equità’, ‘giustizia sociale’, ‘solidarietà’ perchè iniziano a vibrargli

  • M.valter
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    La realtà è che lo stato in Italia costa 4 volte di più che in Germania e al tempo stesso chi ha una partita iva paga 3 volte le tasse di un tedesco.
    E nonostante tutte le balle che racconta Letta la politica continua imperterrita nella direzione dello sperpero statale. Con quali prospettive vuole attirare gli investitori in Italia? Garantendogli una tassazione in continua crescita e una manovalanza di bamboccioni buoni solo a scioperare? Ma mi faccia il piacere..

  • Giuseppe
    Rispondi

    Cosa ci si può aspettare da un consumatore di tasse, per di più privilegiato, come Epifani, sindacalista prima e politico poi (due modi per vivere negli agi senza lavorare)?
    Diminuire la spesa pubblica non se ne parla nemmeno. Il governo Letta ha dato da tempo l’OK per l’assunzione a tempo indeterminato (ad esaurimento di graduatorie) di 26000 insegnanti di sostegno precari (26000!). Ciascuno di loro ha un paio di ragazzi da seguire e lavora una media di 3 ore al giorno; ciascuno di loro aspetta il posto fisso per poter vivere finalmente tranquilli a spese della collettività. Sono questi i nostri nemici. A questi bisogna iniziare a fare guerra.

  • Liberty Defined
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    In un paese con le imposte progressive parlare di fisco giusto, equo (e solidale) mi sembra un’altra presa in giro… Per quelli come epifani lo stato viene prima dell’individuo, quindi è lo stato che ha diritti sul 100% del nostro reddito ed è così buono da lasciarcene una percentuale per vivere; per chi è libertario è proprio l’opposto, l’individuo è proprietario del 100% del frutto del proprio lavoro e può decidere di donarne una parte allo stato…

  • gastone
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    la incame tax o tassa sul reddito è il fiore all’occhiello della nuova barbarie dell’ultimo secolo.
    non avesse il federal reserv sistem, preso il controllo del sistema monetario mondiale, non ci sarebbe stata l’esigenza della introduzione della tassazione dei redditi a sostegno della incontrollata produzione di denaro dal nulla.
    l’incame tax è di fatto una vergogna della sedicente civiltà occidentale, parlare di equità e giustizia impositiva piuttosto che della democraticità di tecniche di imposizione progressiva, è semplicemente equivalenete alla ostentazione della propria vergogna.
    il concetto di libertà da lungo tempo oggetto di sevizie e maltrattamenti semantici, verrà ricordato dai più come una condizione della barbarie individuale ..fino al giorno in cui presenterà il conto..economico 100% tax slave.
    non sarà una passeggiata per l’individuo, non lo sarà per lo stato.

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