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servo e padroneDI MAURO GARGAGLIONE

Considerare che ci troviamo di fronte una deviazione patologica dalla normalità economica e ritenere che si possa e si debba ripristinare lo status precedente, una persona realista e giudiziosa la pensa così e si comporta di conseguenza.

Tutti gli interventi economici basati sulle teorie mainstream, patrimonio consolidato delle persone “giudiziose”, si sono basati per lunghi anni proprio su questo approccio. La normalità di tanto in tanto scarrozza, ma governi e istituzioni finanziarie hanno gli strumenti per riportare il treno sui binari.

Invece succede che da un po’ non ci si riesca più. La frequenza e l’intensità delle interferenze nell’economia, aumenta esponenzialmente, ma la situazione sembra incattivirsi giorno dopo giorno. Questo spaventa molto, specialmente le persone giudiziose e moderate.

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Per esse, accettare che quella che consideravamo “normalità” era invece una condizione patologica che stava progressivamente accumulando i suoi effetti micidiali, è un salto intellettuale che troppi non sono in grado di compiere.

Mettere in discussione principi sacri che prevedono la giustezza e la legittimità per gli Stati e le Banche Centrali, di manipolare l’interesse sui prestiti, la moneta, di regolare, limitare e indirizzare la proprietà privata, di interferire sulle nostre scelte di vita lavorativa, è una sofferenza indicibile. Sotto sotto anche coloro che si definiscono liberali cascano nella trappola del – se non ci fosse lo Stato, magari anche un po’ più smilzo, la gente morirebbe sotto i ponti, non avrebbe le strade, non imparerebbe a leggere e scrivere e si ritroverebbe anziana, malata e senza un soldo per mangiare e scaldarsi -. Stanno maturando le condizioni per cui grandi masse di persone, non più abituate ad affrontare la vita e a sviluppare liberamente i propri talenti, delegheranno le ultime stille di libertà ai governi, perché gli trovino una collocazione nella piramide umana e ce li mantengano vita natural durante in cambio di ordine e obbedienza.

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  • danilo dantonio
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    Fatto è che continuare a prendercela con lo “Stato” non ci aiuta affatto. Ma se prendiamo coscienza che uno Stato è fatto null’altro che di statali, di assunti a vita nel pubblico impiego guadagneremo infinite possibilità. Perché è difficile disfarsi dello Stato finché sarà stracolmo di statali, di carrieristi pubblici, di assunti a vita nella P.A. Ma se esigiamo vengano LICENZIATI i dipendenti pubblici assunti a vita, coloro che si son messi in mente d’essere superiori a noi e ci sottomettono come e quanto vogliono, il gioco è fatto!

    Facciamola una prova. Che ci costa? Esigiamo il licenziamento periodico degli statali, esigiamo il MANDATO TEMPORANEO nel pubblico impiego così come avviene da secoli nei parlamenti, e vedrete che, licenziati gli statali gli stati diverranno ben più miti e ragionevoli.

    Occorrono iniziative in favore del MANDATO TEMPORANEO nel pubblico impiego. Il Movimento Libertario vorrebbe gentilmente avviarne?

  • Pedante
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    Non che sia una valida ragione per non lottare contro lo Stato, ma molti finiranno a dormire sotto i ponti per distorsioni ormai istituzionalizzate. La divisione del lavoro è un’arma a doppio taglio. Crea efficenza ma aumenta la specializzazione. Pochi saprebbero zappare se fosse necessario. In passato si era più generalisti.

  • danilo dantonio
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    Gentile Signor Pedante, lei affronta un tema fondamentale ed estremamente affascinante!

    Ho iniziato a sviluppare la cosa in un paio d’interventi che le segnalo:

    Specialisti ed organicisti
    http://hyperlinker.com/ars/spec_&_orga.htm

    Specializzazione e poliedricità
    http://hyperlinker.com/ars/spec_poli.htm

    Brevemente: è un errore madornale creare un oceano sterminato di specialisti. Senza organicisti, senza competenze e personalità “staminali” (che come le ben note cellule son pronte a tutto) la società è destinata a viver male ed infine a sgretolarsi. Gli specialisti sono persone che hanno ridotto al minimo la loro visione, deficitano da molti punti di vista. Solo persone d’indole e cultura ampia, organica, con capacità staminali, possono soddisfare quelle urgenti necessità che un mondo di soli specialisti ha creato.

