In Economia, Esteri

GRAFICOGIAPPONEZEROHEDGEDI PASQUALE MARINELLI

Ecco a voi il grafico (da ZeroHedge.com) che da solo riassume il fallimento del pilastro fondamentale della teoria keynesiana, il quale sostiene che il deficit pubblico aiuterebbe un’economia ad uscire dalla recessione.

Il Giappone ha affidato le sue sorti economiche a questa credenza, ovvero a quella ricetta che presuppone un incremento della spesa pubblica da parte del governo e una contestuale svalutazione del denaro ad opera della banca centrale, che finanche politici ed economisti europei auspicano per la zona Euro.

Nel grafico si osserva chiaramente come l’andamento del tasso di cambio effettivo reale dello Yen, dal 1975 ad oggi, ricalchi quasi perfettamente l’andamento della bilancia commerciale giapponese espressa in Yen.

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Il tasso di cambio effettivo reale non è altro che un indicatore che illustra la competitività di una valuta con quelle estere. Più precisamente esso indica l’evoluzione dei prezzi di una certa economia rispetto all’evoluzione dei prezzi nelle economie concorrenti. Minore è il tasso di cambio effettivo reale, maggiore è la competitività della valuta osservata.

La bilancia commerciale invece non è altro che la differenza fra le esportazioni e le importazioni di una certa economia. La differenza positiva determina un auspicabile surplus, altrimenti si determina un deficit.

Visto e considerato che la ricetta economica keynesiana di cui sopra fa leva proprio su un più favorevole cambio della valuta nei mercati esteri (proprio perché svalutata) e che i keynesiani la ritengono strategica per la ripresa, al verificarsi di un decremento del tasso di cambio effettivo reale di una certa valuta, uno dei primi segnali di ripresa economica dovrebbe essere quello di una bilancia commerciale in surplus. Quindi, ogni qualvolta che il tasso di cambio effettivo reale scende, secondo la teoria keynesiana si deduce che la bilancia commerciale dovrebbe rinvigorirsi.

Nel caso del Giappone invece, non sempre è stato così!

Nel grafico si osserva come ad ogni decremento del tasso di cambio dello Yen, non corrisponda sempre un incremento del surplus della bilancia commerciale giapponese così come dovrebbe avvenire secondo i keynesiani. Anzi, spesso accade che quest’ultimo si deprima (accade agli inizi degli anni ’80 e agli inizi degli anni ’90; poi negli ultimi anni del secolo scorso e nei primi anni 2000, per succedere nuovamente e clamorosamente dal 2012 ad oggi).

Che razza di teoria sarebbe quella che vale solo in alcune occasioni e per nulla nelle altre? Una teoria, proprio perché tale, deve valere sempre e non solo certe volte. Altrimenti non è una teoria.

Infatti la teoria keynesiana secondo la quale il deficit pubblico aiuterebbe la ripresa economica, non è una teoria; è più un dogma, che ha a che fare più con la religione che con la scienza sociale.

In particolare, guardate nel grafico ciò che è accaduto negli ultimi 2 anni. Il tasso di cambio effettivo reale giapponese è diminuito vertiginosamente. Questo perché la politica monetaria adottata dalla banca centrale del Giappone ha incrementato il numero di Yen, che poi sono stati ceduti al governo giapponese in cambio di titoli di debito pubblico (cosa che ha determinato l’incremento del deficit pubblico del paese), ottenendo come risultato l’effettiva svalutazione della valuta così come prescrive la ricetta keynesiana e offrendo così allo Yen maggiore competitività rispetto alle valute estere concorrenti.

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Secondo i keynesiani, così facendo, un paese dovrebbe magicamente uscire dalla recessione. Baggianate!

Sono due anni che la bilancia commerciale del Giappone è in deficit cronico nonostante uno Yen svalutato e  deficit pubblici che si accumulano anno dopo anno.

Nonostante i keynesiani (e i neo-keynesiani) cerchino di arrampicarsi sugli specchi, disegnino mirabolanti salti mortali per negare l’evidenza o addirittura neghino la matrice keynesiana dell’operato giapponese, è evidente dai dati che le falle della “teoria dominante” di Keynes faccia acqua più di quanto si crede.

TRATTO DA QUI

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Showing 3 comments
  • FrancescoL
    Rispondi

    Dove non è stato un fallimento?

  • hilda
    Rispondi

    Ma spiegatemi cosa interessa a noi? è per metterci in guardia?

    Loro però la toyota c’è l’hanno ancora eh…e sono appena passati da qualche disastro ambientale…

  • Christian
    Rispondi

    Giustamente la ricetta keynesiana (perché solo “ricetta” può essere definita, certo non teoria) non ha mai funzionato. Lo hanno fatto credere solo con abili trucchi e giochi di prestigio.
    Bye

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