In Anti & Politica, Economia

burocratiDI MAURO GARGAGLIONE

L’obiezione, a prima vista sensata e ragionevole, secondo la quale licenziare un milione e passa di dipendenti pubblici in un botto, per far ripartire l’economia, sarebbe una stupidata perchè eliminerebbe un milione di persone che spendono, comprano e consumano, è sbagliatissima.

Quel milione e passa di persone non partecipa all’economia della produzione e del consumo, bensì gli sottrae risorse. Ciò che essi comprano e consumano deriva da un’unica fonte che sono le tasse versate dai dipendenti privati e dalle aziende per le quali lavorano.

Le tasse sono una sottrazione netta di risorse all’economia produttiva, quindi se per ipotesi ai privati e alle imprese rimanessero in tasca i soldi che lo Stato gli toglie per pagare i dipendenti in sovrannumero, ci sarebbe un oceano di quattrini disponibili nell’economia reale che rilancerebbe a razzo i consumi, le assunzioni, gli investimenti, la produttività e la ricchezza complessiva del paese. 

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Per quanto riguarda i disoccupati si creerebbe immediatamente un primo effetto di sostituzione, vale a dire che gli statali senza lavoro sostituirebbero i non statali in cerca di occupazione che troverebbero impiego perché l’economia privata comincerebbe a richiedere risorse umane. Nell’arco di poco tempo è prevedibile che l’economia in buona salute riassorbirebbe anche gli statali che hanno perso il posto che sarebbero costretti a rendersi disponibili per altre attività non burocratiche (non sto pensando a raccogliere pomodori, ma magari lavorare in un supermercato o fare le commesse in un negozio).

Devo aggiungere che però licenziare non basta, occorre ridurre contestualmente le tasse di un gettito almeno pari agli stipendi non più erogati e delegificare il mercato del lavoro per dare all’economia la possibilità di espandersi e inseguire nuovi equilibri. Per coloro che non fossero ancora convinti di questa ricetta e ritengono che il risultato netto sarebbe 1 milione di disoccupati e di poveri in più, faccio notare che evitare questo effetto collaterale ci costa diversi milioni di disoccupati e di poveri in più. Per esempio quasi la metà dei nostri giovani che non trovano opportunità neanche come lavamacchine. Il paese sta già pagando un prezzo inaccettabile, solo che non lo pagano i parassiti in esubero.

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  • Albert Nextein
    Rispondi

    Concordo, ma dubito che licenziarne un milione sia abbastanza.
    E poi sarebbe indispensabile ridurre le norme e regolamenti che questi pubblici dipendenti manovrano per poter affermare la loro “utilità”.
    Sul fatto che l’impiego pubblico sia una forma di parassitismo ai danni del sistema privato , non ci sono dubbi.

    • FrancescoPD
      Rispondi

      ..inoltre con il fatto che sono illicenziabili… con il passare del tempo diventano pure degli ignoranti patentati, uniti all’arroganza di chi sa che non sarà mai punito.

  • FrancescoPD
    Rispondi

    .. concetto troppo difficile da capire.
    O meglio non lo vogliono capire,.. complice il solito voto di scambio stile mafioso

