In Anti & Politica

partitiitalianiDI STEFANO CRIPPA

Ci sono argomenti di cui uno non vorrebbe né parlare né scrivere in quanto rientrano in quelle faccende che la gente comune chiamerebbe private.

Purtroppo viviamo in un paese che ha come fondamento della sua esistenza il socialismo e che per questo costringe a politicizzare ogni argomento, da quelli più semplici, come le piste ciclabili, fino a quelli più importanti, come la “legalizzazione” (scusate per la brutta parola) dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Il socialismo produce contraddizioni, estremismo e discriminazione che si radicano tanto profondamente nella società da comportare una radicalizzazione del dibattito, come se in gioco ci fosse la coppa di un campionato di calcio.

Proprio per questo motivo il dibattito sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, che dovrebbe essere svolto in modo calmo e moderato, si è trasformato in una cagnara da stadio.

Sul tema si stanno scontrando due opposti estremismi; da una parte ci sono persone che pretendono, ottenendolo, l’ennesimo reato di opinione contro ogni idea considerata discriminatoria nei confronti di persone omosessuali, dall’altra parte vi è la pretesa di negare il diritto individuale di vivere la propria vita come meglio si crede.

Permettetemi di spiegare meglio il mio pensiero:

Qualunque persona è dotata fin dalla nascita di alcuni diritti inalienabili, fra cui il diritto di proprietà del proprio corpo, da cui deriva il diritto di vivere la propria vita in modo libero e senza coercizione da parte di altre persone o dello Stato.

Tutte le persone, in quanto detentrici del diritto di proprietà sopra citato, dovrebbero essere libere di poter stipulare contratti fra di loro e fra questi va compreso anche il matrimonio.

Il matrimonio è un contratto, punto e basta, e in quanto tale non ne può essere impedita la stipula fra due persone consenzienti, anche se dello stesso sesso.

Purtroppo, però, non possiamo vivere fuori dalla realtà e nel mondo in cui viviamo il certificato di matrimonio viene rilasciato dallo Stato che, a mio parere, come afferma il Parlamentare libertario Australiano David Leyonhjelm, non può permettersi di discriminare nessuno in quanto “Lo Stato è un servo meraviglioso, ma un terribile maestro. In un senso importante, lo Stato rappresenta tutti noi. Questa qualità di rappresentanza significa che, quando esso si impegna a fornire un servizio, deve farlo in modo neutrale. Lo Stato non deve discriminare; se lo fa, significa che esso sta esercitando un abuso di potere nei confronti di alcuni cittadini”.

Per questi motivi, io dico si alla legalizzazione dei matrimoni gay!

Se vi state chiedendo perché il sottoscritto si sia deciso di scrivere sull’argomento, è presto detto: nella serata del 18 giugno in Consiglio di Zona 6 a Milano (zona in cui risiedo) si è votata una mozione presentata dal consigliere radicale Valerio Federico che chiedeva di issare, durante la settimana del “PrideWeek”, la bandiera arcobaleno del movimento LGBT, a sostegno di tutte quelle persone discriminate per il loro orientamento sessuale.

In risposta, durante la seduta del Consiglio di Zona, alcuni attivisti dell’associazione Il Talebano (associazione, facente parte della Lega Nord, i cui rappresentanti siedono nei vari gruppi consiliari del partito), capeggiati da due consiglieri della Lega, sono entrati in aula mostrando uno striscione con la scritta “La famiglia non è una pagliacciata” e presentando una contro-mozione in cui si chiedeva il sostegno al “Family day” svoltosi a Roma il 20 giugno e la promozione “dell’iniziativa sulla pericolosità della teoria gender/queer e di procedere con l’acquisto di libri di testo sullo stesso tema da destinarsi alle scuole”.

Purtroppo questa è la destra che abbiamo in Lombardia: una destra socialista e comunitarista, che pretende di imporre la propria morale al resto della società. Quello di cui invece abbiamo bisogno è una destra radicale, il cui massimo esponente in questo momento è il Primo Ministro inglese David Cameron, che salutò i risultati del referendum irlandese con queste parole:

“Congratulazioni ai cittadini Irlandesi che, dopo aver votato in favore dei matrimoni gay, hanno reso chiaro il fatto che siamo tutti uguali, sia gay che etero”

Abbiamo quindi bisogno di una destra che non abbia paura di dire che siamo tutti uguali davanti alla legge!

