In Anti & Politica

tempoDI MAURO GARGAGLIONE

C’è un solo modo per rendere un welfare state un sistema irriformabile, rendere negli anni la popolazione sempre più bisognosa di assistenza pubblica. Per poterlo fare occorrono alcuni ingredienti che le democrazie moderne hanno messo a disposizione dei governanti.

1 – Una scuola pubblica che ammaestri le generazioni alla superiorità della collettività ripetto al valore del singolo individuo e fornisca un’istruzione di livello sufficientemente basso da non credere che è l’individuo che fa la differenza.

2 – Una religione i cui rappresentanti riconoscano, per convenienza e pusillanimità la superiorità dello stato, che ammaestrino i credenti sulla superiorità morale della dell’obbedienza alle leggi della politica che deve guidare e accudire l’individuo dalla culla alla tomba, invece che al valore del duro lavoro per arrivare ad arricchirsi e la ribellione al parassitismo e alla prepotenza.

3 – Uno stimolo a tutti i livelli degli istinti gregari della massa e l’isolamento di tutte le forme di pensiero fuori dagli schemi. E’ tollerata (e foraggiata) una certa dose di violenza per mostrare alle masse cosa succederebbe se non ci fosse lo stato a proteggerle.

Il combinato disposto di queste ricette applicate generazione dopo generazione ottiene un effetto molto interessante, fa aumentare la paura nelle persone e quindi il desiderio di protezione e sicurezza. Spegne ogni ambizione di miglioramento lasciando il campo al dominio di individui con istinti predatori molto sviluppati. Costoro si mettono a fare politica, solo una minima parte delinque nel modo tradizionale perchè per avere successo nella grande delinquenza ci vogliono doti di eccellenza che il politico medio non possiede.

Non rimane che una massa indolente, nervosa ogni volta che vede a rischio quel poco che pretende spettargli di diritto e che si aspetta dallo stato, un deterioramento della qualità della vita, una massa di gente diffidente e scorbutica che si crogiola in passatempi creati ad arte dal potere al governo per distrarli.

Siccome anche quel poco, ma sicuro, di cui la gran massa di cittadini si accontenterebbe deve essere prodotto dal lavoro di qualcuno, e siccome i produttori di ricchezza diminuiscono all’aumentare dei bisognosi di elemosina statale, si arriva inevitabilmente alla bancarotta economica e al crollo di un sistema che un popolo di persone maggiorenni e responsabili ricostruirebbe su basi di libera concorrenza e meritocrazia, ma uno stato popolato da castrati morali quale quello italiano farebbe scivolare nuovamente in uno stato di polizia ancora più violento.

Mi spiace ma questo è lo scenario che prefiguro per questa massa di derelitti che mi fanno vergognare di esser nato in Italia e parlare questa lingua. Se non riuscirò in qualche modo a portar via la famiglia da qui, o almeno a fare in modo che le mie figlie trovino un futuro all’estero, lo considererò il fallimento della mia vita.

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Mostrati 13 commenti
  • renato.drg
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    Beh che dire, visto che siete dei fighetti che lavorate sodo, che producete ricchezza, e che considerate il walfare una cosa da derelitti, andate negli USA a pagarvi la sanità a 1000 dollari al mese alle assicurazioni a pagarvi le scuole private da 6 o settemila dollari all’anno a pagarvi le pensioni da fame ai fondi che usano i vostri soldi per fini per nulla trasparenti.Io mi tengo il walfare da bravo derelitto italiano che crede a una stato che ha come primo compito di garantire il benessere di tutti. Non è un bell’insegnamento quello dell’individualismo e del profitto a tutti i costi.

    • FrancescoL
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      Bel benessere che garantisce il tuo stato caro renato. A me toglie il 70% del mio reddito senza contare il resto. Peccato che tu voglia tenerti il welfare pagato obbligatoriamente da tutti. Ho visssuto in usa e le cose non stanno come dici tu. A parte che la maggior parte delle scuole è statale come piace a te ma la sanità privata almeno fino all’avvento del ACA(obamacare) costava poco rispetto al servizio. (io per esempio pagavo 150$ al mese). Poi perchè mischi il profitto a tutti i costi che non c’entra nulla. Qui si parla di libertà di scegliere, dov’è la libertà quando sono obbligato ad usufruire di servizi che magari non voglio, e se non ne usufruisco devo comunque pagarli. Spero tu non debba mai usufruire della sanità pubblica italiana che è tutto meno che gratuita, mia madre se non andava nel privato probabilmente sarebbe morta nell’attesa di un’operazione.

