In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

walking-deadDI ANDREA PESCHINI

Cercando il miglior modo per descrivere la società odierna, come sovente accade si fa ricorso a figure retoriche che chiariscono facilmente immagini o concetti. Una conosciuta serie televisiva trasmessa da Sky, “The Walking Dead”, oltre ad utilizzare un ossimoro come titolo rendendolo evocativo già di per sé, in una certa ottica sembra essere una vera e propria metafora del mondo.  Uno strano virus trasforma in zombie chiunque ne rimanga contagiato, dilaga in breve tempo e costringe alla sopravvivenza chi, per intelligenza o semplice fortuna, riesce a scamparla con l’aiuto del buon senso individuale. Ebbene, in quell’immaginario di morti viventi non riconoscete la larga maggioranza dei contemporanei? Conformisti, schiavi, incapaci di ragionare con la propria testa e di fare a meno dei dogmi che la scuola di Stato, ma non solo, ha inculcato loro come dei mantra del tutto indiscutibili. E tutto questo mentre sotto ai loro occhi scorre il sangue di una società malata, assolutamente incapace di reagire, che non riesce a trovare nemmeno una tesi concreta che possa dare una spiegazione intellettualmente onesta di ciò che sta succedendo.

Sono persone alquanto confuse e disorientate, eppure è sufficiente che uno dei pagliacci della politica si presenti nelle classiche trasmissioni televisive o scriva sui giornali di regime che la massa di zombie sembra ritrovare la luce in fondo al tunnel, luce che qualcuno sa bene essere, in realtà, il treno in avvicinamento. Della libertà non importa più nulla a nessuno di loro, preferiscono gli slogan e l’apparente buon senso di chi ciancia di bene comune e assistenzialismo di Stato. Ma come si può fare a meno della libertà? Infatti non è possibile, a livello conscio ci possiamo anche convincere che ci si debba o possa rinunciare in nome di qualcosa o qualcuno, ma nel nostro inconscio non esiste razionalità e quello che cerchiamo di reprimere si trasforma, inevitabilmente, in “ombra”. Un’ombra che perseguita noi stessi e che si riflette sugli altri e sulla società, come sulla comunità, identificando come principali bersagli proprio quei soggetti che della libertà cercano di farne il proprio baluardo. Ed ecco che nasce il mito del “è sempre colpa del neoliberismo”…!

Carl Gustav Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero(1875-1961), allievo ed amico di Freud almeno fino alla rottura per divergenze ideologiche, spiega come l’ombra rappresenti il lato oscuro della personalità e coincida con un substrato inconscio presente in ogni individuo e in ogni forma di vita associata. Tanto più si tenta di reprimerla, tanto l’ombra diventerà più grande e nera. Più si scappa dal confronto con sé stessi, o per dirla con Jung, col proprio “Io”, più quest’ultimo perde elasticità comportamentale e dinamica intellettuale. In pratica metamorfizza come ombra pericolosa ciò che percepisce come problematico per la coscienza. Citando Claudio Bonvecchio, professore universitario e Grande Oratore della loggia massonica “Il grande Oriente d’Italia”: “Naturalmente, come spesso accade, chi è in balia dell’ombra tenta, inconsciamente, di negarne la portata e l’importanza per sé, ingigantendola, invece per gli altri. La ingigantisce per il suo prossimo che, di conseguenza, viene incolpato, demonizzato, ostracizzato e perseguito: per cose di cui, spesso, non ha responsabilità alcuna. Pertanto gli uomini e le collettività, invece di fare i conti con la propria ombra, personale e collettiva, cercano per lo più di scovarne una, ben più estesa, negli altri: inverando il detto evangelico secondo cui è più facile trovare una pagliuzza negli occhi altrui che una trave nei propri”.

Ed ecco come non solo società segrete o riservate, come la Massoneria o simili, sono costantemente oggetto di calunnie e accuse di complotti o malefatte, ma il primo, grande, capro espiatorio dei mali del mondo è rappresentato da quell’entità astratta che non può reagire al cono d’ombra nel quale è stato risucchiato: il mercato.

libertaPerchè, dunque, la libertà fa così paura? Perchè è comune pensare che sia necessario un organo di potere che limiti, controlli, regolamenti, talvolta elimini la nostra libertà? E’ possibile che la retorica neolinguistica di orwelliana memoria plasmi a tal punto la mente degli individui da predisporli ad accettare tutte le follie burocratico-liberticide di stati nazionali e sovra-nazionali, o addirittura a pretenderle? La libertà, nella fattispecie il libero mercato, spaventa perchè pone l’individuo di fronte alle proprie responsabilità, ai propri doveri, alle difficoltà della vita e si, talvolta anche a delle ingiustizie. Ma la mania di cercare di porre rimedio ad ogni ingiustizia del mondo, attraverso leggi idiote e spesso criminali, non rende la vita in realtà più complicata? Questo, ovviamente, non significa che i più deboli debbano sottomettersi allegramente ai più forti, bensì, per dirla con Thoreau: “Non sono venuto al mondo per farne innanzitutto un posto migliore, ma per viverci”.

