In Anti & Politica, Economia

KrugmanDI MATTEO CORSINI

“I prezzi dei titoli dei Paesi “sicuri” sono molto alti, il che è lo stesso
che dire che i tassi di interesse sono molto bassi. Ma lo stesso vale per
il debito dei Paesi rischiosi… Anche i rendimenti dei corporate bond sono
bassi; i prezzi delle azioni sono alti; tutti i prezzi degli asset sono in
rialzo. La causa immediata è ovvia: i tassi ufficiali sono molto bassi e ci
si aspetta che rimangano bassi, quindi il denaro si sta dirigendo verso
impieghi alternativi, spingendo al ribasso anche i loro rendimenti… Molta
gente… al vedere questo dice che è terribile: la Fed sta tenendo i tassi di
interesse “artificialmente bassi” e quindi distorcendo i prezzi degli asset
e ciò finirà in modo disastroso. Ma anche se sento sempre la frase
“artificialmente basso”, non credo che molte delle persone che la usano
sappiano cosa dicono. Come sarebbe un tasso di interesse non
artificiale?… non c’è alcun motivo macroeconomico per sostenere che i
tassi di interesse sono depressi in relazione ai fondamentali, e non molte
ragioni per credere che gli asset in generale siano sopravvalutati.” (P. Krugman)

Paul Krugman si è inserito nel dibattito sulla presenza o meno di una bolla
nei prezzi di diversi asset, concludendo che non vi sia traccia di
sopravvalutazione. Così facendo supporta la posizione di Janet Yellen e
della maggior parte dei banchieri centrali, i quali non potrebbero
continuare a creare allegramente denaro dal nulla in gran quantità se
ammettessero che ciò finisce per gonfiare delle bolle.

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Siccome i prezzi di qualsiasi asset sono matematicamente rappresentabili
come la somma dei valori attuali dei flussi di cassa che gli stessi
genereranno in futuro, è evidente che tanto minore è il tasso di interesse
utilizzato per scontare i flussi, tanto più alto sarà il loro valore
attuale e, di conseguenza, il loro prezzo.

Krugman constata che sono proprio i tassi di interesse bassi ad aver
generato un aumento dei prezzi, e fin qui neppure lui potrebbe sostenere il
contrario. Però, poi, nega che i tassi siano “artificialmente bassi”, e qui
mi ricorda Marty Feldman nella parte di Igor nel film Frankenstein Junior,
quando dice: “Gobba? Quale gobba?”

Addirittura afferma che siano coloro che ritengono i tassi “artificialmente
bassi” a non avere neppure idea di cosa dicano. E per sostenere questo
punto di vista stiracchia un po’ il concetto di tasso naturale facendo
riferimento a Wicksell; lo stesso concetto, tra l’altro, da cui partirono
gli studi degli economisti di scuola austriaca per elaborare la teoria del
ciclo economico e rilevare gli effetti della manipolazione dei tassi e
dell’espansione del credito sul ricorrere di fasi di boom e bust.

Secondo Krugman i tassi non sono artificialmente bassi perché i prezzi al
consumo non crescono al di sopra dei livelli obiettivo delle banche
centrali. Ne consegue che i tassi di interesse non sono “depressi in
relazione ai fondamentali”, per cui non c’è ragione di credere che gli
asset siano sopravvalutati.

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Krugman pare non ricordare che, prima della crisi, i prezzi al consumo
crescevano moderatamente – il che avrebbe dovuto essere rassicurante
secondo il suo punto di vista – eppure si formò una bolla
immobiliare/creditizia enorme.

Sul concetto di tassi “artificialmente bassi” Krugman sembra proprio Igor,
dato che pare ignorare che le manovre ultraespansive delle banche centrali
hanno agito prevalentemente sui tassi di interesse, sia di breve che di
lunga scadenza. Un tasso di interesse, come qualsiasi altro prezzo, non
sarebbe artificialmente basso (o alto) se non vi fosse nessun intervento da
parte di un’autorità pubblica volto a incidere sulla domanda e/o l’offerta
di mercato.

Si potrebbe osservare che negli attuali sistemi basati su monete fiat
emesse in monopolio da banche centrali i livelli dei tassi di interesse
siano sempre artificiali, dato che l’offerta è sempre pesantemente
condizionata dall’operato delle banche centrali. In effetti è così, ed è
per questo che se si vogliono tassi di interesse non artificiali l’unica
soluzione non consiste nell’avere banche centrali meno espansive, bensì
nell’avere sistemi monetari non basati su monete fiat e banche centrali.

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