In Anti & Politica, Economia

europaDI MATTEO CORSINI

“La mia idea è che in Europa esistevano forti sentimenti anti-keynesiani anche prima della crisi greca e che la macroeconomia così come la intendono gli economisti anglosassoni non ha mai avuto davvero cittadinanza nei corridoi del potere europei. Qualunque sia la spiegazione, sta di fatto che ci troviamo di fronte… a una delle più grandi catastrofi della storia economica”. (P. Krugman)

Che questa volta Krugman l’abbia sparata un po’ troppo grossa anche per i suoi standard lo si dovrebbe dedurre da queste parole che Carlo De Benedetti (che di certo non può essere sospettato di essere anti-krugmaniano) ha scritto in un articolo pubblicato sullo stesso giornale il giorno seguente a quello di Krugman, nel quale peraltro invocava a gran voce l’utilizzo del bazooka da parte della BCE: “Oggi sento dire che l’Europa ha una cultura anti-keynesiana, mi sembra francamente una sciocchezza”.

Effettivamente “sciocchezza” a me sembra un eufemismo, considerando che in Europa non si fa altro che sentire invocare “investimenti pubblici” da centinaia di miliardi, politiche monetarie mai sufficientemente espansive da parte della BCE, incentivi fiscali a questo o quel settore per “sostenere la domanda”. E l’elenco ovviamente potrebbe proseguire.

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

Cosa ci sia di anti-keynesiano in tutto ciò, francamente mi sfugge. Solitamente viene trattato come un sadico fautore dell’austerità chi mette in discussione l’idea che sia doveroso per lo Stato spendere più di quello che incassa; il tutto in un continente dove, mediamente, lo Stato incassa tra il 40 e il 50 per cento del reddito prodotto, con aliquote ben maggiori se si escludono coloro per i quali, vivendo di soldi pubblici, la tassazione è una mera finzione contabile.

Ma questo signore, prima di scrivere, si documenta un minimo sull’argomento che intende trattare? A me pare lecito dubitarne.

Recent Posts
Showing 6 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Questo krugman parla e scrive come un fuori di testa.
    Pare affetto da mania di persecuzione, e mi pare troppo pieno di sé.
    Alquanto delinquenti, naturalmente in perfetta malafede ed attenti alle loro ragioni di bottega e private, sono tutti coloro i quali gli han dato corda e hanno seguito le idee balzane che diffonde e sostiene.

    Non è il detentore del “verbo” assoluto.
    Io lo vedo come un praticone che non capisce i guai che producono le sue teorie, neppure se ci sbatte il muso.
    Un negazionista della realtà e del buonsenso.

    Non è possibile usare teorie economiche adatte per periodi limitatissimi ed in casi del tutto speciali come dopo guerre mondiali o altre catastrofi , usarle per sempre e a dosi sempre maggiori.
    E’ malsano.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Nel mio paese c’è un pazzoide che durante la Messa prega perché vengano allontanati gli spiriti da cui è tormentato quando entra nella sua camera. Il delirio di Krugman è dello stesso tipo: vede quel che non c’è, si pasce di fantasmi. Con una differenza, però: il mio pazzoide è innocuo, Krugman con le sue idee, osannate dalla grande stampa, è un pericolo pubblico.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Da qualche parte ho letto che Keynes considerava immorale il 15% di tassazione, quindi sì, in questo senso penso che l’Europa sia molto anti-keynesiana.
    Mi pare che il mondo anglosassone segua a ruota.

  • lockjaw
    Rispondi

    Scusate, sono solo un ignorante in economia che trova interessanti le teorie della scuola austriaca. La domanda, non molto pertinente, è questa: com’è possibile che, con quelle che ai miei occhi di ignorante sembrano tante sciocchezze, krugman abbia vinto un nobel per l’economia?
    Mi viene facile da pensare che forse lo sciocco sono io.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      No, la risposta le verrà spontanea quando le farò questa domanda: “Come è possibile che Obama e Arafat abbiano vinto il Nobel per la pace”?

  • Lockjaw
    Rispondi

    Pensavo che l’economia, avendo fondamenta più oggettive su cui basare le valutazioni per il premio, producesse Nobel più meritevoli come avviene per quelli scientifici. Anche se comprendo i maggiori interessi politici in gioco.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search