In Anti & Politica, Economia, Esteri

TELEVISIONEDI RIVO CORTONESI

Leggete bene l’articolo che segue apparso oggi su Ticinonline.
Leggete bene quali sono i partiti che sostengono il nuovo sistema di riscossione generalizzata del canone radio-tv.
Leggete infine bene chi è il senatore citato nel penultimo capoverso dell’articolo “attivo nel settore dei media privati” che è così interessato a che il nuovo sistema di riscossione “equo” passi.
Leggete bene perché è così interessato.
È in atto un magistrale tentativo di trasferimento di soldi dalle nostre tasche alle sue e a quelle dei suoi soci. Chi sono i suoi soci nella Timedia Holding SA?
TImedia Holding SA è il primo gruppo multimediale della Svizzera italiana. Costituito nel 2007, oggi è una realtà consolidata e in continua crescita, capace di offrire un’offerta giornalistica completa e sinergica tra carta stampata, siti web, televisione, radio. Oggi è posseduta al 68% dalla Società Editrice del Corriere del Ticino, al 23% della famiglia Lombardi e al 9% dalla Com.Ec, Timedia riesce a raggiungere il pubblico ticinese in maniera capillare, sia sul territorio che per fasce d’età.
Tutto vero, con i nostri soldi, sottrattici in maniera “equa”, ci riesce e ci ci riuscirà sempre più benissimo.
Se il 14 giugno questa rapina istituzionalizzata passa con il voto dei ticinesi … NO, non voglio pensare che i ticinesi avallino una cosa del genere!

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BERNA – Meno burocrazia, una maggiore equità nella ripartizione dell’onere e un rafforzamento dell’offerta, in particolare dei privati. È quanto si attende il comitato interpartitico PPD, PLR, PS, Verdi, PBD dal nuovo sistema di riscossione del canone radio-tv, che generalizza tale balzello, sul quale si voterà il prossimo 14 di giugno.

La revisione della legge sulla radio/televisione – contro la quale è stato lanciato il referendum – risponde all’evoluzione tecnologica che rende la riscossione della tassa di ricezione molto più complessa di una volta. Potendo captare i programmi via smartphone, computer e tablet, è infatti sempre più difficile vincolare l’obbligo di pagare il canone alla sola presenza dei classici apparecchi di ricezione radio-tv.

Il parlamento ha quindi deciso di generalizzare la riscossione del canone, che sarà unico, poiché includerà sia le trasmissioni radio che quelle televisive. Chi vorrà essere esentato dovrà chiederlo esplicitamente.

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Da questa piccola rivoluzione, il comitato favorevole si attende un calo della fattura per i consumatori: il costo per economia domestica dovrebbe scendere dagli attuali 462 franchi a circa 400 franchi. Tale diminuzione sarà possibile poiché la generalizzazione del balzello azzererà il rischio di frode: sono finiti insomma i tempi di coloro che godevano delle trasmissioni senza pagare un centesimo, afferma una nota odierna del comitato promotore in cui siede anche il consigliere agli Stati Filippo Lombardi (PPD) attivo nel settore dei media privati.

Questi ultimi escono rafforzati dalla modifica legislativa perché riceveranno una quota maggiore di entrate per adeguare le rispettive infrastrutture all’evoluzione tecnologica. In questo modo, secondo il comitato, sarà possibile offrire un servizio pubblico anche nelle regioni, contribuendo così alla diversità dei media. Lo statu quo minaccerebbe secondo i fautori la diversità dei media e quindi anche il plurilinguismo dei contributi giornalistici.

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Showing 6 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Paese che vai, furto fiscale che trovi.

  • Giacomo
    Rispondi

    Se passa la nuova legge pagheremo 62 franchi in meno di canone? Ho capito bene? Allora perché dovrei dire di no? Perché così i soliti furbi potranno continuare a evadere il canone? Già… e io pago!!!!!

  • Fabio
    Rispondi

    io ragiono anche secondo l’eventualità di “immissione su fondo altrui” e provo a spiegarmi:

    contro la volontà del mio vicino, non posso prendere un tubo e buttargli acqua a pressione in casa o nel giardino;
    e non posso neanche montare un impianto stereo inondandolo di musica, per quanto piacevole;
    e così non posso prendere e piazzargli la mia libreria in salotto senza neanche dirgli nulla.