Abbiamo bisogno di una destra che affermi che tutti gli individui hanno il diritto di vivere in libertà!

Abbiamo bisogno di una destra che pretenda che lo Stato non si intrometta nella vita dei suoi cittadini!

Abbiamo bisogno di una destra che possa orgogliosamente definirsi liberale!

Abbiamo bisogno di una destra che non abbia paura di dire che tutte le persone devono essere libere di Amare e che non abbia paura di dire alle frange comunitariste che hanno ragione, la famiglia non è una pagliacciata, ma che i pagliacci sono loro.

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  • Nlibertario
    Rispondi

    Certo che un associazione che si chiama “Il Talebano” formata da leghisti è una contraddizione in termini.

  • spago
    Rispondi

    Il Talebano mi ha fatto morire dal ridere..

    Sul matrimonio gay..

    io condivido l’idea che le persone debbano essere libere di fare come pare loro, che il matrimonio è (dovrebbe essere) un contratto e quindi riguarda i contraenti e gli altri non devono metterci becco e non possono avere potere di veto..

    per questo sono favorevole a ciò che più si avvicina alla libertà delle persone di stipulare fra loro i contratti che preferiscono senza interferenze coercitive di terze parti per mezzo dello stato.

    Mi verrebbe quindi da dire che: se 0 i libertari e i liberali sono a favore del libero accordo volontario che si esprime in un contratto 1 il matrimonio è un contratto 2 oggi è lo Stato che piaccia o meno riconosce o non riconosce i contratti 3 non chiediamo certo che lo Stato rebus sic stantibus non riconosca più alcun contratto 4 dovremmo chiedere allo stato di riconoscere tutti i contratti, compresi quelli matrimoniali, compresi quelli gay

    Tuttavia non si può ignorare il fatto che il matrimonio oggi è matrimonio di stato, che già il matrimonio etero ricade sotto il dominio statale, e che il matrimonio gay significa l’estensione di tale dominio anche alle relazioni affettive/sessuali delle persone dello stesso sesso.

    Dal momento che l’obbiettivo è liberarsi dello Stato o almeno ridurre lo Stato al minimo, la progressiva estensione del suo dominio a nuovi territori, mi pare negativa. La libertà delle persone non va affidata allo Stato, e non è dallo Stato che dobbiamo aspettarci libertà.

    Lo Stato pianifica e dirige la società. La sua azione può ora avere un orientamento ora un altro. Un giorno fa leggi contro gli omosessuali, un altro fa leggi che li favoriscono indebitamente. Quello che non fa mai è comportarsi in modo neutro e porre tutti uguali davanti alla legge. Legittimarlo quindi a regolare il matrimonio o la famiglia è sbagliato, perchè la stessa legittimità che gli diamo oggi, per fare qualcosa con cui siamo d’accordo, gli servirà domani a fare qualcosa di segno opposto.

    Come dice Walter Block, un libertario deve sbagliare sempre contro lo Stato.

    La battaglia per i matrimoni gay, va quindi ribaltata in una ben più difficile battaglia contro il matrimonio statale. Il che chiarisce fino a che punto si può essere d’accordo con i vari Family Day, Talebani, etc.. fino a che sono contrari all’estensione del matrimonio di stato ok, quando vogliono lo Stato schierato a imporre un certo tipo di modello famigliare, di sessualità, di relazioni, etc.. non c’è più nessun cammino comune.

    Secondo me, è solo naturale che gay, ed etero che simpatizzano per loro e per la libertà, pensino al matrimonio di stato. Semplicemente perchè nella nostra società il matrimonio è diventato questo. Se l’esempio che abbiamo davanti agli occhi è un matrimonio etero regolato minuziosamente dallo Stato, è naturale che sia questo ciò che viene richiesto.