Cinismo o pragmatismo? Un bel mix di entrambe le cose, probabilmente. Personalmente, considero questo aforisma un archetipo della libertà. Ma si sa, Thoreau è un formidabile ribelle individualista ed anticonformista e nel suo celeberrimo pamphlet “Disobbedienza civile” ammonisce in questo modo: “Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirle o dobbiamo tentare di emendarle e di obbedirle fino a quando non avremo avuto successo, oppure dobbiamo trasgredirle da subito? Generalmente gli uomini, con un governo come questo, pensano che dovrebbero aspettare finché avranno persuaso la maggioranza a modificarle. Ritengono che, se opponessero resistenza, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma è proprio colpa del governo se il rimedio è peggiore del male. Lui lo rende peggiore. Perché non è più propenso a prevenire ed a provvedere alle riforme? Perché non ha a cuore la sua saggia minoranza? Perché piange ed oppone resistenza prima d’essere ferito? Perché non incoraggia i suoi cittadini a stare all’erta al fine di evidenziare i suoi errori, ed a fare meglio di quanto lui li indurrebbe a fare? Perché crocefigge sempre Cristo, scomunica Copernico e Lutero e dichiara ribelli Washington e Franklin”?

Parole come “maggioranza”, “governabilità”, “collettivismo” sono l’altare sul quale viene sacrificata la libertà individuale ed è sufficiente, come avviene, inculcare nella testa degli uomini che il peso e l’invadenza dello Stato nella loro vita sia un male necessario. Eppure basta un minimo sforzo intellettuale per capire che ciò che è legale non è detto che sia legittimo o che ciò che è illegale sia necessariamente illegittimo. Rothbard, esperto americano di anarco-capitalismo, storico e professore, scriveva appunto che: “Lo Stato, a differenza di quanto accade con una banda di malfattori, non è considerato una organizzazione criminale; anzi, solitamente i suoi tirapiedi hanno rivestito le posizioni più elevate nella società. Si tratta di una condizione che permette allo Stato di cibarsi delle proprie vittime e, al tempo stesso, di raccogliere il sostegno, o almeno l’acquiescenza, di gran parte di esse a questo processo di sfruttamento. Mentre il furto commesso da una persona o da più persone o gruppi è un male, se è lo Stato a compiere tali azioni, allora non si tratta più di un furto, bensì dell’atto legittimo, e perfino consacrato, detto “tassazione”. Se il grosso della popolazione fosse realmente convinto dell’illegittimità dello Stato, se fosse convinto che esso non è altro che una banda di criminali in grande stile, lo Stato deperirebbe rapidamente e non godrebbe di maggiore considerazione o durata di una qualsiasi organizzazione mafiosa”.

ROTHBARDNon a caso l’economista statunitense immaginava la scomparsa delle nazioni e la nascita per consenso di comunità autonome, piccole patrie, vere e proprie “privatopie” o “nazioni consensuali”, istituite liberamente ed in concorrenza fra loro.

Il “libertarismo”, in chiave anarco-capitalista chiaramente, è semplicemente una filosofia economica e sociale che si propone di analizzare e descrivere una società in cui la coercizione statale non esista o sia ridotta ai minimissimi termini. I concetti libertari qui citati fanno parte solo dell’ABC di questa dottrina e tendenzialmente non sono difficili da comprendere, eppure rimangono totalmente estranei ai più. Spesso si sottovaluta la potenza mediatica dei mezzi d’informazione, tutti, nessuno escluso, i quali creano volutamente confusione o addirittura incanalano l’opinione pubblica a proprio piacimento. Non si tratta di alcun oscuro complotto da parte di lobby massoniche o Zio Paperone, è il solito sistema di intrallazzi e clientelismo che agisce più o meno alla luce del Sole e che i cittadini accettano e sostengono, talvolta anche consapevolmente, magari pensando di fare pure la cosa giusta. Bisognerebbe, invece, cercare di essere meno conformisti e più desiderosi di mettere in dubbio tutto ciò che ci sembra scontato, che ci viene venduto subito per buono e costruirsi dei propri schemi basati almeno su un minimo di ricerca intellettualmente onesta.

