In Anti & Politica, Economia

pecoreDI LEONARDO FACCO

L’Italia è sempre più frequentemente teatro di vicende allucinanti, tipo questa: “Offre un gelato a una cara amica e la finanza lo multa per circa300 euro. «É un amico di vecchia data – si è giustificata la donna – volevo pagare ma non ha voluto nulla».

Ma non c’è stato niente da fare. La giustificazione non è bastata.

La legge prevede di battere lo scontrino anche se si tratta di un omaggio»”. Il fatto, accaduto una settimana fa a Varazze, è solo l’ennesimo, tra tanti più o meno simili.

Dunque, se abitassimo un paese di uomini e donne liberi… CONTINUA A LEGGERE QUI.

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Showing 6 comments
  • Albert Nextein
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    Quando qualcuno si lamenta di cose del genere io mi permetto di fare alcune domande .
    Tra le quali anche il partito votato.
    Faccio dei paragoni, cito casi che hanno a che fare con la proprietà, la libertà, la democrazia ipocrita, etc, etc.
    Sondo quanto hanno in testa questi soggetti.
    Sono tutti sudditi, alla fine.
    Sudditi ottusi.
    Solo in pochi c’è un barlume di buonsenso.
    Sono ignoranti, troppo impegnati a sgobbare per pagare tasse e vivere male.
    Sono mediamente scontenti e purtroppo rassegnati.
    Non hanno idea di che potrebbe essere la libertà e ritengono di poter tenere duro in attesa di tempi migliori che , per loro , arrivano.
    Sono degli illusi e plagiati dal potere furbo e malavitoso.
    Sono dei fessi nazionalisti, e non capiscono il perché.
    Il cervello ripieno di luoghi comuni fondati sulla menzogna del potere.

    Posso capire bene, quindi, quando Leo Facco afferma che le pecore vanno tosate.
    Vanno munte e , alla fine, anche macellate.

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
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    Nessun rispetto né per la guardia di finanza, né per il codardo gelataio, due facce della stessa medaglia: lo stato dittatoriale: pecore che si scannano tra loro e vogliono apparire belle allo stesso pastore.

    Bellissima, potente ed emozionante la frase in fondo all’articolo:

    “Storicamente la cose peggiori come la schiavitù non derivano dalla disobbedienza ma dall’obbedienza”

    Vorrei che venisse urlata al mondo.
    Un saluto .

  • Sigismondo di Treviri
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    Chi è una pecora è nell’ordine naturale delle cose che si faccia tosare dal pastore. Chi pecora non è, è nell’ordine naturale delle cose che non si faccia tosare. Poichè lo stato imperversa e poichè il grado di invasione del pubblico nel privato ha ormai raggiunto limiti intollerabili per chi non sia una pecora, al punto tale che è ormai molto difficile parlare di ‘privato’, tutto questo dà la giustificazione morale a chiunque abbia ancora un briciolo di autonomia intellettuale di difendersi come può. Si ricordi però chi si ribella che il principale suo nemico non sarà il pastore, ma il gregge. Poichè la pecora tosata invidia chi tosato non è e pretende che anche lui dia la sua parte di lana.

    • Pedante
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      @ SdT:

      Feci questa riflessione: la libertà è attaccata da ogni lato. Coloro che vivono nella schiavitù sono altrettanto nemici dell’altrui libertà quanto chi li tiranneggia.

      Montesquieu, Histoire véritable

  • Pedante
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    Pecore si nasce, non si diventa. Altrimenti non saremmo qui a digrignare i denti.

  • Pedante
    Rispondi

    Nonostante il post scriptum all’articolo abbia sfiorato la questione, commenti miei in merito all’immigrazione sono svaniti nel nulla.

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