In Anti & Politica, Economia

6di COLIN WARD*

Domani l’Espresso pubblicherà nuovi nomi di italiani illustri che avevano il conto in Svizzera alla Hsbc. Repubblica ne anticipa qualcuno: l’amico di Renzie Davide Serra, il papà di Pippo Civati e lo scomparso Stracquadanio.

Serra spiega che ha un conto alla Hsbc «in totale trasparenza e in accordo con il sistema fiscale inglese» (è residente a Londra). Civati spiega che il padre era il manager di una multinazionale e per questo aveva un conto all’estero.

* Tratto da http://www.dagospia.com/

Noi, ovviamente, siamo favorevolmente colpiti dal fatto che si faccia uso di banche svizzere o altre, ma lasciamo a voi lettori ogni commento in merito all’ipocrisia dei parassiti di regime. (La Redazione)

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  • spago
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    eh ma civati ci tiene a precisare: http://www.ciwati.it/2015/02/12/che-cosa-ci-fa-il-mio-nome/

    : ))))

  • supu brummer
    Rispondi

    CIVATI:
    nella lista Falciani compare il nome di mio padre in relazione a un conto corrente presso la banca Hsbc. Il motivo per cui compare anche il mio nome dipende unicamente dal fatto che mio padre ha aperto quel conto nel 1994 (quando avevo diciannove anni) indicandomi come procuratore, insieme a mia madre (in quanto eredi, per il caso in cui fosse mancato).

    Di tutta questa storia non avevo alcuna informazione e quanto ho ricostruito dopo la telefonata del giornalista Paolo Biondani de l’Espresso è che: il conto non ha mai superato i 10.000 euro, si è estinto nel 2011 (essendosi azzerato a causa delle spese di tenuta) e non risulta su di esso alcuna movimentazione.
    Preciso che non ho mai fruito di quei capitali e non ho mai avuto concretamente accesso al conto. Prima notizia, quindi: non ho soldi in Svizzera e non ne ho mai portati, né prelevati.
    Quanto al conto e al deposito di quei capitali, non c’è stato alcun elemento di illegalità: tutta la situazione è stata, peraltro, verificata in occasione del verbale della Guardia di Finanza redatto in contraddittorio con mio padre, sulla base delle stesse informazioni qui riportate (ho mostrato tale verbale, che risale al 2011, al giornalista de l’Espresso). Nulla di contestato, nulla di scudato, insomma.
    La domanda che compare nel titolo (“Perché il mio nome nella lista” ndr) sono stato il primo a farmela: da anni impegnato nelle battaglie contro l’evasione, il riciclaggio e i paradisi fiscali, è per me insopportabile vedere il mio nome accostato a persone e comportamenti con cui né io né la mia famiglia abbiamo avuto a che fare.

    La domanda, invece, «perché in quella banca?», trova presto risposta: mio padre, amministratore delegato di un gruppo multinazionale che intratteneva rapporti con istituti bancari di vari paesi, ne aveva, tra gli altri operatori finanziari, anche con Hsbc, presso la quale fu aperto un conto regolarmente dichiarato nel bilancio della società (tutto trasparente, quindi). Presso la stessa banca aprì anche il suo, con la cifra indicata qui sopra.

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