  • eridanio
    Rispondi

    Abolire irpef e ires quindi abolire le dichiarazioni dei redditi perché non è più possibile l’ evasione delle stesse. (rimangono l’iva e altro s’intende e per il momento). Basta studi di settore, basta investimenti in tecnologia dell’intrusione fisica ed elettronica nella vita altrui. Via gli 8/10 dipendenti centrali e periferici delle agenzie di oppressione fiscale perché non sarebbero giustificati da alcuna attività da svolgere.
    Via tutto il comparto scuola istruzione ricerca ed università ed oltre un milione di stipendi a carico della fiscalità sparirebbero, compreso il cortigiano indotto. Se veramente fossero dei professionisti appassionati alla loro vocazione professionale, i dipendenti licenziati si potrebbero organizzare in cooperative per lo sfruttamento degli assets scolastici e di ricerca che resterebbero inutilizzati perché la domanda di istruzione non termina col licenziamento dei pubblici dipendenti. Farebbero forse lo stesso lavoro con metà del personale impiegato oggi? Forse. Se così fosse avremmo scoperto una miniera di braccia in grado di produrre nuova e diversa ricchezza in ambiti oggi trascurati. Ci sarebbe una sana competizione anche sul costo del lavoro. La somma degli impieghi alternativi delle risorse pubbliche non spese e non estratte dal mercato e gli impieghi alternativi delle persone eventualmente eccedenti alle nuove condizioni di mercato sono un gioco che non ha somma zero, ma anzi il vantaggio sarebbe incalcolabile (soprattutto perché l’ente pubblico di statistica verrebbe pure soppresso per manifesta inutilità :-) . La statistica va bene nelle aziende private e li dovrebbero impiegarsi sti percentilizzatori “ad minchiam”). Sta a vedere che andare a scuola costerebbe magari anche meno della metà dell’attuale budget di comparto e ci sarebbe spazio anche per la accoglienza del povero e meritevole se la scuola ne ricevesse (anche per mero interesse) una immagine da spendere in qualità apprezzate dal mercato.
    Tutto questo sarebbe da accompagnare con la momentanea nazionalizzazione del sistema bancario al fine di ripristinare, a parità di condizioni, tutte le riserve necessarie a dare copertura a tutti i depositi a vista (ed equivalenti). Ripristinare la sana differenza tra deposito e mutuo oggi imbastardita dagli artt. 1834 e 1782 del cod. civ. nonché assoluto ridimensionamento del TUB a norma soggetta ai principi generali del diritto in contrapposizione con quanto figura oggi essere. Oggi infatti il TUB è una “necessaria” eccezione e sospensione privilegiata della legge applicabile a tutti (tranne a chi esercita l’ attività bancaria).
    Restituire infine l’attività bancaria al mercato una volta ripristinata la regola che dice che chi deposita non perde la disponibilità continua di ciò che ha depositato.
    Come chi deposita una valigia al deposito bagagli non perde la valigia se pagando un servizio qualcuno gliela custodisce solamente. Come quando il contadino deposita nel granaio dei magazzini generali una tonnellata di grano, olio o altro prodotto fungibile. Il contadino si aspetta di pagare per un servizio di custodia e non altro. Se il contadino avesse voluto scambiare la merce per soldi o se avesse voluto prestare a tempo per lucro, l’avrebbe pure potuto fare, ma evidentemente c’è differenza tra vendita, prestito e deposito ed ogni differenza è necessaria a soddisfare momenti diversi e volontà contrattuali differenti nello spazio e nel tempo all’interno delle soggettive preferenze e scale valutative di ogni soggetto. L’insindacabilità di una scelta individuale non può essere inquinata da una legge, (non importa per quale nobile motivo di carattere etico o “generale”). L’insindacabilità la si offre al prossimo prima che a se stessi ed il magico gioco della società volontaria farà si che ne otterremo insindacabilità della nostra volontà per noi stessi in cambio. Non è un gioco. Se quello che si offre ha un valore riconosciuto dagli altri ci si deve aspettare che gli altri lo trattino con cura solo per non entrare in contraddizione con se stessi. Non c’è niente di magico nell’offrire protezione al ricco come al povero, semplicemente non sono fatti rilevanti (i giudizi di valore offuscano la mente). Non è auspicabile che un giudizio di valore sia un fatto rilevante anche quando la protezione di un istituto giuridico (quella volta) ci avvantaggia.
    La sostanza dell’ingiustizia, quella che muove anche a volte la semplice invidia, è fondata sulla discrezionalità e l’arbitrarietà del comando e direzione per masse dei singoli individui che sono invece incontenibili universi paralleli. Ogni tipo di stato “deve”, per la semplicità delle umane capacità, trattare per gruppi, masse, aggregati, unità(?) complessive. La ragion di stato poi è l’annichilimento finale ed una forma d’odio verso il prossimo in contrasto teorico e pratico con l’etica che professiamo pubblicamente come sepolcri imbiancati. Solo fermandoci a riflettere riusciamo a percepire cosa possa comprendere tale prevaricazione necessaria al primato del pubblico sull’intimità del privato (dai lagher, le guerre, la soppressione dell’individualità delle idee fino all’omicidio selettivo per ragioni di sicurezza nazionale).

    Licenziateli tutti, i loro figli vi ringrazieranno.

    Se muore un pubblico dipendente, al netto della reversibilità, migliora il bilancio dello stato. Se muore un artigiano o imprenditore che vive di mercato il bilancio dello stato al netto della tassa di successione, peggiora.