    Ma i gay sono solo gli ultimi arrivati e al di là della visibilità del momento, restano una piccola minoranza. Il vero problema, molto più grosso, molto più oneroso fiscalmente, sono gli etero. Paradossalmente, si potesse fare a cambio e cancellare il matrimonio statale etero per lasciare quello gay, già staremmo meglio.

    La famiglia etero è oggetto di intervento statale in ogni aspetto: la casa, i figli, le adozioni, l’eredità, la pensione, il calcolo delle tasse da pagare, la scuola, il divorzio, l’ospedalizzazione, etc.. le “famiglie gay”, per ora, non sono oggetto di alcun particolare intervento. Potrebbero entrare nella situazione ad aggravare il problema, ma anche se ciò non fosse, bastano le famiglie etero.

    La maggior parte dei partiti di destra, la chiesa, le varie associazioni che manifestano in questi i giorni contro il matrimonio gay, non sono per nulla antistatalisti – men che meno anarchici – ma sono semplicemente contro i gay. Gli fanno schifo, li disprezzano, li considerano dannosi per la società, etc.. Non fanno questione di libertà, semplicemente si battono perchè la società sia pianificata e diretta come piace a loro. Sarebbero tutti contrari alla abolizione del matrimonio statale, sono tutti favorevoli a dare soldi pubblici alle famiglie etero.

    Sono gli etero, cioè la maggioranza, che devono iniziare a rifiutare lo statalismo e chiedere una famiglia, una affettività e una sessualità libere dall’intervento statale. (Se qualcuno vuole finanziare le famiglie etero si organizzi privatamente e lo faccia coi suoi soldi.) Non è mettendoci tutti sotto l’ala protettrice dello Stato che miglioreremo le cose.

    • Pedante
      Rispondi

      Il matrimonio non è un contratto. È un compatto sociale.

    • Pedante
      Rispondi

      D’accordo sull’ingerenza dello Stato in una questione strettamente socio-religiosa.

  • Pedante
    Rispondi

    W la Scuola di Francoforte!

  • Pedante
    Rispondi

    Ma cosa c’entrano i diritti individuali con il matrimonio, compatto sociale che ha come unico scopo la procreazione e la tutela dei figli?

  • Pedante
    Rispondi

    “Lo Stato è un servo meraviglioso, ma un terribile maestro.”

    E questo sarebbe un libertario?

  • spago
    Rispondi

    Il matrimonio non ha come unico scopo la procreazione e la cura dei figli. Le persone sono libere di intenderlo come preferiscono. Si sposano con gli intendimenti e i motivi cin cui si riconoscono e devono essere semplicemente d’accordo fra loro, non devono rispondere a qualche scopo sociale, pubblico, etc.. Soprattutto il matrimonio non resta sempre lo stesso, ma cambia a seconda di come cambia la società e il modo di intenderlo. La mentalità e la sensibilità generali evolvono..

    • Pedante
      Rispondi

      Lo scioglimento di un contratto può essere concordato dalle parti contraenti. Il matrimonio era storicamente un accordo dissolubile solo in certi casi molto particolari e con l’approvazione delle autorità ecclesiastiche.

  • spago
    Rispondi

    mi ritrovo tutto sommato in quanto scrive Kinsella.

    http://www.stephankinsella.com/2009/06/the-libertarian-case-for-gay-marriage/

    http://www.stephankinsella.com/2006/11/second-thoughts-on-gay-marriage/

    e ho trovato interessante questa lunga riflessione sul sito di wendy McElroy

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Vediamo se riusciamo a sintetizzare:

