In Anti & Politica, Economia

wedn2jh b3DI MAURO GARGAGLIONE

Se dovessi dire quante sono le possibilità che si realizzi un società integralmente libertaria, direi nessuna. Il motivo non sta nell’errore delle sue elaborazioni filosofiche ma sta nel presupposto che una società integralmente libertaria necessita di esseri umani totalmente desiderosi di essere liberi.

Devo specificare cosa intendo con l’espressione “individuo totalmente libero”. Non intendo una persona che, vivendo circondata da altre persone, può fare quello che vuole, ma che può fare quello che vuole assumendosene in pieno la responsabilità. Siccome il legame libertà/responsabilità vale per tutti, l’individuo, nel fare ciò che desidera, è forzato a considerare la reazione degli altri in risposta alle sue azioni.

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La prima riflessione su questo concetto la feci quando per la prima volta imboccai una trafficatissima highway intorno a Los Angeles con la mia auto a noleggio. Sono passati tanti, troppi anni. Non ricordo neanche più quante corsie avesse, ricordo che era enormemente larga e altrettanto enormemente trafficata. La mia autovettura non era certo una sportiva che mordeva l’asfalto, però affondando sull’acceleratore avrebbe tranquillamente potuto raggiungere anche l’equivalente in miglia di 180 km/h (che in USA è considerata una velocità da sedia elettrica) .

Il fatto è che anche potendo schiacciare, non esistono corsie riservate al sorpasso e corsie di marcia regolare.  Non hai una legge che prescrive che tu debba occupare la corsia libera più a destra e lasciare ai veicoli in sorpasso quella di sinistra.  Quindi ciascuno viaggia come vuole e dove vuole.  Puoi tranquillamente sorpassare a destra, sempre segnalando con la freccia, ma poi ti ritrovi subito dopo uno più lento di te.  Alla fine il tuo desiderio di andare forte deve fare i conti con le velocità degli altri automobilisti e sei costretto ad adeguare la tua velocità che diventa così “socialmente sostenibile”. Questo è indipendente dalle pattuglie appostate. Tant’è che le contravvenzioni più frequenti sulle highway urbane non sono per eccesso di velocità ma per cambio di corsia non segnalato (lo lessi anni dopo non ricordo dove).

Il libertario si immagina di applicare questo concetto a tutti gli aspetti dell’umana convivenza perché ritiene che, di base, l’essere umano sappia che gli conviene rispettare la velocità degli altri individui invece di guidare come un pazzo facendo lo slalom, rischiando in primis la sua vita, ogni volta che imbocca una highway. Naturalmente il libertario prevede la sorveglianza della polizia stradale per scongiurare drogati o alcolizzati al volante che rappresentano un pericolo sociale.

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Purtroppo nei tempi attuali debbo convenire che la maggioranza delle persone non la pensa così, crede che l’essere umano voglia regolarsi come gli pare e piace, alla maniera di un solitario eremita, ma senza rinunciare ai vantaggi della vita sociale, cioè comportarsi come crede rifiutando le conseguenze delle proprie azioni, sì alla libertà, no alla responsabilità. Nel momento in cui le persone credono questo, devono necessariamente chiedere che qualche entità superiore stabilisca le regole e le punizioni a cui tutti debbono conformarsi. La conseguenza inevitabile di tale concezione dell’essere umano è che crolla il concetto di responsabilità personale perché le regole di convivenza sono devolute al Sovrano Assoluto che oggi è lo Stato. Devo anche aggiungere che, per evitare la figura dell’anacoreta in mezzo alla gente, si crea proprio quella figura di decisore senza responsabilità che tanta paura diffonde, il burocrate statale senza volto e senza nome.

Ma se crolla il concetto di responsabilità individuale, trionfa quello di de-responsabilizzazione –  io non c’entro, io eseguivo gli ordini, io devo applicare la legge, se la legge è sbagliata non è colpa mia – e tutta la costellazione di obbrobri morali di cui siamo testimoni quotidiani. Quando la creazione delle regole di convivenza viene devoluta allo Stato, la qualità di tale convivenza degenera. Se l’uomo è un animale sociale, le regole sociali di convivenza sono nella natura dell’uomo, e sono esattamente quelle per cui capisci immediatamente che non puoi imboccare l’autostrada pretendendo di andare a 180 all’ora se il flusso delle auto procede a 90, altrimenti ammazzi gli altri e gli altri ammazzano te. Aggiungo, chi non si toglierebbe dei quattrini dalla tasca per pagare lo stipendio ai poliziotti delle pattuglie che intervengono se un pazzo si mette alla guida? Quindi il libertario non è contro le tasse, è contro il prelievo fiscale per la cui destinazione non ha voce in capitolo e volontà di sottoporsi. Esattamente ciò che prescrive la costituzione delle repubblica italiana quando prevede il divieto espresso di interpellare i cittadini sui provvedimenti fiscali. Costoro devono pagare e basta.

I libertari poi, vengono spesso sfidati con domande su come affronterebbero questa o quella questione pratica, con lo scopo di metterli in difficoltà o farli cadere in contraddizione. Il fatto è che quando vengono sfidati con una presunta domanda “pepata”, l’oggetto della sfida è praticamente sempre una questione aperta e irrisolta che neanche lo Stato, che tutti protegge e a tutto pensa, riesce a indirizzare. Il libertarismo non risolve problemi perché i problemi sociali li risolvono gli individui, non le commissioni bicamerali o i banchieri centrali che invece li creano. Il libertarismo fa appello alle relazioni tra gli individui (con le limitazioni dell’esempio dell’autostrada trafficata di cui sopra) per affrontarli al meglio, sapendo che non eistono formule matematiche da scoprire per vivere in perfetta armonia col prossimo.

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Ora, questo tipo di approccio all’esistenza identifica proprio ciò che io definisco una persona che vuole essere libera. Il che può voler dire anche, anzi spesso, fidarsi e rimettersi alle decisioni di altri individui che si ritiene essere più preparati e capaci, ma anche essere pronti e liberi di ritirare questa delega se qualcosa non torna. Una persona del genere ambisce a vivere in una comunità dove ci sono certamente dei leader riconosciuti in ragione della loro statura morale e/o professionale, i quali sono però costretti a dimostrare continuativamente di meritarsi questa leadership, pena la revoca immediata del consenso.

Naturalmente io non ho conoscenza di sistemi sociali con queste esatte caratteristiche che siano esistiti nel passato, perciò non mi illudo che si possano affermare nel futuro, ma una cosa è innegabile, tutte le società i cui componenti si sono avvicinati maggiormente a queste filosofie morali, hanno dato vita alle comunità (chiamatele nazioni o stati, se volete)  più prospere e progredite che siano mai esistite.

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