    PS: ho saputo che nel Burkina Faso mancano scuole; c’è domanda, ma l’offerta formativa è carente in termini anche solo quantitativi. La la gente paga per studiare e la scuola pubblica non esiste come diritto.
    Forza …che il mondo è grande e c’è posto per tutti.

    • Pedante
      Rispondi

      L’offerta non è affatto carente! Sia qualitativamente che quantitativamente la domanda di istruzione nel Burkina Faso è soddisfatta e non potrebbe essere altrimenti dal momento che prevale la libera scelta dei consumatori. È carente solo rispetto al mondo sviluppato e ci sono buone ragioni perché la differenza venga rispettata.

      • eridanio
        Rispondi

        Salve Pedante,
        quello riferito è il giudizio di un imprenditore che, sopportando ogni rischio conseguente, se agisce veramente, può ritenere carente quel che gli pare. Pura perspicacia imprenditoriale. L’economia non ha poi bisogno di stare in equilibrio per stare in piedi ed in salute e soprattutto, fortunatamente, se ne frega di quel che io penso; accusa il colpo solo se agisco. :-)
        Grazie per aver letto i miei rantoli.

  • spago
    Rispondi

    tanto dopo averli licenziati non restituirebbero neanche un euro, spenderebbero tutto altrimenti e stop..

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    @eridanio: Quasi tutto condivisibile, tranno la sia pur temporanea nazionalizzazione delle banche e l’altrettanto temporaneo mantenimento dell’imposta sul valore aggiunto. Si possono ripristinare le condizioni per un libero mercato del credito semplicemente abolendo tutte le distorsioni legislative che hanno drogato questo delicato settore. Sull’IVA non capisco proprio il perché del provvisorio mantenimento. Per problemi europei? Che ci caccino perché l’abbiamo abolita. Tutti i loro investitori sceglieranno noi fino a quando non saranno costretti, pena svuotamento casse, ad abolirla anche loro.

  • eridanio
    Rispondi

    @Alessandro COLLA
    Temporaneamente mantenuta.
    Poi non si può dire.
    So solo come comincerei ad agire (probabilmente sporcandomi le mani con quanto io stesso biasimo).
    No! Non è certo per simpatia verso l’imposta sui consumi finali (IVA) ma per mero pragmatismo.
    Dogane accise e iva non sono materia nazionale ma leggi nazionalizzate sulla base di direttive comunitarie e soggette a vincoli europei.
    Potrei fregarmene beatamente per fare il duro e puro invece si può essere determinati senza bisogno di fare pagliacciate alla germania/grecia di oggi.
    Tanto …come avrai percepito… il differenziale di competitività verso i partners sarebbe tale che si troverebbero a dover far di necessità virtù. Compreso anche l’affaruccio banche che è piuttosto articolato ed epocale. (leggi Huerta fino a che non diventi cieco)
    L’iva si può abbassare fino al 15% senza dover chiedere il permesso a nessuno. Oggi è al 22 tendente 25.
    I dazi li toglierei tutti lasciando entrare (ed auspicabilmente uscire) ogni cosa. Sono le persone che comprano e non gli stati. La buffonata poi della bilancia dei pagamenti è incredibile ed assurda sempre perché alla domanda corrispondono compratori che pagano con i loro soldi e non con i soldi dello stato.
    Immagina la bilancia dei pagamenti della California (è rilevante, mica bruscolini). Chi se la Fila? Se non ci fossero confini politici ed amministrativi non esisterebbe il concetto di interno ed estero e bilancia dei pagamenti. Se la California dovesse per ambizioni politiche separasi dagli Stati Uniti solo istituendo dazi, quote e dogane efficienti al controllo, (non come quelle di oggi) ed altre amenità, aggiungerebbe costi burocratici che finirebbero in tasse a carico dei già vessati contribuenti del Golden State. Questi ultimi vedrebbero gravare le importazioni di imposte che renderebbero competitiva una economia interna, anche se decotta, mentre invece le imprese interne dovrebbero ricevere i corretti segnali dal mercato per poter dare risposte più coerenti con le richieste dei consumatori. Salvando un’azienda decotta non si salva comunque l’occupazione in prospettiva. Si pagano solo prezzi più alti per merci che altrove sono prodotte meglio e più economicamente. E’ normale che esistano periodi di frizione durante i quali gli imprenditori si interroghino su quale sia la migliore risposta a chi serve meglio il mercato. Competere o ritirarsi e riconsiderare. Se i segnali sono drogati tanto dalla politica fiscale che dalla politica monetaria si finisce a perdere lo stesso e metterci dieci volte il tempo per arrivare ai segnali corretti con i quali si possono assumere comportamenti più utili al prossimo.
    Dico sempre ai miei cari dipendenti: -“Non sono io che vi paga lo stipendio ogni mese, ma i clienti che insieme noi serviamo.” I clienti non hanno mai l’obbligo di fedeltà e ti favoriscono solo se tu li servi meglio di qualcun’altro. E qui lo stato che c’entra? In teoria nulla, ma in pratica il condizionamento è generale pervasivo ed insopportabile.
    Ciascuno di noi deve avere il più aperto accesso al bene e servizio di miglior qualità ed al prezzo più conveniente e l’apprezzamento sul valore di una scelta la può dare solo il soggetto che compra quando compra. Nessuno, tanto meno lo stato deve permettersi di giudicare, valutare, apprezzare, magari a fini di gettito, i comportamenti d’acquisto fatti con denaro onestamente guadagnato. A chi giudica i comportamenti altrui suggerisco un Razzi d’antan: – “Fatti li cazzi tua” – Stato compreso. Sono semplicemente valutazioni non richieste, dannose ed irrilevanti che non voglio vengano applicate agli altri prima che a me. E quindi nemmeno a me di ritorno.
    Non entro nella polemica stato minimo o no-stato perché ritengo sia già materia di primo pallido socialismo. Dico quel che sarei disposto ad accettare nel passaggio evolutivo dagli stati nazione criminali a quel che si manifesterebbe in sostituzione. Paleso il grado di incertezza istituzionale che ritengo sia sopportabile senza maggior pregiudizio dei principi in cui credo.
    Beh sulle banche non c’è proprio discussione. Se non hai capito ora, capirai a tue spese più tardi. Non voglio certo toglierti il godimento. Visto l’andazzo spero solo di essere pronto a cavalcare la tigre al momento giusto, ma non mi faccio illusioni di successo. Il gioco è istituzionalmente truccato.
    Quando un’organizzazione volontaria dovesse occuparsi di giustizia, difesa e ordine pubblico, questa sarebbe di gran lunga abbondante per le mie esigenze. Ma io conto 1 e io sono uno che non conta un c….

