In Anti & Politica, Economia

Inferno_ParadisoDI STEFANO BISOGNI

Molti dei temi proposti mi lasciano alquanto perplesso.

1) In primo luogo la crisi è causata non dal debito pubblico ma dall’eccessivo peso dello stato nelle nostre vite. Il costo eccessivo dello stato e della politica incide sul livello delle tasse e, dato che sono troppo elevate, fanno chiudere le attività private che sono l’unica risorsa di ricchezza di questo paese.

2) Lo stato, come lo conosciamo è un costo e non un guadagno. Tutto ciò che spendiamo per lo stato è denaro perso! Infatti ci possiamo curare, istruire, e altre belle cose, privatamente e a costi molto più bassi… circa un terzo. Infatti la sanità pubblica “gratuita” ci costa in tasse e in ticket (che ha ormai raggiunto il prezzo pieno della prestazione) quanto 3 assicurazioni private a copertura completa + 3 check-up all’anno). La scuola pubblica costa a studente 6 volte tanto quanto quella privata vera e di qualità. Nessuno se ne accorge perché non la paga direttamente. (Qualcuno dirà che la nostra scuola pubblica e università è buona… ma ricordo a tutti che non c’è una università italiana tra le migliori 100 al mondo, che siamo appena sopra la Grecia come grado di istruzione, e che abbiamo il doppio di insegnanti rispetto alla media europea….)

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3) I dipendenti statali e parastatali hanno un esubero del 60%, ovvero a parità di servizi offerti dallo stato (di scarsa qualità), 6 su 10 non servono e percepiscono uno stipendio che in realtà è un’esproprio a chi lavora e produce rischiando in proprio.
Circa 2.500.000 dipendenti statali e parastatali andrebbero licenziati domani per sperare in un rilancio dell’economia fra 5 anni. Intanto vi ricordo che i 3.500.000 disoccupati vengono tutti dal mondo privato e nessuno da quello pubblico che non ha fatto tagli. Queste sono tutte tasse che non vengono pagate perché imprenditori e dipendenti PRIVATI non possono più lavorare perché non possono competere.

4) Il livello di tasse per poter tornare a crescere e per competere con le economie più forti non può superare nel complesso (tasse indirette + tasse dirette) il 15%… io come azienda pago l’80%… infatti porterò l’azienda in Svizzera dove la tassazione è del 12%.

5) La ridistribuzione della ricchezza è la più grossa ingiustizia che ci sia. La ricchezza prodotta è un bene privato e non pubblico. Se per vivere hai bisogno di estorcere i denari altrui, significa che sei un parassita, uno che ruba. Quindi lo stato dovrebbe erogare e far pagare i servizi solo a coloro che decidono di utilizzarli e di contribuirvi. In altre parole se io decido di mandare mia figlia in una scuola privata, visto che mi arrangio e non peso sulle infrastrutture statali, non dovrei nemmeno pagare le tasse sulla scuola pubblica. Se non guardo la Rai perché mi fa schifo, non capisco perché devo pagarla.

6) La solidarietà è SEMPRE un atto volontario! Quando la solidarietà è forzosa per aiutare chi noi non riteniamo debba essere aiutato, quello è furto e rapina!! Lo stato non si deve occupare di solidarietà ma se vogliono devono essere i cittadini stessi ad associarsi per aiutare questo o quello.

7) Il bene comune non esiste! E’ una delle scuse peggiori usata per rubare i soldi altrui. Chi decide come spendere e quanto spendere? La politica e lo stato. Qui sta l’errore più grosso. Deve essere il cittadino a decidere quanto e per cosa spendere e lo stato deve esistere in misura a quanto vuole il cittadino. Il contrario porta alla peggior dittatura corrotta e criminale che esista… l’attuale.

8 ) Nulla è sacro… ne lo stato, ne l’unità nazionale e tanto meno la costituzione. L’unica cosa sacra è il diritto individuale al mantenimento della propria ricchezza, proprietà e famiglia.

9) L’evasore totale non esiste perché esso paga le tasse comprando la benzina, pagando i generi alimentari, viaggiando in treno, pagando le bollette di luce, acqua e gas… e le paga in quantità molto di più che non in altri paesi. Non credete mai ai dati sull’evasione poiché se avessero minimamente idea di chi evade lo avrebbero già sanzionato. In più l’evasione totale + le tasse raccolte sono inferiori alle spese dello stato.

