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ALFANOLETTADI MATTEO CORSINI

“Non è vero che si voterà l’anno prossimo, perché abbiamo bisogno di tempo per diminuire le tasse e realizzare un programma ambizioso”. (A. Alfano)

Angelino Alfano, leader del Nuovo Centro Destra, un partito per il quale, a giudicare dalla storia recente, suppongo si contino più convegni che sostenitori/elettori, ha voluto ribattere agli ex amici di Forza Italia che ritengono questa legislatura destinata a durare non più di un altro anno. La posizione di Alfano è politicamente comprensibile: le elezioni rischierebbero di lasciarlo fuori non solo dal Governo, ma anche dal Parlamento.

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Si può capire, quindi, che cerchi di esorcizzare ogni ipotesi di voto anticipato, sperando, da qui al 2018, di aver trovato il modo di garantirsi una permanenza quanto meno in Parlamento. La tensione, però, può fare brutti scherzi; può indurre cioè le persone, pur considerando che si tratta di politici, a esagerare un po’ troppo con i proclami. Cosa significhi “programma ambizioso” non è meglio specificato, e volendo essere maligni si potrebbe ipotizzare che l’ambizione sia proprio quella di riuscire a garantirsi la permanenza in Parlamento anche la prossima legislatura. Più chiaro e certamente inequivocabile è il riferimento al “diminuire le tasse”. Chiaro è che nel 2014 non ci sarà alcuna riduzione di tasse, ma altrettanto chiaro, a mio parere, è che la riduzione con questo governo non arriverebbe neanche se la legislatura finisse non nel 2018, ma nel 2038. Spero di sbagliarmi, ovviamente, ma già l’ipotesi di tagliare il cuneo fiscale aumentando altre tasse (come hanno disordinatamente dichiarato il presidente del Consiglio e alcuni ministri o economisti del PD) e la decisione di concedere ai sindaci di aumentare la Tasi non sono un buon punto di partenza.

I ministri del NDC, tra l’altro, non brillano per apertura all’idea di ridurre la spesa dei rispettivi ministeri, e senza una corposa riduzione della spesa pubblica il taglio delle tasse resterà sempre, più che un’ambizione, una autentica chimera. O un proclama vuoto che suona come presa per i fondelli nei confronti di chi paga le tasse

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