  • Stefano G.
    Rispondi

    Propongo un referendum per l’abolizione dell’articolo 1834 (e conseguenti).
    Origine e causa di ogni male.
    Battaglia persa in partenza, sì, va bene, ma intanto si fa un po’ di casino…

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Sempre a Eridanio: Sì, ma Huerta de Soto propone di stampare moneta buona per sostituirla a quella attualmente falsa; non chiede la nazionalizzazione del credito. Poi, forse, nelle letture mi sarà sfuggito qualcosa…

  • eridanio
    Rispondi

    Sempre al gentile Alessandro COLLA.

    Non è vero che vuole che si stampi moneta “buona” contro quella falsa di oggi.

    1)Vuole che vengano ripristinati i principi generali del diritto che prevedono il rispetto e la separazione di due atti negoziali distinti e con finalità diverse: il deposito ed il mutuo o prestito.
    2) col denaro preso a prestito correttamente le banche DEVONO poter operare liberamente con le stesse regole che devono rispettare le altre imprese.
    3) Restituire al mercato la produzione e la scelta di cosa sia denaro sempre all’interno dei principi generali del diritto. La fine dell’ingerenza pubblica e la soppressione delle banche centrali. Basta un giudice per reprimere un furto ed una truffa.

    Questo è ben oltre “stampare” moneta buona. E’ far ripartire una civiltà capitalizzando gli errori del passato.

