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Il mito dei secoli bui

Sul Medioevo continua a gravare un pregiudizio negativo difficile da rimuovere, malgrado la storiografia contemporanea abbia dimostrato da tempo l’infondatezza della tradizionale raffigurazione del Medioevo come parentesi oscura e stagnante tra l’antichità classica e il Rinascimento. Negli ultimi decenni le ricerche dei grandi medievalisti francesi, come Marc Bloch, Georges Duby, Jacques Le Goff, Fernand Braudel, hanno demolito numerosi stereotipi infondati riguardanti lo ius primae noctis, la paura per la fine del mondo nell’anno mille, la servitù della gleba, l’economia chiusa, la scomparsa delle città e del commercio.

Questi storici hanno dimostrato che quella medievale, lungi dall’essere un’epoca buia fu una delle società più ricche di inventiva che la storia abbia mai conosciuto. Durante i presunti secoli bui l’Europa raggiunse infatti, in pochi secoli, un livello di meccanizzazione sconosciuto a tutte le millenarie società antiche, grazie a una serie ininterrotta di innovazioni. Gli uomini medievali realizzarono infatti una rivoluzione nei metodi di coltivazione che aumentò enormemente la produzione rispetto all’epoca romana. Scoprirono infatti l’aratro pesante con il vomere, il collare rigido imbottito che permetteva anche al cavallo di trainare l’aratro con un raddoppio di potenza rispetto al bue, la rotazione delle colture e il maggese. I mulini ad acqua e a vento divennero una presenza tipica delle campagne medievali, mentre i romani conoscevano solo la ruota idraulica, ma l’utilizzarono pochissimo perché preferivano utilizzare l’energia muscolare degli schiavi che avevano in grande abbondanza. Grazie a migliaia di mulini a vento che pomparono acqua giorno e notte, nel Medioevo furono recuperate e rese coltivabili ampie distese di terreno del Belgio e dei Paesi Bassi che in epoca romana erano sott’acqua. Questa rivoluzione agricola fece sì che la maggior parte delle persone mangiasse molto meglio rispetto al passato. Gli esami sui reperti scheletrici dimostrano che l’uomo medievale europeo era più sano e più forte rispetto all’individuo medio vissuto nell’antica Roma o in qualsiasi altra parte del mondo.

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Gli innovatori medievali migliorarono nettamente anche i trasporti, realizzando carri con il freno e lo sterzo che i romani non avevano; nel trasporto su barche migliorarono molto la tecnica antica inventando, tra le tante cose, il timone centrale. Anche nella lavorazione dei metalli e nelle armi i medievali superarono nettamente tutte le civiltà precedenti, creando spade più potenti, armature e corazze. Utilizzarono inoltre la staffa, sconosciuta ai romani, che permetteva ai cavalieri medievali di combattere e caricare da cavallo. Nel Medioevo vennero inventate inoltre armi micidiali come la balestra, lo schioppo (a metà del ‘300) e l’archibugio (nel 1410).

Altre innovazioni furono l’orologio meccanico, gli occhiali, gli ospedali, il libro, la stampa, le banche, la ragioneria, la partita doppia, tutte le nuove pratiche commerciali e l’università, la prima delle quali sorse probabilmente a Bologna nel 1088. Questa originalissima invenzione medievale non nacque per volontà dell’autorità, ma sorse dal basso per l’iniziativa di gruppi di studenti che assumevano i loro professori. Le università riuscirono quasi sempre ad ottenere un’autonomia praticamente totale dall’autorità civile. In molti casi gli uomini medievali migliorarono significativamente invenzioni provenienti da fuori. I cinesi conoscevano già la polvere da sparo, ma solo gli europei la utilizzarono per le armi da fuoco e non solo per i fuochi d’artificio; i cinesi conoscevano già l’ago magnetico, ma solo gli europei medievali utilizzarono estensivamente la bussola per la navigazione; in Cina e nel mondo arabo si usava già la carta, ma gli europei furono gli unici a produrla in maniera meccanizzata: le cartiere di Fabriano, per le quali questa cittadina delle Marche è ancora oggi nota, risalgono al ‘200.

