In Anti & Politica, Economia

43gDI MATTEO CORSINI

“L’intervento fiscale di riduzione del debito non deve avvenire sotto forma di una patrimoniale secca di natura espropriativa, ma con un contributo commisurato alle possibilità reddituali e patrimoniali di ogni soggetto coinvolto, a fronte del quale deve sussistere un preciso impegno di restituzione”. (G. M. Pignataro)

Giuseppe Maria Pignataro non è nuovo  proposte per la riduzione del gigantesco debito pubblico italiano. Si tratta sempre di interventi sostanzialmente forzosi, in base ai quali una parte di italiani sarebbe saccheggiata, ovviamente a fin di bene (secondo l’autore delle proposte).

Per non spaventare le potenziali vittime sacrificali con il termine “patrimoniale”, Pignataro afferma che il contributo richiesto sarebbe, in effetti, commisurato a reddito e patrimonio, ma, a fronte di quella somma più o meno ingente estorta al malcapitato, dovrebbe “sussistere un preciso impegno di restituzione”.

Ora, ci si può girare attorno finché si vuole, arzigogolando su questioni di forma e convenzioni contabili. Ma una cosa è certa: se oggi Tizio viene tassato in via straordinaria per 100 euro allo scopo di ridurre di 100 euro il debito pubblico, la riduzione, a parità di altre condizioni, avviene realmente solo se Tizio non rivedrà mai più quei 100 euro.

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A mio parere, poi, la parità di altre condizioni è del tutto teorica, perché se i 100 sono prelevati a Tizio dal fisco, non potranno essere utilizzati dal legittimo proprietario per consumi, investimenti o quant’altro volontariamente deciso dallo stesso.

Pur volendo mantenere in piedi tale ipotesi, resta il fatto che se lo Stato assumesse un “preciso impegno di restituzione” saremmo di fronte a un prestito forzoso che, oltre a violare la proprietà di Tizio, non farebbe altro che sostituire un debito rappresentato da obbligazioni con un debito rappresentato da un credito di imposta a favore di Tizio. Il vantaggio per lo Stato potrebbe risiedere nel minor costo (con ogni probabilità il credito di imposta sarebbe infruttifero), ma ciò non abbasserebbe in misura significativa il debito pubblico (ripeto: a prescindere dalle convenzioni contabili).

Resta, infine, una domanda: l’impegno di restituzione sarebbe credibile? Visti i precedenti dell’eurotassa, prelevata nel 1997 dall’allora governo Prodi per entrare da subito nell’Unione monetaria e restituita nel 1999 solo per il 60%, direi proprio di no. Si consideri che all’epoca si trattava di un importo pari allo 0,6% del Pil, mentre Pignataro propone un intervento pari a circa il 30% del Pil.

Gira e rigira, si sta parlando né più né meno che di un mega salasso patrimoniale “di natura espropriativa”.

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Showing 3 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Ma da dove salta fuori questo Pignataro ?
    A quale casta di potere appartiene?
    Chi gli paga lo stipendio?
    Perché non si limita a farsi i cazzi suoi e a non rompere i coglioni alla gente produttiva con cazzate infami del genere?
    Castronerie del genere andrebbero premiate con ripetute salve di manrovesci.
    Altro che articoli.

  • Mauro CAPANNOLO
    Rispondi

    uno dei soliti parassiti di cui è infestata l’italia

  • Alessandro COLLA
    Rispondi

    Un rompitore di vetri perché “altrimenti il vetraio non guadagna”.

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