    E’ vero, non parla di nazionalizzazione istituzionalizzata, ma parla della creazione di un fondo ove conferire tutti quei crediti creati dal nulla in attesa di liquidazione ordinata dopo aver ristabilito la sottomissione del sistema bancario alle stesse regole applicabili agli altri soggetti non bancari.
    I valori del fondo servono a garantire una copertura alla estinzione del debito pubblico, e se ne avanzano, a dare più consistenza alle altrettanto impossibili promesse di previdenza sociale.
    Le banche ripulite dalla ipertrofia della riserva frazionaria non necessariamente devono essere “nazionalizzate” per poter essere ripulite, ma non ne conosco molte che dopo la pulizia possano dire di avere ancora un patrimonio di qualche entità da lasciare in mano agli originari rispettabili signori azionisti.
    Uno dei requisiti per ottenere una licenza bancaria è quello di aver iniziato ordinatamente e secondo disposizioni regolamentari e di vigilanza la attività di credito per le quali si è deciso di iniziare l’attività.
    Di fatto si deve dimostrare di essere entrati in una situazione di insolvenza (a sensi di regolamento) controllata e vigilata per poter essere degni di una licenza bancaria.
    Questo perchè il patronage legale e della banca centrale con le sue norme di operatività e vigilanza ha trasformato la reale disponibilità di un bene in seplice atto di prudente gestione dello stesso.
    La ridefinizione di concetti giuridici, nati e forgiati dall’esperienza di generazioni per la loro utilità specifica a favorire la cooperazione sociale, costituisce la grande tuffa che rende evidentemente le cose diverse.
    OK! L’emissione di mezzi fiduciari (ancora fiat money inizialmente ma sotto il vincolo della riserva intera) a copertura dei depositi a vista ed equivalenti;
    la costituzione di un fondo con specifiche finalità;
    liberalizzare la scelta individuale di cosa sia denaro;
    la finale soppressione delle banche centrali.
    Chi fa di fatto tutto ciò? A me andrebbe bene che lo facessi anche solo tu. Ti do carta bianca :-) .
    Mi accontenterei se lo facesse una qualsiasi entità collettiva.
    Intanto la Carogna Socialista pluricefala ed intercontinentale sta evolvendo…. e già tipo in Spagna ed altrove ha fatto il suo esperimento di Bad Bank… e di ciprofagia ed altro a venire incombe.
    Saluti.

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    @eridanio: Sarebbe possibile per i correntisti diventare automaticamente o quasi, azionisti delle banche “ripulite”? Avrebbero delle sofferenze in lascito, è vero, ma potrebbero cominciare a prestare il loro denaro a interesse. Magari dopo essere stati scomunicati da oltre Tevere in quanto potenziali usurai (ma lo IOR presta gratuitamente? Se lo fa chiedo il prestito!).

    • eridanio
      Rispondi

      Lol :-))
      a proposito di oltre Tevere dovrei raccontarti quella del deposito confessato, ma mi taccio.

      La riduzione del creditore ad azionista secondo una graduatoria di priorità (anche i crediti certi liquidi e esigibili hanno priorità che legalmente fanno la differenza) è una delle modalità possibili di liquidazione di una istituzione finanziaria… è il famoso bail-in.
      Quando il bail-in è troppo grosso però quel che rimane è un muchietto di cenere.

      Con la palla poi del fondo di garanzia è come dare rispettabilità al gioco delle tre carte.
      Alla fine il fondo irrisorio disponibile a fronte del rischio viene inciso dopo aver spolpato chi stava sopra soglia di 100.000.= Quindi il fondo interviene usando i soldi dei soprasoglia per rimborsare i sottosoglia. Ma fino ad un certo punto.
      In caso di fallimento di una banchettina di poche centinaia di milioni non succede nulla.
      E per nulla dico che gli oneri ricadono sempre sulla clientela in maniera estremamente diluita attraverso il riaddebito dei costi e oneri di gestione nel tempo.
      Ma in un evento sistemico anche questa foglia di fico non regge perché uno stato fallito, che fa deficit quando va stra-bene, in caso di patatrac l’unico modo che ha per non sparire è fermare le boccie, chiudere le banche e svaligiare il suddito.

      Per coprire le operazioni più inconfessabili, il banchiere centrale, per mezzo dei valorosi funzionari, più efficacemente può consigliare ad alcuni soggetti che ritiene particolarmente dotati patrimonialmente, in rapporto agli scheletri nell’armadio temporaneamente gestibili e brandibili come arma di ricatto, di accettare quote di cadaveri smembrati, rami d’azienda, fusioni dritte ed inverse anche contro voglia, favori e controfavori ecc..
      Così le liquidazioni coatte degli istituti svampati finiscono velocemente in pancia a qualche entità ancora viva che assume la funzione di digestore diluendo le perdite su una platea più ampia di clienti.