    1) Non vanno impedite libere contrattazioni o negoziazioni giuridiche tra adulti consenzienti
    2) Sarebbe meglio che lo stato non si occupasse di matrimonio ma se è per questo sarebbe meglio che lo stato non esistesse proprio
    3) Finché i vantaggi di un riconoscimento contrattuale sono monopolio statale accontentiamoci del meno peggio
    4) Se viene abolita una legge idiota, ad esempio quella sul proibizionismo, non dobbiamo dire di no solo perché l’ ha abolita un parlamento statale
    5) Per rispetto delle ragioni linguistiche ed etimologiche sarebbe meglio non chiamare matrimonio l’unione tra persone dello stesso sesso
    6) L’assenza del “mater munus”, insistente nel precedente esempio, non deve impedire le garanzie relative all’assistenza, all’eredità o altro
    7) Se si vuole allontanare il più possibile la mano pubblica dalla vita privata si riconoscano le unioni anche se firmate davanti un notaio
    8) Se si vuole abolire il monopolio notarile ci si debe battere affinché il contratto possa essere firmato da qualsiasi laureato in legge
    9) Un domani potrà essere inutile anche il punto precedente se si arrivasse all’abolizione degli ordini professionali
    10) Ci si metta d’accordo una volta per tutte sui significati di sinistra e destra
    11) Se sinistra significa “pubblico”, destra significa “privato”. Quindi il vero estremista di destra è l’anarchico individualista ed è di questa figura che si avverte l’urgente bisogno
    12) Se ci si autodefinisce talebani non ci si può definire di destra. I leghisti studino la legislazione sul commercio e il fisco nelle aree a maggioranza talebana o semplicemente islamica
    13) Cameron dovrebbe iniziare a capire che non siamo tutti uguali ma tutti diversi e che la vera civilizzazione consiste nel riconoscere e rispettare tutte le diversità. Questo riconoscimento distingue il vero liberale dal conservatore a lotranza. Sarebbe stato più coerente se sul referendum scozzese, oltre a quello irlandese, non fosse intervenuto a gamba tesa contro la secessione dando l’idea non di un primo ministro super partes ma di un deputato della Camera dei Comuni che è legittimato a essere di parte. Comunque, non riconoscendo il diritto alla secessione, non può essere considerato liberale
    14) Non abbiamo bisogno di “una destra che…”. Se la destra è autentica è liberale in politica generale, liberalista in filosofia, liberista in economia e libertaria nel diritto
    15) Per tutte queste ragioni bisogna considerare di sinistra i talebani, i corporativisti, i fascisti, i nazisti, i membri di Casa Pound, i nazionalisti, i campanilisti, i confessionalisti, i merantilisti e tutti coloro che pretendono di gestire corpo e pensiero altrui. Non solo, quindi, socialisti, comunisti e socialdemocratici.

    Volevo sintetizzare e invece sono stato troppo lungo, lo so, ma l’argomento è vasto in generale. Spero almeno di essere stato chiaro.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Direi che ci sarebbe bisogno che ogni riferimento al matrimonio e alla “famiglia” sparisse dalla costituzione e dai codici, ma credo sia chiedere troppo.

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Condivido il parere di Marco Tizzi, glielo “rubo” e lo faccio mio come punto 16. Finché dobbiamo sottostare alle costituzioni (che non sono contratti come crede qualcuno), cerchiamo almeno di attenuarne la portata negativa.

  • spago
    Rispondi

    L’approvazione del matrimonio gay avvicina o allontana il momento della sparizione dai codici e dalla costituzione di ogni riferimento alla famiglia? A me sembra che approvato il matrimonio gay, dal giorno dopo sarà ancora più chiaro a tutti che diritti e libertà vengono dallo stato e vanno richiesti allo stato. Il matrimonio gay (o come volete chiamarlo) di stato mi sembra un compromesso (questo lo riconosciamo tutti), ma dalla parte sbagliata. Nel senso cioè di più stato.

    Chiedere contemporaneamente l’estensione del matrimonio di stato e la sua abolizione mi appare una posizione difficile.

    Non si tratta di chiedere allo stato di lasciar fare quel che vogliono alle persone, perchè il matrimonio oggi non è un contratto fra gli interessati, ma un campo di pesante intervento statale: si tratta quindi di estendere questo intervento attivo dello stato, oltre l’estensione attuale.

