In Anti & Politica, Economia

SOLDIDI LUIGI FRESSOIA

Io sono un poco di buono; ogni mattina vado a comprare il pane ma il fornaio è anche lui un
poco di buono, lo so da un pezzo. A dire il vero, a dirla tutta, siamo forse i due peggiori
soggetti della città.

Eppure il rapporto economico che instauriamo tutte le volte che vado da lui a comprare il
pane è un rapporto corretto, perché se il pane non è buono oppure costa troppo io smetto di
andare da lui e vado da un altro fornaio. Non può fregarmi o tutt’al più può fregarmi una
volta sola. Dal mio canto non posso certamente fregare lui perché i soldini che gli do tutte le
mattine sono buoni e non potrebbe essere altrimenti (coniare monete false non è mai
rientrato nelle mie attività).

Tutt’altra musica se dovessi rifornire di pane le mense comunali. In tal caso i soggetti non
sarebbero più due, io e il fornaio, bensì tre: io, il fornaio e lo Stato sottoforma di ufficio
comunale preposto all’assistenza sociale. Il funzionario comunale infatti i soldi li prende dai
cittadini mediante le tasse o dalle tariffe pagate dagli utenti della mensa; li darà a me titolare
dell’appalto di fornitura di pane, e io li girerò in buona parte al fornaio.
Ugualmente tutt’altra musica qualora i soggetti rimanessero due ma pur sempre con la
presenza dello Stato (l’ufficio comunale dell’assistenza), qualora quest’ultimo conferisse
l’appalto direttamente al fornaio senza la mia intermediazione.

Perché ciò che fa la differenza col primo rapporto descritto (io e il fornaio) è che nel secondo
e terzo rapporto chi paga la prestazione al fornaio -lo Stato- non la consuma e non la paga
con denaro proprio, ma con denaro dei cittadini/utenti.

Questa differenza apre tutte le porte della corruzione: il fornaio potrebbe mettersi d’accordo
con me e/o col funzionario statale per mettere farina meno buona nel pane, ricevere lo
stesso compenso e spartirne la plusvalenza (derivante dalla minore qualità del pane, cioè
dal suo minor costo di produzione) con il, o con i due corrotti. Oppure potrebbe essere lo
stesso funzionario a offrire l’illecita speculazione a uno o entrambi gli interlocutori. Oppure
potrei essere io intermediario ad agire per primo corrompendo l’uno o l’altro o entrambi; in
ogni caso realizzando un illecito guadagno a scapito del consumatore che mangia pane
scadente e a scapito della collettività che paga per un pane buono mai arrivato in tavola.

Ma anche nel caso che io, il fornaio e il funzionario fossimo LE TRE PERSONE PIU’
ONESTE DELLA CITTA’, è inevitabile che alla lunga si faccia strada giorno dopo giorno la
tentazione di ordire l’illecita speculazione (nostra personale o indotta dall’assessore….), per
il semplice motivo che maneggiamo denaro non nostro, non sudato, bensì denaro altrui.
Se ne deduce che l’ingrediente più efficace per prevenire e combattere la corruzione è fare
di tutto affinché ogni tipo di prestazione sia pagata con denaro proprio dal consumatore,
senza intermediazioni di sorta. Contrariamente, la società sarà tanto più corrotta quanto più
denaro pubblico circola nelle sue vene e arterie.

In Italia oggi lo Stato intermedia oltre il 70% della ricchezza prodotta al suo interno, per
questo siamo ai primissimi posti nella classifica mondiale della corruzione.

 

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Showing 3 comments
  • nlibertario
    Rispondi

    “ma la corruzione non è un problema, alla fine come spiega il principio del moltiplicatore i soldi riciclati tornano nell’economia e poi chi parla di corruzione è un neoliberista che la usa come pretesto per privatizzare tutto il resto” (cit.)

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    L’unica cosa che non condivido è che il denaro utilizzato per pagare il pane sia buono. In realtà l’articolista utilizza l’euro, quindi moneta falsa. Non falsificata da lui, certo, ma pur sempre falsa. Solo che è costretto a utilizzarla perché esiste un impedimento a poter battere liberamente moneta. A parte quella elettronica denominata “bitcoin”. Ma quanti fornai sono disposti ad accettarla?

  • gastone
    Rispondi

    in realtà l’articolo mette in evidenza un concetto, quello della corruzione, che spesso viene analizzato solo dal punto di vista morale, dunque attraverso il punto di vista sociale.
    visto che la vera scienza economica è molto più prossima ad una scienza morale o sociale, pittosto che naturale come la gran parte delle scienze come la matematica la fisica e cosi via, allora sarebbe opportuno approfondire la analisi per vedere, essendo nello stesso ambito, se ci siano delle relazioni più o meno strette tra la corruzione e il mercato.
    normalmente quando si ha un ambiente libero da coercizione, la capacità di stringere rappor di di affari tra 2 soggetti consensienti è massimo , conseguentemente il business si sviluppa in ogni direzione e ambito in maniera fluida, e ricca.
    diversamente quando ad interferire interviene un soggetto terzo con capacità coercitiva
    il business si allarga ma rallenta e lo fà nella misura in cui più soggetti intervengono in nome e per conto del soggetto più forte.
    naturalmente il mercato continuerà a funzionare ma per far fronte alla minore capacità di avvicinare domanda e offerta e rimuovere eventuali grip, sviluppa un meccanismo “sporco” che consente di rimuovere e fluidificare le vie del business.
    certamente la corruzione è un meccanismo moralmente deplorevole ma la natura per fare il suo corso non si pone problemi che attengono ad un corpo sociale composto di individui con spirito,intelligenza e sentimenti, essa è dotata di leggi ferree che consentono il suo naturale svolgimento in ogni situazione.
    probabilmente, vista la crescente ingerenza dello stato in ogni ambito del mercato ed in ogni aspetto della vita individuale intesa come somma di necessità traducibili in business, c’è da aspettarsi un aumento progressivo della corruzione che potrebbe costituire in futura la forma più diffusa o l’unica forma di mercato fintanto che i mezzi di produzione dei beni capitali restarenno in mano privata, il passaggio successivo sarà la rinuncia della proprietà dei suddetti mezzi ed un ingresso verso un socialismo puro, che preluderà al collasso di ogni forma di scambio e dunque del mercato

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