      Te lo immagini un comitato esecutivo ristretto, ad una certa ora, nella penombra dell’ufficio di presidenza?
      Ci sono il Presidente, il Consigliere Delegato, il Direttore Generale, rigorosamente assenti i Presidenti del C.di sorveglianza o del Collegio sindacale.
      -“Ci hanno detto che dovremmo fare loro un piacere che non possiamo rifiutare” – dice il Consigliere Delegato – “Dovremmo rilevare la rete di vendita marcia di quel catorcio andato all’aria” – ribadisce il Direttore Generale. – “Accidenti a loro! Questa volta no! Diciamo di no!” – Sbotta il Presidente. -“Vede caro Presidente, noi però avremmo quel peccatuccio che è già sul tavolo della vigilanza e se dovessimo essere rigidi non potremmo impedire che le nostre teste rotolino rovinosamente e con clamore.” – Sussurra il Direttore Generale. -“Beh, in tal caso Via! Vediamo che si può fare” – Sentenzia il Presidente.

      Quante volte è andata più o meno così non lo sapremo mai, ma se conosci qualche consigliere di banca “onesto e sempliciotto” magari in camera caritatis qualche lume arriva.

      Non esiste alcun giudice in grado di perseguire eventuali azioni manifestamente prevaricative del vigilante stesso anche perché il giudice dovrebbe chiedere al medesimo organo, come parere esperto, una valutazione la diligenza tenuta sempre del medesimo e si può immaginare la risposta.
      Sopra non c’è nulla e nessuno per far saltare un vertice.
      Solo un poco raccomandabile concerto tra politici, burocrati e finanza può, come è accaduto per esempio all’ex governatore Antonio Fazio (che pare in ogni caso ne abbia fatte a 1000) raccogliere prove strumentali e magari, anche del tutto costruite abilmente, per scrollare discrezionalmente come convenuto, a ragione o torto, la pianta.
      Quindi di fatto il governo ultimo del sistema bancario è disperso in una rete di relazioni che può, se vuole, addensarsi su interessi particolari come fosse ordine informale ed extracostituzionale dello stato ed agire discrezionalmente sia in chiaro sia in ombra sia per fini intenzionalmente commendevoli sia meno. Può persino far saltare un governo eletto? A quanto pare si.
      Nessun voto democratico può influire direttamente ed efficacemente sulla catena di omertà funzionale.
      Il livello di criminalità del sistema non è valutabile perché tanto impercepibile quanto legalmente coperto da formale rispettabilità.

      Ora nel nostro tempo si è aggiunta la sistematicità del concerto a livello planetario. I tempi son maturi e con grande standing di credibilità se la giocano pianificando le mosse FMI, FED, BCE, EBA, ESM, Commisione UE, OSCE, BOJ, BNS, BUROCRATI di STATI FALLITI, CONSOB ecc…ecc. Nessuno di questi è stato eletto e nessuno risponde delle proprie azioni perché il valzer delle poltrone serve casomai a non far mai trovare seduto ancora al proprio posto chi ha preso la tal decisione.

      Huerta dice, e non posso smentirlo, che l’opera del contraffattore di danaro in confronto a quella del banchiere centrale in concerto col politico è un “Juego de niños”.

      Ritornando al tema del buon Gargaglione che facciamo con tutte queste spalle rubate al tornio o alla zappa? Li lasciamo al loro posto e ci scappelliamo al loro cospetto? Sembrano tanto rispettabili!

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    No, no, Eridanio: raccontala quella del deposito confessato!

  • eridanio
    Rispondi

    Allora, basterebbe che googolassi un po’, ma te la racconto così.
    http://www.rmojs.unina.it/index.php/rm/article/view/9/6
    Le tre religioni monoteiste condannavano, anche se con distanze apprezzabili, il prestito ad usura.

    (Quindi il problema è di livello mondiale già da sempre.)

    Ad usura significa ad interesse…non esisteva soglia si intendeva che il denaro non poteva essere prestato con un qualsiasi lucro.

    Erano grane grosse..la scomunica …. il divieto di sepoltura, l’eresia solo a parlarne bene.

    Alcune religioni e non vado in dettaglio perché in fondo è qui irrilevante ammettevano il prestito ad usura ma non tra fedeli della stessa confessione.

    E cosi che “i perfidi giudei”, cosi “amorevolmente” definiti dalla Santa Romana Chiesa, si sono costruiti la fama di usurai.