      • renato.drg
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        beh certo se costava poco avevi poco e non so come hai potuto spendere così poco.Io ho letto che minimo costa 400-500 dollari al mese e lievita in caso di famiglia a carico e se uno rimane disoccupato è fregato. Come esempio di nodello sanità è veramente scusate la parola uno schifo.Tu mi dirai, che se non ci sono le tasse sul lavoro che vengono usate per pagare la si guadagna di piu.Quanto guadagna un operaio negli USA? facciamo un conto: 3000 dollari lordi, ma poi deve pagare l’assicurazione sanitaria, il mutuo o l’affitto, le tasse sul lavoro che cmq ci sono. Insomma gli USA sono la nazione che maggiormente si avvicina alla concezione liberista-austriaca del libero mercato e niente tasse(impossibile niente tasse pura utopia, impossibile la non esistenza di uno stato, pura utopia). insomma anche in una civiltà senza l’esistenza dello stato quindi senza tasse( che ripeto è pura utopia per diversi motivi legati all’inflazione che si creerebbe) tutta sarebbe enormemente piu precario e il futuro sarebbe perennemente incerto.

        • renato.drg
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          charisco una cosa: in una ipotetica situazione di una società globale senza stati ci sarebbero due opzioni: o ci sarebbe troppa moneta in circolazione , o ci sarebbe troppa poca moneta in circolazione,cioè non ci sarebbe una situazione di equilibrio. Mancando uno stato che usa le tasse per controllare l’inflazione, le banche centrali ( ce ne sarebbero diverse a seconda dei tipi di moneta circolanti se ho ben capito la teoria libertaria) sarebbero l’unico ente che ha una autorità in termine di distribuzione della moneta. Non capisco come una banca centrale riuscirebbe a garantire la stabilità di una moneta in una società globale senza stati.

          • Stefano Nobile

            posa la grappa

  • Ildebrando
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    Secondo l’ opinione di Renato è meglio il welfare pagato 2 volte, all’ italiana

  • CARLO BUTTI
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    Di parlare una lingua che ha insegnato per secoli la cultura a tutto il mondo(quando l’Italia era un’espressione geografica, ma la musica di Rossini deliziava Metternich) non mi vergogno affatto. Di essere cittadino d’uno Stato-nazione (che è cosa diversa dalla patria, a patto che uno possa scegliersela e nessuno possa imporgliela col passaporto) mal nato, peggio cresciuto e deplorevolmente ridotto, sì. Ma il welfare non l’abbiamo escogitato noi, è invenzione tedesca (Bismarck), ripresa dal fascismo e portata a gran lustro dal nazismo, fatta propria dall’America di Roosevelt e più tardi dall’Inghilterra di Beveridge, per non parlare del mitizzato modello scandinavo. L’Italia repubblicana, come sempre, ha copiato male e in ritardo quel che gli altri avevano fatto meno peggio. Il modello dell'”economia sociale di mercato”, dove il “sociale” finisce di distruggere il “mercato” (come se questo non fosse di per sé un meccanismo squisitamente sociale, fondato com’è sulla collaborazione spontanea di agenti liberi!) appariva vincente prima dell’implosione del sistema sovietico, in quanto sembrava proporre un sistema capace di coniugare la libertà individuale e l’efficienza economica alla giustizia redistributiva, laddove il comunismo storicamente costituito aveva garantito quest’ultima a scapito di quelle. Crollati i regimi a economia pianificata, doveva finire la Storia, come un bello spirito che aveva mal rimasticato Hegel ebbe il coraggio di scrivere; e invece non è finito un bel nulla: anche i regimi cosiddetti liberal-democratici, ormai snaturati da un interventismo pubblico abnorme, hanno cominciato a dimostrare la loro insostenibilità. In questa situazione ben poco confortante l’Italia è tra i Paesi peggio messi. Come finirà? Non lo so, ma in ogni caso sarà la fine non soltanto dell’Italia. E non credo, come ho già avuto modo di dire e di ripetere, che le secessioni a catena siano la soluzione: come nell’Ottocento non è stata una soluzione ai problemi d’allora quella degli Stati-nazione, a dispetto dei generosi ideali di chi ci ha creduto. La Storia, purtroppo, va quasi sempre per una strada diversa da quel che si spera: è l’eterogenesi dei fini.