10) Tutto quello che fa lo stato il privato, in regime di libera concorrenza, lo fa meglio e a minor prezzo. Meno lo stato fa e meglio è!

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11) Con il sistema pensionistico attuale nessuno matura la pensione, ma la regala ad altri. Nessuno percepisce i soldi che ha messo da parte, ma solo quelli che toglie a chi lavora e produce. In questo modo con questa crisi presto non percepirete più le pensioni, o solo metà di quanto vi aspettate di ricevere.

12) Molti di voi se la prendono con la politica che è effetto e poco causa e che in percentuale incide sul declino per un 5% (parlo di costi). Sparando sempre e solo sulla politica perderete di vista il vero problema che è questo stato anarchico (cioè che non potete controllare), che è configurato per respingere qualsiasi proposta e azione di cambiamento e controllo che arrivi dal basso. In altre parole il danno economico creato dallo stato è molto più elevato di quello della politica.

13) Lo spreco dello stato è 1.000 volte peggiore dell’evasione fiscale che tra l’altro è, per così dire, un reato diffuso al 50% tra i dipendenti statali che godono di orari agevolati e che quindi possono fare e fanno lavori in nero.

Per concludere… se volete la crescita scordatevi di questo stato, di questo welfare e questa di unità del paese.

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Showing 12 comments
  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    Ottimo Stefano!

  • Claudio Romiti
    Rispondi

    Ineccepibile!

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Sottoscrivo punto su punto!

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Sintetico.
    Incisivo.
    Efficace.
    Vero.

  • Mister Libertarian
    Rispondi

    Molti non hanno ancora capito che ogni lira spesa dal settore pubblico è sottratta al settore privato, e che ogni assunto (parassitario) nel settore pubblico provoca un licenziamento nel settore privato.

    L’unico modo per ridare fiato alle imprese private è licenziare 2-3 milioni di dipendenti pubblici, dargli una partita iva, e dirgli di rimboccarsi le maniche cercandosi o inventandosi un lavoro vero, come hanno fatto a Cuba con 400.000 persone.).

    Non c’è peggior egoismo sociale di chi pretende di vivere col denaro pubblico. La Chiesa dovrebbe condannare come peccatori e nemici del bene comune tutti coloro che ricevono ogni anno più di 15.000 euro dallo stato.

  • luca
    Rispondi

    Sottoscrivo tutto tranne che in Svizzera c’è il 12% di tassazione.

    • Gabyzen64
      Rispondi

      Ed a quanto sarebbe genio?? Illuminaci…

      • FrancescoL
        Rispondi

        In svizzera la tassazione varia e molto da cantone a cantone in buono stile federale, così uno se vuole puo’ spostarsi dove è più conveniente

      • leonardofaccoeditore
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        Esiste anche una flat tax all’1,8%, cantone di Obvaldo!

  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Pienamente d’accordo. Ma purtroppo fino a quando dovremo pagare gli interessi passivi del debito pubblico, anche quello peserà sulle nostre tasche. Che i soldi vadano ad un parassita, lo stato o ad un altro parassita, la banca che stampa i soldi e ce li presta, personalmente non mi cambia nulla. Sempre derubato sono.

  • Leo
    Rispondi

    Ho qualche perplessità sul punto 3. Mi spiego: se domani mattina licenziassimo i duemilioni e 500.000 dipendenti pubblici, non credo che alla situazione attuale, il paese riprenderebbe a crescere. Almeno non nell’immediato. Crescerebbe solo l’instabilità politica, con personaggi come Grillo, Ferrero e Alemanno a farla da padroni. Viceversa, se venisse innanzitutto attuata una riforma del lavoro, degna di questo significato, tramite abolizione del contratto nazionale del lavoro, della cassa integrazione, del salario minimo…. (sì perché in basilicata la vita non costa quanto a Milano)… allora si potrebbe attuare un graduale, ma sempre più massiccio alleggerimento del settore pubblico, in quanto tali soggetti avrebbero la possibilità, senza alcun alibi di essere reintegrati nel privato, tornando così alla produttività.

  • Leo
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    Dimenticavo, abolizione della vertenza sindacale o quantomeno equiparazione di quest’ultima alla querela, con limite massimo di 90gg per la presentazione.

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