    La proibizione dell’usura di fatto fomentava una attività estremamente lucrativa. In fondo per gli ebrei era tutto in regola.

    I Cattolici, osservanti e rosicanti non potevano prestare nulla a interesse a chiunque, ma qui entra l’ingegno.
    Premesso che
    – prestare soldi senza oneri di alcun tipo non era vietato;
    – che i soldi prestati senza interessi potevano comunque essere consegnati a persone che poi non li potevano restituire;
    era evidentemente legittimo sanzionare con una mora chi non onorasse le proprie obbligazioni. Direi una ragionevole funzione disciplinante moralmente accettabile.
    Diciamo che un 5% di sanzione per non aver puntualmente onorato un impegno finanziario non era nemmeno una cosa iniqua agli occhi della legge canonica.
    Allora se ti devo prestare 1000 ducati per un anno al 5%, in costanza di impossibilità di farti pagare interessi pena scomunica ed isolamento, è sufficiente che ci incontriamo dal “notaro” del tuo borgo all’ora terza.
    Tu “confessi” di aver già ricevuto la somma a suo tempo, ma ammetti di non aver di che per restituirla ora che la scadenza del termine pattuito è già scaduta. Io, che sono persona magnanime e mi rendo conto degli accidenti che la sorte ti ha portato in dono, ritengo, questa volta sotto scrittura del notaro che come terzo confermi il fatto, che è cosa pietosa verso un debitore tanto timoroso, umile ed in tanta disgrazia che si conceda un periodo di mora di un anno per il quale, solo al fine di ristorare il danno emergente ed il lucro cessante per l’alternativo uso al quale già avei destinato detta restituenda somma, mi contento, pro bono e lodando il Signore, della ventesima parte in aggiunta.
    Vergato e sottoscritto in ……. li …..

    Tu confessi un deposito mai ricevuto poi quando usciamo dal notaro ti ammollo il gruzzolo. Se non ti fidi ti passo il gruzzolo sotto il banco all’atto della firma.

    Proibizione canonica legalmente circumnavigata con successo.

    • nlibertario
      Rispondi

      Pensa che c’è gente che difende gli islamisti perchè loro i soldi li prestano aggratis…

    • Pedante
      Rispondi

      @ eridanio:
      A meno che non io l’abbia interpretata male, la parabola dei talenti, a differenza della dottrina ecclesiastica medievale, legittima il prestito a interesse.
      Tra parentisi il link sull’usura e le religioni monoteiste non funziona.
      Commenti interessanti e condivisibili, complimenti.

      • eridanio
        Rispondi

        non mi sembra, Pedante.
        La parabola dei talenti esalta l’impresa ed il profitto, il rischio (e non la sfida), l’intraprendenza e la responsabilità operosa nell’interesse altrui (del signore della parabola e non per se), la ricompensa dei frutti e la conseguente e non scontata riconoscenza degli altri.

        L’interesse praticamente fino a Böhm-Bawerk viveva solo di tifosi e detrattori in carenza della scientifica risposta alla domanda: – Cos’è l’interesse?

        Fino ad allora ci si limitava a dire: L’interesse, l’usura è male perché… o è accettabile perché….. ma cosa fosse in nuce prima di giudicarlo mica pensavano fosse rilevante.

        Il Vangelo, e non solo, è anche un trattato di economia in effetti.
        Un mezzo, con altri necessario, in carenza di supporti, per trasferire nel futuro conoscenza rilevante alla continuazione dell’investigazione dell’ignoto per la sopravvivenza del genere umano.
        L’impianto teorico della scuola austriaca ha validi strumenti per esaltare la percezione delle grandezze nascoste nei quattro testi riconosciuti così come come nel Vecchio Testamento, nel Corano ed in ogni opera, comprese quelle orientali, che portano, intarsiato tra le parole, il linguaggio della cooperazione volontaria e spontanea.
        Un linguaggio nei secoli alternativamente poco percepito o totalmente travisato per motivi di potere.
        Tutte queste sapienze arrivate fino ad oggi, hanno retto l’improba prova.

        ….Poi c’è chi va in giro a cercare miracoli…. o, parafrasando il famoso proverbio, a morire di fede con la soluzione in tasca.

        il link è vero non funge più. Il documento è comunque qui in pdf
        http://www.rmoa.unina.it/2049/1/9-1052-1-PB.pdf

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