    • Pedante
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      La specializzazione in un sistema sostenibilie è senz’altro una fonte di ricchezza. In un sistema insostenibile è estramente problematica. Un sistema con una molto estesa divisione del lavoro, ma basata su malinvestimenti soffrirà enormi problemi sociali quando i nodi verranno al pettine. Penso alla grande depressione degli anni ’30 – per fortuna a quei tempi la gente era molto meno specializzata rispetto a oggi. Molti dovettero cambiare lavoro da un giorno all’altro, ma almeno sapevano fare più cose. La globalizzazione inoltre non fa che aggravare il problema. A differenza del passato, questa versione, basata su prezzi falsati derivati dalla cartamoneta, non è robusta. Il cambio euro-yuan per esempio su cui si basa la decisione di delocalizzare è soggetto ai capricci dei politici e dei banchieri centrali. Se le autorità monetarie cinesi un giorno cambieranno strategia, molti cinesi iperspecializzati si troveranno disoccupati, e le magliette a basso costo ecc. scompariranno dal mercato occidentale (ma i lavoratori tessili lì ormai non ci sono più).

      Leggerò poi gli articoli, grazie.

      • Pedante
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        Sempre sull’iperspecializzazione, non vanno dimenticati gli enormi sussidi indiretti alla delocalizzazione rappresentati dal sistema dei trasporti e delle infrastrutture pubbliche (e questo in tutto il mondo). Non fosse per questi sussidi, il localismo sarebbe più competitivo, pur essendo più generalista di carattere. Walter Block ha scritto a lungo sull’argomento.

    • Pedante
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      Non so zappare neanch’io, quindi la questione mi tocca da vicino.

  • Albert Nextein
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    Per sanare una situazione del genere ci vuole della miseria, quella vera.
    Ecco perché io faccio affidamento su defaults rovinosi.
    Io sono pronto.
    Solo quando la gente vivrà davvero in stato di bisogno, forse capirà.
    Anche se il precedente dei greci non depone a favore.

  • Fabio
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    Vivere non è semplice ed affrontare le difficoltà richiede un po’ di coraggio, capacità e fiducia in se stessi.

    Ma sono tanti i mediocri, o quanto meno coloro non non hanno fiducia nelle proprie potenzialità, che accorrono ad un posto pagato, magari poco ma pagato, per evitare di affrontare la vita reale.

    arrivando addirittura a gareggiare per un posto in equitalia o come boia:
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/arabia-saudita-troppe-condanne-morte-cercasi-otto-nuoviboia-1130312.html

    I futuri impiegati, che non necessitano di una qualifica particolare, saranno anche chiamati a praticare “amputazioni” ai condannati per abusi. Il governo di Riad ha pubblicato un’offerta di lavoro in tutto il regno: le autorità locali stanno cercando otto persone che dovranno “eseguire le condanne a morte”, sempre più numerose nel Paese.

    L’annuncio saudita coincide, infatti, con l’incremento del numero di esecuzioni in tutto il regno, dove stupri, omicidi, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga sono passibili della pena capitale. Già 84 persone sono state giustiziate da inizio anno in Arabia Saudita, un numero quasi pari al totale delle esecuzioni del 2014.

    Dal 1985 al 2013, le condanne a morte sono state oltre 2mila, la maggior parte delle quali tramite decapitazioni pubbliche. E, secondo quanto denunciato da Amnesty International, le teste decapitate sono state esposte pubblicamente come monito per tutti i cittadini. In violazione delle norme internazionali, l’Arabia Saudita mette a morte anche i minorenni: almeno tre sono stati uccisi nel 2013, almeno uno nel 2014. Non solo: i processi, sempre secondo quanto riportato dall’associazione, si svolgono in segreto e in una lingua incomprensibile agli imputati stranieri, l’assistenza legale non è quasi mai prevista e sono frequenti barbare pratiche di tortura per estorcere informazioni ai condannati.

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