Dopo cinque o sei secoli l’Europa medievale si era già dimostrata molto più avanzata dal punto di vista tecnologico di tutte le millenarie civiltà antiche, e dopo altri cinque secoli, all’inizio dell’era delle grandi scoperte geografiche, aveva già raggiunto la supremazia mondiale. Veramente possiamo credere che fosse buia e sottosviluppata un’epoca che ha prodotto buona parte delle bellezze artistiche che ancora possiamo ammirare nelle nostre città, le cattedrali, la notazione musicale, la polifonia, la pittura di Giotto, la filosofia di San Tommaso, la letteratura di Dante o la religiosità di San Francesco?

È evidente che il Medioevo è stato un periodo storico a lungo diffamato. Ma… CONTINUA A LEGGERE QUI

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Showing 8 comments
  • Sigismondo di Treviri
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    E’ un dato di fatto che i sedimenti lasciati nel ghiaccio dell’Artide hanno una brusca caduta quantitativa con la fine dell’impero romano. Questo indica chiaramente una drastica diminuzione delle attività commerciali ed ‘industriali’ con la fine dell’impero d’Occidente. Che poi nel medioevo siano state introdotte novità, è indubbio: fa parte della umana evoluzione. Ma se consideriamo ad esempio l’architettura, per quasi settecento anni nessuno fu più in grado di costruire edifici del calibro del Pantheon o del Colosseo. Per non parlare delle strade romane che per tutto il medioevo nessuno più fu in grado di emulare o semplicemente di mantenere.

    • Guglielmo Piombini
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      Grazie per il commento. In verità gli studi storici più recenti hanno messo in dubbio che ci sia stato effettivamente un crollo della civiltà nei secoli immediatamente successivi alla caduta dell’impero romano (l’alto medioevo).

      Per quanto riguarda l’architettura e le strade, nel suo recentissimo libro “La vittoria dell’Occidente” Rodney Stark scrive che l’architettura dell’epoca carolingia (VIII-IX secolo) “si occupava principalmente di chiese e castelli, e molti di questi edifici erano molto grandi e piuttosto belli”. Il notevole movimento artistico emerso nell’Europa del XI secolo, il romanico, in verità non aveva nulla di romano: “L’architettura, la scultura e la pittura romanica erano originali e potenti in modi che persino gli artisti tardo-romani non avrebbero capito”. Nel XII secolo il periodo romanico fu seguito dall’ancor più notevole periodo gotico. La fenomenale innovazione dell’arco rampante rese possibile costruire edifici altissimi con muri sottili e grandi finestre, favorendo così importanti risultati anche nell’arte vetraria. I capolavori eccezionali come la cattedrale di Chartres sono lì a testimoniarcelo (p. 133).

      Per quanto riguarda le strade, Stark nota che i romani, per tutte le loro costruzioni (strade, arene, acquedotti) non impiegarono quasi mai principi o tecniche che non fossero ben note ai greci. Non innovarono quindi quasi nulla rispetto alle altre società antiche.

      Le strade romane erano molto strette e in molti punti troppo ripide per qualsiasi traffico tranne quello pedonale. Non erano adatte al transito dei carri e al commercio. Infatti il loro unico scopo era quello di permettere ai soldati di marciare rapidamente da un capo all’altro dell’impero. Tuttavia persino i soldati preferivano, quando possibile, camminare lungo il margine delle strade, dove per altro quasi tutti i civili camminavano o conducevano i propri animali. Le strade lastricate infatti affaticavano le gambe quando erano asciutte, e diventavano molto sdrucciolevoli quando erano bagnate (p. 86).