    Ma mettiamo di avere un vicino estremamente paziente, mi sebra davvero fuori dal mondo pretendere da lui, ad un certo punto, d’essere ADDIRITTURA pagati per dargli fastidio in casa.

    Lo riempio di onde elettromagnetiche senza il suo consenso e pretendo d’essere pure pagato?? E’ sbagliato sparare contro la mia abitazione radiazioni elettromagnetiche, anche se il mio vicino di sotto o sopra o a fianco acconsente per lui.

    Mi direte che lui potrebbe decifrare il segnale usufruendo del servizio ‘a scrocco’ (forse qualcuno direbbe free rider): tornando agli esempi di sopra, sarebbe come se dopo invaso il SUO appartamento coi miei libri gli proibissi di aprirli e leggerli; o avergli allagato casa e giardino gli proibissi di usare quell’acqua per lavare per terra o irrigare le piante.

    Obiezione sciocca perché il segnale può essere benissimo codificato: ma il problema è che poi nessuno più guarderebbe la merda pubblica, preferendo la concorrenza e premiando i business concorrenti.

    Perché è proprio questo il punto, gli affari, appalti, posti di lavoro, stipendi e premi derivanti dall’ottimo business dell’informazione e spettacolo.
    I parassiti pubblici esistono anche in svizzera e bramano per i monopoli legali e per nuove e sempre più pesanti tasse per pagarli.
    Fa estremamente comodo alla casta di parassiti pubblici lasciare il segnale in chiaro per poi dice che, per colpa di chi evade il canone, bisogna mettere/aumentare le tasse.

    In italia il canone sulla TV passo’ con l’abissale menzogna che l’etere era indivisibile, quindi essendo un monopolio naturale doveva “per forza” essere pubblico.
    Ai nostri occhi ormai è evidente quanto false fossero queste parole, avendo visto canali privati terrestri prima e satellitari poi. Si approfittarono dell’ignoranza della popolazione verso questa novità tecnologica e istaurarono un abuso che è poi rimasto per sempre.

    Spero che gli svizzeri non cadino nella trappola e mi complimento con le persone che si ribellano e si oppongono a ciò, indipendentemente dal partito in cui militano (es. Lorenzo Quadri in ticino).

  • Roberto Melis
    Rispondi

    Scusate voi in Svizzera, ma il “canone” in Italia è SEMPRE stato – dal 1938 – de iure e de facto una TASSA DI POSSESSO sull’apparecchio ricevente, e cioè prima sulla radio e poi dagli anni ’50 sul televisore.

    In Italia per non pagarlo basta non avere l’apparecchio TV, in Svizzera lo si paga sempre a prescindere (così ho capito).

    Per inciso: non “l’etere” ma le FREQUENZE su cui le emittenti trasmettono SONO BENE INDISPONIBILE DELLO STATO e quindi sono AFFITTATE alle emittenti private con regole precise, sennò sarebbe la guerra e il caos tra chi si può permettere i trasmettitori più potenti per oscurare il segnale dei rivali.

    Il canone TV serve per finanziare trasmissioni di servizio pubblico che per loro natura devono essere svincolate dalla pubblicità e che i privati NON POSSONO FARE.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Non esistono trasmissioni di servizio pubblico, perché ciò che lo + per te servizio pubblico potrebbe non esserelo per me. E, comunque, se il mercato richiedesse trasmissioni del genere, il privato le farebbe eccome.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non è vero che le frequenze debbano essere bene indisponibile dello stato per evitare l’oscuramento dei segnali dei trasmettitori più deboli. Fabio aveva già scritto il tre maggio del 2015 di quanto gli statalisti si siano approfittati dell’ignoranza tecnologica in merito. Se una frequenza è mia e uno me la oscura, compie un abuso. In una società basta sulla logica, è la polizia che interviene in casi come questi. E’ come dire che se il mio piccolo podere è “oscurato” dal proprietario più grande, la soluzione sia quella di nazionalizzare i terreni e “affittarli” agli agricoltori invece di perseguire l’eventuale sconfinamento con una regolare azione legale. Quanto alla pubblicità, è come pretendere che esista il quotidiano di stato perché l’editoria privata “non può” svincolarsi dal mischiare gli articoli con i messaggi promozionali.

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