    • Mauro Gargaglione
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      Vorrei ricordare che la civilità che abbiamo regalato al mondo a piene mani non è figlia dell’Italia. Quando c’era il Rinascimento l’Italia non c’era. Dal 1860 in poi il rubinetto della civiltà che esportavamo si è praticamente seccato.

      Di veramente nuovo al mondo abbiamo regalato la deformazione statalista denominata fascismo di cui deteniamo il copyright che è servito da modello perfino al caporale austriaco.

      Altro francamente non ricordo. Al netto del buon vino, della buona cucina e della canzone napoletana.

  • Guglielmo Piombini
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    Concordo con la tua amara analisi, Mauro. Per fortuna abbiamo l’esempio di un paese mille volte più civile del nostro a pochi passi, la Svizzera (anche se, come scrive oggi Paolo Pamini, i politici elvetici stanno facendo di tutto per rovinarlo).

    • Mauro Gargaglione
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      Onorato, grande Piombo!

    • Stefano Nobile
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      i politici sono politici. Ovvero gente totalmente incapace la cui unica occupazione è insegnare agli altri come vivere. Questo ovunque nel mondo.

  • CARLO BUTTI
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    La civiltà che abbiamo regalato al mondo non è figlia dell’ Italia Stato-nazione ma dell’Italia in senso storico-culturale sì. Quando Dante e Petrarca parlavano dell’Italia esprimevano forse un concetto privo di senso? Il “bel paese là dove il sì sona” era il vaneggiamento d’un pazzo? La lingua in cui Galileo Galilei scrive i suoi trattati non è uno splendido italiano? A quale lingua appartengono i termini della nomenclatura musicale, usati in tutto il mondo? Quando al Metropolitan di New York si rappresentano l”‘Orfeo”” di Monteverdi o Le Nozze di Figaro” di Mozart, il testo in che lingua è cantato ? In italiano o in ostrogoto, visto che ai tempi in cui quelle Opere furono composte l’Italia Stato-nazione non esisteva? Quando al tempo di Shakespeare in Inghilterra si parlava dell’Italia come “giardino d’Europa”, si alludeva a una fantomatica Atlantide o a un territorio segnato sulle carte ? Quando Metternich- persona colta e intelligente- parlava dell’Italia come “espressione geografica” ma in cuor suo preferiva di gran lunga l’italiano Rossini al tedesco Beethoven aveva ben chiara la distinzione fra cultura italiana e Italia Stato-nazione. Oggi qualcuno continua a confondere: eppure non mi sembra così difficile. Forse che non esistono un dialetto milanese, ricco di una letteratura di prim’ordine, e una cultura ad esso connessa, perché non esiste uno Stato-nazione meneghino? Nel Seicento il milanese Carlo Maria Maggi scriveva opere teatrali in cui i personaggi umili parlavano in dialetto, i personaggi dei ceti più alti in italiano, o in una lingua che contaminava italiano e dialetto. E per finire: in un recente, pregevole saggio (“L’italiano nascosto” di Enrico Testa, Einaudi) si dimostra che, prima dell’Unità, esisteva in Italia, accanto alla lingua dotta dei letterati, lontanissima dall’uso, un italiano comune, scorretto e sgangherato ma assai vivace, diffuso anche fra i ceti più bassi; una “lingua d’espediente”, come la chiamava Ugo Foscolo, intesa da Torino fino a Napoli (quanto alla civilissima Svizzera, vi si parla un italiano che mette i brividi: “proibita l’entrata” per “vietato l’ingresso”, “transenna ” per “scaffale” e altre amenità del genere).

  • Pedante
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    http://zebuk.it/2013/03/il-paese-di-solla-sulla-dr-seuss/

    Lettura obbligata prima di fare le valigie.

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