In Esteri

SVIZZERADI MAURO GARGAGLIONE

La Repubblica Federale Svizzera ha chiesto con apposito referendum agli abitanti dei suoi cantoni se fossero stati disponibili a finanziare con le loro tasse il nuovo traforo del Gottardo. Quest’opera è lunga cinque volte la galleria della TAV e costa quanto, se non più, del MOSE o dell’EXPO.

Per quattro cinque anni le due tesi, pro o contro, si sono confrontate. Conviene, non conviene, si rovina il territorio, si preserva il territorio? Poi, tutti alle urne. I cittadini hanno deciso a maggioranza che andava fatto. Ora è in via di completamento. Niente bombe molotov, niente arresti anarchici, niente caschi, volti coperti, mazze e mazzette, niente guerra civile. Soprattutto, niente finanziamenti europei da spartirsi.

Chi mi conosce sa che non ho molto amore per la democrazia. In realtà non è vero. La democrazia è solo un mezzo, mai un fine, è uno strumento. Io non sono contro il martello pneumatico, sono contro il martello pneumatico per piantare chiodi nei muri per appendere quadri. In una comunità di gente che condivide certi valori, la democrazia è uno strumento adattissimo.

Quindi il problema è la forma dello Stato, non il regime. Immaginate una Repubblica Federale Italiana nella quale i cittadini veneti vengono interpellati sul MOSE, quelli piemontesi interpellati sulla TAV e quelli dei “cantoni del centro e del sud” invitati a pronunciarsi sull’EXPO in caso pensassero che sia una vetrina utile anche per loro. Già … immaginate, quel che a venticinque km da dove abito, è realtà.

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Showing 4 comments
  • CARLO BUTTI
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    Ma non è detto che la maggioranza dei votanti decida sempre per il meglio. In Italia abbiamo votato contro il nucleare con i risultasti che sappiamo e le conseguenze che prima o poi pagheremo. E’ vero, d’altra parte,che davanti a scelte fortemente divisive il ricorso a una consultazione popolare secondo regole del gioco da tutti condivise può essere un valido strumento decisionale. L’importante è che tale strumento non venga usato per scelte in cui sono in gioco diritti di libertà. Ad esempio, una scelta referendaria che impedisca a un imprenditore di assumere manodopera straniera o che fissi un salario minimo esce dai limiti di un sistema genuinamente liberale, perché va a incidere sull’autonomia privata con normative di carattere pubblico. Anche se, per dirla alla maniera svizzera, “l’ha voruu ol popol”

  • Mauro Gargaglione
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    Sono d’accordo. Non è detto che la maggioranza condominiale decida per il meglio. A quel punto il condòmino ha due scelte: accetta o cambia condominio. La seconda non sarebbe un dramma perchè i costi “umani” di cambiare condominio non sarebbero così gravosi in un Italia, per esempio, “elvetizzata”. Ma anche nel caso in cui il condòmino dovesse ingoiare una scelta che non gli garba, potrebbe tranquillamente decidere di rimanere ugualmente perchè pesando i pro e i contro gli sta bene rimanere dov’è. Del resto stiamo cercando di perseguire una modalità di relazionarsi pacificamente con gli altri. Se non accettiamo nessun compromesso, non ci rimane che il romitaggio, e a quel punto, isolati in una caverna o in un atollo sperduto del Pacifico, nessuno ci può imporre niente.

  • Albert Nextein
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    Date un’occhiata a quanto succede a Riccione, a proposito di mezzi di trasporto pubblici.

  • Alessandro Zerbinato
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    Sono abbastanza convinto che la proprietà privata non debba essere lesa nemmeno a riguardo di opere pubbliche a meno che non ci sia il consenso di ciaschedun proprietario, individualmente e ciò deve valere anche per popoli e comunità

    Voglio dire che se un cantone non volesse la tav e gli altri sì questo cantone avrebbe il diritto che di li non passasse e se gli individui di un cantone che avesse accettato allorché possedessero la terra ove dovesse passare la ferrovia avrebbero diritto a non farla passare fino al raggiungimento di un accordo

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