Tanto per fare un esempio, nella seconda metà degli anni novanta del novecento è balzato agli onori della cronaca uno scandalo che è passato alla storia come “Caso Sokal” o “Sokal Affair”. Per farla breve, si tratta dell’esperimento sociologico di cui si è reso protagonista Alan Sokal, docente di fisica dell’Università di New York. In pratica, costui si è letteralmente preso gioco dei meccanismi di selezione degli articoli di una rivista culturale accademica dal nome “Social Text”, politicamente orientata verso la sinistra femminista e postmodernista. Sokal produsse di proposito uno scritto totalmente nonsense che lui stesso definì successivamente come “un pasticcio di ideologie di sinistra, riferimenti ossequiosi, citazioni grandiose e prive di senso, strutturato attorno alle più sciocche frasi di accademici postmodernisti che avevo potuto trovare riguardo alla fisica ed alla matematica”.

Ebbene questo articolo dai contenuti decisamente fantasiosi è stato pubblicato senza problemi dal giornale e, secondo Sokal, ciò è potuto accadere perchè le frasi “suonavano bene” e soprattutto erano in linea con i presupposti ideologici degli editori. Lo scopo era quello di mettere alla prova il rigore intellettuale della rivista e il risultato, oltre che clamoroso, fu molto indicativo riguardo l’approccio di chi ha interesse a fare un certo tipo d’informazione.

Con tali presupposti, ecco il motivo per cui un’ideologia come quella libertaria viene fin da subito percepita dalla maggioranza come obsoleta e tendenzialmente criminale, perchè pare non interessarsi al “bene comune”, al “sociale”, alle difficoltà del prossimo. Ovviamente si tratta di un’analisi molto superficiale e totalmente fuoristrada, ma nel momento in cui un individuo decide di affidare la giustizia sociale nelle mani di uno Stato, quest’ultimo ha la forza di plasmarne la mente e condizionarne le abitudini. Eccola qui…. la matrice dei “morti viventi”.

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Showing 11 comments
  • Antonino Trunfio
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    Grazie del post, davvero interessante e analitico

    • Andrea Peschini
      Rispondi

      Grazie a te!

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Complimenti ad Andrea Peschini per questo articolo che mette in luce gli aspetti psicologici ed esistenziali della libertà.

    • Andrea Peschini
      Rispondi

      Grazie Guglielmo, credimi che ne sono davvero lusingato. A presto

  • Mario
    Rispondi

    Complimenti a Peschini, il Movimento Libertario ha acquisito un nuovo giovane in gamba!

    • Andrea Peschini
      Rispondi

      Grazie mille!

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Analisi eccellente unita a notevole capacità di sintesi. E’ possibile avere almeno un estratto (tradotto in italiano) dello scritto di Alan Sokal?

    • Andrea Peschini
      Rispondi

      Grazie mille Alessandro! Ti mando il link su fb

  • Albert Nextein
    Rispondi

    La libertà , per me, fa paura ai mediocri, quelli che sanno di non avere il coraggio, e il buonsenso necessario per assumersi rischi e responsabilità.
    E sono la maggioranza della gente esistente.
    Per via democratica questa gente, la maggioranza, tenta di sopprimere il rischio della libertà e si affida corpo, anima, tempo, proprietà, risparmi allo stato padre-padrone-padrino.

    Non solo sono mediocri e vigliacchi, ma sono nei fatti anche autolesionisti.

    In sintesi, io ritengo che i guai attuali derivino da questa diffusa mediocrità vigliacca e autolesionista che alberga nella psiche della maggioranza degli esseri viventi.

    Ritengo anche che un grande ruolo lo giochi l’ignoranza delle possibilità alternative.
    Però , a mia memoria, i partiti liberali nel mondo non sono mai stati di grandi dimensioni.

    • Andrea Peschini
      Rispondi

      Capisco il tuo discorso è lo condivido, però attenzione a non demonizzare necessariamente gli altri, per il semplice fatto che se un individuo nasce, cresce e vive in una società profondamente statalista, le probabilità che della sua libertà se ne freghi sono altissime. È come dire che un bambino diventa idiota in una famiglia di idioti. Gliene fai una colpa ma fino ad un certo punto. Comunque grazie della lettura

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