    Per un libertario lo Stato è il Nemico. Rothbard “pregava”: Signore, dacci i radicali..”
    http://vonmises.it/2012/06/17/odi-lo-stato/

    Il goal non è quindi in particolare il dritto dei gay di sposarsi, ma la libertà di tutti con l’abolizione dello stato stesso (dentro cui sta anche lalibertà dei gay di sposarsi). Quindi la domanda è quale è la strategia migliore per combattere lo Stato e in questo caso per cacciarlo dalla famiglia, dalla sessualità, dalle relazioni affettive, dalla scelte in materia di natalità, fecondazione, adozione, etc..? esiste la possibilità di un movimento LGBT libertario? esiste la possibilità di mettere in discussione il matrimonio etero di stato? con chi possiamo allearci? (sicuramente non con i Talebani e con la Lega)

  • Nlibertario
    Rispondi

    Mah, io piuttosto che cercare alleanze mi occuperei di realizzare un vero progetto di libertà, cosa che difficilmente richiede alleanze visto che la libertà viene interpretata ognuno come meglio crede (il fascista che vive sotto il fascismo si crede libero anche se deve bere benzina agricola al posto della Fanta; il comunista si crede libero sotto il comunismo nonostante tutto ciò che possiede non è suo ma di qualcun altro; stesso discorso per “liberali moderati” e “socialdemocratici”).
    Ritengo comunque che questi argomenti prettamente civili rischiano di distogliere dagli aspetti più gravi: a che serve ad esempio a un liberale di orientamento omosessuale avere riconosciuto il matrimonio gay se poi deve pagare migliaia di euro di tasse? A che serve il diritto all’eredità se poi deve pagare la tasse di successione come tutti i cornutazzi di cittadini?

    Io dico, da cosa nasce cosa, ci sarà sempre favorevole al matrimonio gay, e chi contrario, nel frattempo lavoriamo in quello in cui tutti andiamo d’accordo.

    • Pedante
      Rispondi

      D’accordo, ma lo Stato recita la parte del tutore degli interessi dei gay solo perché interessato a indebolire le tradizioni, il nucleo familiare di madre, padre e figli essendo l’ultimo baluardo contro il suo potere assoluto.

  • Pedante
    Rispondi

    Lo Stato non tutela una minoranza per motivi altruistici lo fa per demoralizzare la maggioranza.

    • Pedante
      Rispondi

      Una maggioranza demoralizzata e senza l’ancora delle tradizioni e della cultura è vulnerabile a ogni tipo di sopruso.

  • Pedante
    Rispondi

    Lo Stato non deve discriminare; se lo fa, significa che esso sta esercitando un abuso di potere nei confronti di alcuni cittadini.

    Usando questa logica lo Stato non deve giudicare certi cittadini minorenni.

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Diritti e libertà non vengono dallo stato ma attualmente non è possibile ottenere certi diritti (ereditari, per esempio, o assistenziali come la vicinanza a un ricoverato o a un detenuto) senza l’intromissione dello stato. Purtroppo i vincoli di parentela sono, sia pure in modo fittizio, regolati da un’entità il cui monopolio non siamo finora riusciti a scalfire. In attesa di tempi migliori, cerchiamo di strappare un pasto in più allo schiavista. Nessuno riterrà che il
    pasto, che ogni pasto, abbia origine e ragion di essere dall’esistenza dello schiavista stesso. Se dovessi riuscire a vedere quei tempi migliori (non credo, il prossimo settembre compirò cinquantasette anni) me li godrò di più se non sarò stato ridotto all’osso dalla denutrizione. Se si riuscisse ad avere una riduzione del carico tributario dovremmo rifiutare di prenderne i benefici solo perché la decisione è stata presa da organismi statali quali governo e parlamento?

    • Pedante
      Rispondi

      Certo, ma quei diritti potrebbero essere riconosciuti (ipoteticamente) all’individuo non facente parte di un’entità sociale come la coppia.

  • Nlibertario
    Rispondi

    Ultimo baluardo non saprei visto che il modello famiglia intesa come rapporto uomo – donna non è “tradizionale” visto che si è sviluppato negli ultimi duecento anni. Storicamente infatti la famiglia non si basava su tale rapporto ma dalla gerarchia padre – figlio.

    Adesso tralasciamo la questione gay e parliamo della questione famiglia.

