In Anti & Politica

rivolta_atlanteDI ALESSANDRO MARCHI

Sembra che, ultimamente, l’obiettivo di molti sia quello di riesumare il liberalismo. Ci sono schieramenti (relativamente) nuovi che si propongono di risollevarne le sorti e in molti si chiedono perché non sia possibile vedere raccolti i (pochi) liberali sotto un’unica bandiera. Ma perché non dare vita a un’unica coalizione? Questo dipende essenzialmente dal fatto che la crisi del liberalismo è stata così profonda e la vittoria del socialismo (inteso come social-democrazia) è stata così netta, che ha confuso il concetto stesso di libertà, di individuo, di diritto e di stato. I liberali stessi confondono il carattere del liberalismo e, quando iniziano discussioni su tale argomento, in molti si stizziscono e, offesi, accusano i critici di essere arroganti, di credersi i detentori della conoscenza assoluta. Alcuni addirittura hanno proposto l’idea di continuare a essere liberali senza però farsi chiamare come tali: il liberalismo è solo un’etichetta e per evitare polemiche su chi è più liberale, basta smettere di definirsi come tali.

E in effetti non è poi una cattiva intuizione: se non si ha idea di quello che è liberalismo, se si spera di arrivare al potere per gestire la vita della gente, se si pensa alla coalizione migliore per poter arrivare in parlamento, come spettatori pagati, allora, sì, smettete i panni di liberali e rivelatevi, socialisti!

I tentativi di riesumare il liberalismo, quindi, al momento, sono stati tutti fallimentari anche perché solo pochi, gli indipendentisti e il ‘movimento intellettuale ‘ vicino a Leonardo Facco, hanno colto la necessità di portare avanti anche (e soprattutto) il carattere rivoluzionario e di contestazione proprio del liberalismo. Un programma politico che si propone di diminuire cinque punti di spesa in cinque anni avrà forse una carica accattivante? Sarà, è vero, forse saggio, forse ben consapevole della realtà economica dello stato italiano, ma che diamine di forza avrà nell’accontentarsi di così poco? Per non parlare del fatto che se l’obiettivo massimo è così basso, magari ci si accontenterebbe anche di due punti e mezzo in cinque anni. Quindi si spera di ricever voti per la peculiarità di esser l’unico partito a voler abbassar le tasse? Sembra proprio che non ci sia la rabbia che dovrebbe avere un liberale ‘ferito’ da un potere statale padrone assoluto della scena. Anzi, i programmi a volte si sovrappongono con quelli nostri antagonisti: la lotta all’evasione fiscale, in un contesto come il nostro, accerchiati come siamo da forze socialiste, non deve esser un punto di appoggio di una campagna liberale.

Le sorti dell’autore di questo articolo son quelle di sentirsi accusare, come prima spiegavo, di voler fare il liberale integralista che si vuol elevare a docente di liberalismo. Forse per certi aspetti è anche vero: sentir parlare di accordi politici che permetterebbero di raggiungere la soglia di sbarramento per portar due liberali nella ‘bocca di Sauron’, mi rattrista.

Le soluzioni devono essere trovate al di fuori dell’arena politica, non abbiamo la forza per competere su quel terreno: abbiamo bisogno di portar la competizione su un altro piano, con forza opporci allo stato in tutte le sue forme, esser pronti a giocarci tutto per arrivare a vederci liberi dai vincoli (ormai) asfissianti del governo.

Il liberalismo è anzitutto una teoria politica che si occupa della limitazione del potere. C’è qualcuno che possa davvero pensare di poter limitare in qualche modo un potere così forte, così radicato anche nelle vite e nelle teste della gente? Possono ‘due gatti’ che si definiscono liberali ma che poi, nella sostanza, liberali non lo sono nemmeno poi tanto, andare contro un colosso così strutturato? Se ce l’ha fatta Grillo, direte voi, possiamo anche noi. Ve lo auguro ma, nel frattempo, evitate di parlar di libertà perché il corpo che avete riesumato e che credevate fosse quello del liberalismo, in realtà non lo è: avete sbagliato.

Post suggeriti
Mostrati 2 commenti
  • Alberto Veneziano
    Rispondi

    Totalmente d’accordo. La battaglia è culturale.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Io mi sforzo di vivere da libertario. Non è agevole in un mondo come questo. Ma tento di dare un esempio decente a chi mi frequenta.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca