In Economia, Esteri

9di LOUIS ROUANET*

C’è un luogo comune secondo il quale i francesi sono geneticamente contro il liberalismo classico e una economia di mercato. Tuttavia ciò non è sempre stato così. Alla fine del XIX° secolo e all’inizio del XX° secolo la maggior parte dei politici e dei burocrati francesi riconobbero che lo Stato è globalmente inefficiente e dovrebbe essere il più piccolo possibile.

Anche un gran numero di personalità di sinistra, ispirate dall’anarco-socialista Pierre Joseph Proudhon, erano fortemente contrarie alla tassazione e a un grande governo. Criticarono lo spreco e il parassitismo dello Stato. Nella sua Théorie de l’impôt, pubblicata nel 1861, Proudhon ha descritto la tassazione come una «illusion» e ha accusato l’imposta progressiva sul reddito di essere un «joujou fiscal» (un giocattolo fiscale) utilizzato dai sedicenti progressisti al fine di divertire la gente.

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L’opposizione all’imposta sul reddito in Francia era così forte che fu respinta con fervore, e quasi creò clamore….

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Mostrati 5 commenti
  • Alessandro COLLA
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    Dappertutto, non solo in Francia, i fallimenti dell’interventismo vengono imputati al liberismo. Colpa del liberali con la “elle” minuscola. Come al solito manca la divulgazione e qualcuno che sia disposto a finanziarla considerandola come investimento a lungo termine. Fra cinque anni non saremo tutti morti. Keynes sì che nel frattempo è morto. E chi ne sostiene il pensiero si assume la responsabilità di riesumare indebitamente una salma.

  • jimmy
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    @ Alessandro Colla

    Oltre alla divulgazione, manca specialmente che noi liber-qualcosa ci mettiamo tutti d’accordo e definiamo un programma-base di azioni concrete di svolta autenticamente liberale, applicabili alla nostra nazione ovvero ad una ipotetica nazione-tipo.

    Senza tale precisazione programmatica, qualunque statalista ha buon gioco nell’addossare al “liberismo” qualsiasi nefandezza commessa da stati-governi-banche-partiti-sindacati-demagoghi-etc.

    Temo che la colpa di qualsiasi cattiva nomea affibbiata al liberismo, sia innanzitutto nostra: sembra quasi che noi stessi non abbiamo le idee chiare su cosa faremmo, quando ricevessimo lo scettro del comando.

    Eppure, sarebbe una tipica battaglia da tastiera, che ognuno di noi liber-qualcosa di buona volontà potrebbe combattere, senza arresti della digos e senza spargimenti di sangue.

    Sono 4 anni che su questo ed altri siti-liber chiedo chiarimenti di questo incredibile mistero, io stesso (immodestamente) mi permisi di avanzare qualche mezza idea, ma niente, sembra che la discussione programmatica non interessi a nessuno.

    Persino Leonardo Facco, dopo aver scritto un programma per Forza Evasori, ne ha mai più parlato.

    Persino Gpg Imperatrice, dopo aver scritto Programma Politico dentro RischioCalcolato e dopo averlo implementato in 150 miliardi di risparmi dentro ScenariEconomici, ne ha mai più parlato.

    Ma che, ci vergogniamo delle nostre idee, ovvero non sappiamo come applicarle?

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    O forse abbiamo solo una dannata paura psicologica di non essere capiti e di non essere, gioco forza, seguiti. Un pessimismo “della ragione” che ci impedisce di credere nel risultato positivo, mentre a sinistra credono sempre nella “vittoria finale”. Forse, però, i costi non sono solo quelli del tempo libero in rete. I personaggi citati risponderanno, immagino, alle critiche. Mi sembra, comunque, che alcune bozze programmatiche siano presenti in alcuni di loro e quello dei Liberi Comuni d’Italia vada addirittura oltre con un vero e proprio Libero Statuto. Credo che Facco, poi, pubblichi a sue spese diversi scritti, proprii e altrui. L’ultimo di Birindelli contiene diverse soluzioni programmatiche interessanti. Troppo poco? Forse, ma con qualche ghinea in più per le spese di stampa si arriverebbe a un pubblico più vasto. Però non credo che tra i finanziatori ci possano essere tardivi scopritori della rivoluzione liberale, neofiti mecenati della ristrutturazione del Colosseo, pentiti sostenitori di nuovi trasporti veloci per viaggiatori ferroviari, presidenti di squadre calcistiche occasionalmente prestati all’industria automobilistica o banchieri chiantigiani interessati al salvataggio statale dei loro fallimenti. Non so neanch’io che fare, non sono ricco. E non vedo cresi illuminati all’orizzonte. Né un esercito di partite IVA disposto a rinunciare immediatamente ad alimentare la bestia.

  • jimmy
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    Non c’era nessuna mia critica, né a Facco nè ad Imperatrice, personaggi preziosissimi che ammiro.

    Intendevo solo dire che le loro proposte, corpose ed intelligenti, non hanno avuto alcun seguito, nemmeno da parte dei rispettivi ideatori.

    Idem per l’iniziativa di Liberi Comuni d’Italia, che conosco ed apprezzo ancora di più, stante l’indubbia maturità sia degli ideatori che della struttura (tra cui l’impianto birindelliano).

    Ma anche di Liberi Comuni, fra di noi liber-qualcosa se ne parla pochissimo, o sbaglio? Sulla pagina FB ci sono solo 331 mi piace!

    Eppure, sarebbe un’iniziativa pronta per essere divulgata al grande pubblico, e personalmente ritengo che 40 milioni di italiani la approverebbero (cioè tutti tranne i 4 milioni di statali + i loro familiari).

  • Alessandro COLLA
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    Ci sono anche alcuni statali e loro familiari, da me conosciuti, che la approverebbero perché non ne possono più di un datore di lavoro tiranno che li costringe al ruolo di boia o di parassiti involontari. Mentre ci sono alcuni “privati” che preferiscono che esista lo stato per sistemare il loro parente incapace o per avere sovvenzioni pubbliche. Credo però che la cifra di quaranta milioni sia esageratamente ottimistica.

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