  • spago
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    è davvero molto bella la storia dell’Università di Bologna:

    http://vonmises.it/2015/02/09/ununiversita-costruita-dalla-mano-invisibile/

  • Sigismondo di Treviri
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    Ward Perkins Bryan ad esempio la vede diversamente da Stark. E non è l’unico. La caduta dell’impero di Roma secondo lui, non innescò una serie di fenomeni virtuosi, ma riportò la civiltà europea in una sorta di ‘paleolitico’. Quanto di cattivo vi era nella civiltà tardo romana, fu ovviamente causa della sua caduta. Corruzione, eccessive imposte, burocrazia farraginosa, sistema di governo autoreferenziale, eccessivo uso di mercenari germanici. Ma questo fu l’impero di Roma nella sua fase finale. L’eredità della civiltà greco romana (o dell’impero greco romano per dirla alla Paul Veyne), è stata proprio quella di creare un humus fertile su cui si sono ispirati i pensatori del medioevo. Basti pensare alla rinascita carolingia di Carlo Magno. Per tutto il medioevo, Roma, per dirla alla Ghisalberti, rappresentò quell’ideale di comunità di popoli e di razze in grado di avere una patria comune. E’ ovvio che se guardiamo le cose dal solo punto di vista economico e ci limitiamo a vedere i limiti di una società basata sull’utilizzo di larghe masse di schiavi, non possiamo che essere critici. Il confronto va fatto con imperi precedenti e sul piano dell’ideale di patria comune e di diritto comune inteso come ‘sacro’, cioè in armonia con l’Universo. E la ‘sacralità’ della legge romana è un unicum nella storia dell’Occidente. Ad esempio l’impero assiro babilonese, basato non sulla cooptazione ma sulla coercizione non fu mai in grado di costituire un modello da imitare per le generazioni future. Quanto alle strade romane, purtroppo Stark non dà prova di molta competenza. Le strade greche e quelle romane si differenziano in maniera sostanziale per le tecniche costruttive. I greci inoltre non furono mai in grado di costruire acquedotti del tipo di quelli romani e per tutto il medioevo questa tecnica costruttiva fu completamente dimenticata. L’arco romano, tanto per essere specifici, i greci non lo conoscevano affatto. Ma la questione del primato dei romani sui greci è lana caprina, dal momento che la civiltà romana in effetti fu, dopo la fine della terza guerra punica, civiltà greco – romana. Aggiungiamo anche una altro fatto di non secondaria importanza. La cultura classica fu tramandata grazie alla chiesa cristiana e la filosofia classica è stata l’ispiratrice di tutti i fenomeni culturali del medioevo. Ora, si può discutere sulla validità o meno dei principi dell’ortodossia cristiana, ma è un fatto che questa deriva da un complesso di concezioni pagano giudaiche che fanno riferimento più al neoplatonismo di Porfirio, Giamblico e Plotino, piuttosto che alla Torà. Che il cristianesimo sul quale si basa la civiltà europea sia un prodotto della concezione ecumenica dello stato romano, credo sia un fatto innegabile. Così come innegabile è il fatto che per tutto il medioevo si sia assistito ad una continua serie di interminabili conflitti, nati dalla mancanza non tanto di uno stato egemonico, quanto alla sterminata produzione di stati e statarelli nati dai regni barbarici, perennemente in conflitto tra loro. Due guerre mondiali, guerra dei cento anni, guerra dei trent’anni, guerra dei sette anni e potremmo continuare all’infinito, non sono certo il capolavoro di un sistema politico frammentato. Oggi, per dirla con uno storico russo, stiamo vivendo la fine della civiltà del Rinascimento e assistiamo alla stessa proliferazione di vizi e malfunzionamenti che furono la costante afflizione del periodo tardo romano. Per cui siamo portati ad immaginare che Roma fu soltanto quello che di negativo vediamo nella società attuale. Odiamo lo stato e quindi odiamo Roma come stato per antonomasia. M ricordiamoci che come affermano Le Glay, Voisin e Le Bohec, noi parliamo una lingua latina e l’inglese si è affermato in quanto ha la metà dei vocaboli provenienti dal latino. In tutta l’America latina si parla una lingua neolatina ed in più di metà del mondo si usa il diritto romano. I nostri paesaggi rurali e la nostra urbanizzazione hanno venti secoli di storia. I nostri valori (Libertà, Giustizia, Onore, Coraggio) hanno anch’essi venti secoli di storia ed il Rinascimento per molti autori, compresi gli ultimi citati, è stato rinascita di Roma. E’ giusto vedere le cose positive del medioevo, ma non è giusto ignorarne i difetti. Né sarebbe storicamente corretto negare l’influenza della civiltà classica sulla nostra. Se poi, l’odio per qualsiasi forma di struttura sociale complessa ci porta ad odiare Roma in quanto simbolo o se peggio quest’odio nasce da fattori ancora più ‘etnici’, allora questa è tutta un’altra storia. Ma dall’odio non è mai nato nulla di storicamente interessante ed utile per il progresso della razza umana.

    • Guglielmo Piombini
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      Sul fatto che la civiltà romana abbia lasciato anche molte cose buone, durante la Repubblica e nei primi due secoli dell’Impero, hai ragione. Basti pensare al diritto pretorio così elogiato da Bruno Leoni.

      Il problema è che nel terzo-quarto-quinto secolo l’impero romano aveva assunto via via tutte le caratteristiche più terribili del dispotismo orientale. Da un punto di vista politico credo che i libertari debbano considerare questo sistema come il modello negativo assoluto. Karl Wittfogel e numerosi altri studiosi hanno rivelato la sua strettissima somiglianza con i totalitarismi comunisti del XX secolo.

      I dispotismi asiatici costituivano delle tirannie assolute che condannavano la società alla stagnazione perpetua. Nel libro “Storia della tecnica” il professor Sam Lilley scrive che “Nei 2500 anni precedenti alla caduta dell’impero romano, le invenzioni furono ben poche”.

      L’aspetto peggiore di queste forme di dominio era la loro stabilità. Non esistevano infatti forze capaci di cambiarli perché il controllo della burocrazia privilegiata sulla società era totale. A quanto pare potevano durare per millenni e millenni, con pochissimi cambiamenti. I totalitarismi comunisti del XX secolo sono durati poco solo perché esisteva la concorrenza del mondo capitalista.

      Si capisce ora perchè Stark dica che la caduta dell’impero romano fu “provvidenziale, l’evento più benefico della storia della civiltà occidentale”. L’Europa occidentale aveva infatti imboccato la via senza ritorno del dispotismo. Solo il suo improvviso crollo e azzeramento ha permesso all’Occidente di realizzare lo sviluppo miracoloso dei secoli successivi.

      Senza la caduta dell’impero romano probabilmente oggi gli europei vivrebbero ancora sotto la “gabbia di ferro” del dispotismo, in un sistema tirannico e arretrato, utilizzando una tecnologia poco diversa da quella del V secolo d.C.

  • Sigismondo di Treviri
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    Un unico dato chiarificatore: il numero di analfabeti dopo la caduta dell’Impero nelle isole britanniche (e non solo), raggiunse livelli estremi in tutto il medioevo e per tornare ai livelli della dominazione romana, fu necessario aspettare circa quindici secoli. Stark non lo accenna neppure.

    • Guglielmo Piombini
      Rispondi

      Dell’analfabetismo alto-medievale Stark parla a p. 116: “Indubbiamente nel mondo post-romano la maggior parte delle persone non sapeva né leggere né scrivere. Questa però non era una novità: probabilmente l’alfabetizzazione era al di sotto del 5 % anche al tempo dell’impero (W. Harris, Lettura e istruzione nel mondo antico)”.

  • Pedante
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    Ottima presentazione da Piombini. Mancava però qualsiasi accenno alle differenze fisiologiche tra etnie e razze diverse e il ruolo che queste hanno necessariamente esercitato sullo sviluppo della cultura e della scienza. Mentre l’individualismo caratterizza l’Occidente, è il collettivismo che prevale altrove.
    http://www.unz.org/Pub/OccidentalQuarterly-2002q2-00009

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