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SILK-ROAD-ULBRICHTDI REDAZIONE

Il fondatore di “Silk Road”, il sito considerato «il mercato nero del web», è stato condannato all’ergastolo negli Stati Uniti.

Arrestato dall’Fbi nel 2013 e condannato nel febbraio scorso per traffico di droga, pirateria informatica e riciclaggio di denaro sporco, Ross Ulbricht, 30 anni, passerà il resto della vita in galera. Su ‘Silk Road’ venivano venduti illegalmente farmaci, narcotici, armi, documenti falsi. Per i documenti si usavano i bitcoin.

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I difensori di Ulbricht avevano affermato che pochi mesi dopo aver creato il sito il loro assistito aveva lasciato il controllo della piattaforma, mentre secondo l’accusa non vi è alcuna prova di questo. I giudici sarebbero riusciti a ricostruire tutte le attività illecite di Ulbricht: a loro parere è proprio lui che si nascondeva dietro al nome di “Dread Pirate Roberts”, colui che attraverso i bitcoin gestiva un ingente traffico di denaro frutto della vendita di droga.

(Notizia da Agenzia)

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Showing 6 comments
  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    ASSISTIAMO A VERGOGNE IN CUI LO STATO MOSTRA TUTTA LA SUA PROTERVIA CRIMINALE

  • Pedante
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    Non tutti i pari sono pari.

    • Pedante
      Rispondi

      «Dobbiamo organizzare gli intellettuali e utilizzarli per corrompere l’Occidente. Quando avranno corrotto tutti i suoi valori, solo allora potremo imporre la dittatura del proletariato» (Willi Münzenberg)

      Missione compiuta!

  • Bruno
    Rispondi

    “ASSISTIAMO A VERGOGNE IN CUI LO STATO MOSTRA TUTTA LA SUA PROTERVIA CRIMINALE”
    Il ragazzo in questione sapeva benissimo cosa stesse facendo e si è arricchito tramite commercio di merci illecite. Inutile arrampicarsi sugli specchi. L’ergastolo è totalmente esagerato ma qualche anno di carcere è più che appropriato.

  • Alessandro COLLA
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    Sì, le merci sono illecite ma non è giusto che lo siano! L’unica pena appropriata dovrebbe consistere in due dollari di multa per concorso in imbrattamento dei marciapiedi.

  • Liberalista
    Rispondi

    Di fronte al commercio di ciò che oggi è vietato dalle leggi statali, ci si dovrebbe porre queste domande:
    1) a chi stanno facendo del male due persone che si scambiano volontariamente un determinato bene?
    2) se il bene in questione è considerato potenzialmente pericoloso per i soggetti terzi rispetto a chi effettua lo scambio, per quale motivo le persone possono liberamente scambiarsi automobili, motocicli, posate, mazze da golf, corde, trapani, motoseghe, vino, birra, colla, prodotti chimici, funghi, etc? Se tutto ciò che potenzialmente può creare danno a qualcuno deve essere vietato o nazionalizzato, come mai tutte queste merci non lo sono?
    3) quali sono, rispetto allo stato attuale delle cose, le conseguenze del libero scambio di droghe e armi? Cioè: se oggi droghe e armi sono monopolio di organizzazioni criminali e per acquistarle si deve andare in luoghi pericolosi e fare affari con delinquenti della peggior specie, in un sistema in cui sia possibile comprare e vendere via web cosa accadrebbe?

    Ecco, una volta affrontato il problema da questi punti di vista si avrà senza dubbio un’oipinione più strutturata del semplice “eh, ma la legge dice….”

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