In Anti & Politica, Economia

UBERDI MAURO GARGAGLIONE

La guerra senza quartiere che viene condotta contro Uber, ovunque nel mondo, sta a significare che la cosiddetta sharing economy, intesa come la spontanea creazione di beni e servizi che gli individui si scambiano senza intermediari, è di fatto incompatibile con qualunque regola che abbia il benchè minimo riferimento al giuspositivismo statale.
Voglio dire che Uber si è voluta caratterizzare come un’azienda rispettosa delle leggi che regolano le aziende, quindi contabilità in ordine, garanzie di trasparenza, tracciatura dei pagamenti, IVA, tasse e tutto a posto.

Di diverso dalle aziende tradizionali ha che la sua essenza deriva dal servizio one to one, cioè individuo a individuo, nato spontaneamente da chi vuole offrire un passaggio a certe condizioni e da chi le accetta e vuole utilizzare tale servizio pagando una cifra che ritiene soddisfacente.

Essendo Uber riconoscibile per necessità di rispettare le leggi dello Stato, è immediatamente diventata il bersaglio dei tassisti ufficiali, dei politici che li difendono e non solo.
Pare sia pronta una class action degli autisti Uber in USA che vogliono portare l’azienda alla sbarra per obbligarla ad assumerli e retribuirli regolarmente, come evidentemente prevedono le leggi dello Stato a cui questi autisti si richiamano.

Io non credo che la sharing economy “in chiaro” si potrà mai affermare perchè la vera economia spontanea è “in nero”. E’ l’economia volontaria e senza intermediari basata sulla fiducia di chi acquista e la reputazione di chi vende.

Se, ad esempio, Bitcoin non è ancora stato stroncato dallo Stato è solo perchè è impossibile da tracciare, altrimenti non avrebbe avuto scampo.

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Comments
  • nlibertario
    Rispondi

    Uno spettro si aggira per il mondo. E’ lo spettro del libero mercato.

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