    Oggi quei politici che difendono la “famiglia tradizionale” (che tradizionale non è, come ho spiegato più sopra) hanno per la maggior parte un’idea vuota, cioè di un nucleo dove uomo e donna si accoppiano e producono un nuovo nascituro, ma a quale scopo? Chi lo educa questo nascituro? Non di certo la famiglia, ma lo stato. Mi ricorda quel passaggio di 1984 dove si narrava che il matrimonio era inteso solo a produrre nuove leve devote al Grande Fratello, e il fare figli come “dovere verso il partito” cioè per lo stato.

    Ma nel modello tradizionale, quello vero, questo gioco non può sussistere, perchè in quel modello il figlio è colui che succede al padre, colui che ne coltiva gli insegnamenti, l’etica, si occupa di difenderne i membri e il patrimonio familiare.
    Ritengo quindi profondamente ipocriti quei politici che si ergono a baluardo della famiglia tradizionale e poi non si azzardano mai a mettere in discussione il primato dello “stato educatore”.

    In conclusione, in un’ottica libertaria il modello familiare di riferimento, secondo me, dovrebbe essere quello padre-figlio.

    Poi, ovviamente, ognuno può avere la sua idea.

    • Fabio
      Rispondi

      ‘..profondamente ipocriti quei politici..’ O forse no.
      In effetti difendono il _loro_ concetto di famiglia, in cui _loro_ comandano, dove sono _loro_ che indottrinano ed educano ad ubbidire alle _loro_ leggi.

      Per loro il ‘tradizionale’ va inteso nell’ambito del dovere di ubbidire ai loro comandamenti, e quindi difendono il ‘tradizionale’ in ogni modo e luogo.

      • Pedante
        Rispondi

        Ubbidiscono agli oligarchi che li finanziano e basta. È ingenuo immaginare che siano interessati a tutelare i diritti di una piccola minoranza per pura bontà e non per un preciso calcolo politico.

  • spago
    Rispondi

    “Se si riuscisse ad avere una riduzione del carico tributario dovremmo rifiutare di prenderne i benefici solo perché la decisione è stata presa da organismi statali quali governo e parlamento?”

    no! cavolo! magari! non sarebbe affatto da rifiutare..

    il problema non è che lo stato è attualmente l’autorità che riconosce o meno i contratti, ma che il matrimonio qui, oggi, non è semplicemente “un contratto riconosciuto dallo stato”, ma è oggetto di una enorme legislazione e anche di sovvezioni/tasse. Se si approvassero delle unioni civli, per tutti, in cui lo stato mettesse solo il riconoscimento del contratto sarei felice. Ma se si approva un “matrimonio gay”, il riconoscimento si porta dietro l’estensione della legislazione sulla famiglia/i figli/le adozioni/l’eredità/il divorzio/il mantenimento/gli sgravi fiscali/il quoziente familiare (se mai lo faranno)/etc.. etc.. Mi sembra una specie di polpetta avvelenata.

    Che poi nella nostra percezione lo stato resti la banda di delinquenti che è, ok. Ma nella coscienza comune penso che si confermerebbe l’idea che la strada per diritti e libertà è “chiedere allo stato”. Noi dovremmo piuttosto cercare di mostrare a chi vuole farsi una famiglia o comunque avere delle relazioni stabili e regolate, che non c’è bisogno dello stato. In risposta sia a quelli che si preoccupano della famiglia tradizionale come i manifestanti del Family day, sia a quelli che rivendicano di poter vivere liberamente relazioni di tipo “meno tradizionale”. IMHO

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    “Chi vuole avere delle relazioni stabili e regolate non ha bisogno dello stato”. E’ un obiettivo, non ancora una realtà. Ecco perché ritengo sia meglio prendersi qualcosa pur non leggittimando chi ce la offre e pur prestando attenzione a greci che portano in dono cavalli o possibili polpette avvelenate (magari di carne di cavallo… di Troia). Anche sulle riduzioni fiscali la coscienza comune potrebbe avere l’idea che che l’unica strada per
    ottenerle sia quella di chiedere allo stato. In guerra i rischi si corrono, volenti o nolenti. Con una tassa in meno ho forse maggiore disponibilità finanziaria per “acquistare un’arma in più da utilizzare contro quel nemico che incautamente mi ha concesso qualcosa”.

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