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BANNER_umberto-magno_leonar-copDI REDAZIONE

Scorrono le immagini dei festeggiamenti in Catalogna, dopo che il voto ha premiato gli indipendentisti. E in Italia la Lega Nord che negli anni ’90 parlava di Padania libera, di indipendentismo del lombardo veneto, di trecento mila bergamaschi armati di baionette pronti alla guerra contro Roma ladrona, rimane in silenzio. Matteo Salvini, il nuovo segretario lumbard, è impegnato su altri temi: immigrazione, Isis, un po’ di Europa, molto Vladimir Putin. «Ma di buono c’è che Salvini ha finalmente smesso di parlare di Padania o di questi argomenti, almeno non prende più in giro il Nord. Se fondasse la Lega Italia si potrebbe finalmente togliere dai cogl…» spiega con un pizzico di polemica Leonardo Facco, libertario e ormai tra gli ultimi indipendentisti rimasti. «Fino a quando ci sarà la Lega in questo Paese non potrà mai esserci l’indipendenza del Nord». Sembra un ossimoro se si pensa agli slogan, ai volantini, al Sole delle Alpi, all’Alberto da Giussano, al pratone di Pontida di qualche anno fa, eppure anche di tutto quel folclore resta davvero poco. Del resto ora la Lega dialoga con Casa Pound, con i nazionalisti italiani, dal settentrione al meridione.

Ex capo cultura del quotidiano La Padania negli anni ’90, già leghista, ora, confessa, sono «un oleogramma. Vivo all’estero, perché in Italia non ha senso restare». Però Facco ci ha creduto per molti anni alla possibilità che il Nord si staccasse dallo Stato centrale. Tutt’ora dirige un giornale online con Gianluca Marchi (ex direttore de La Padania ndr) di nome il Miglio Verde, in onore di Gianfranco Miglio, il teorico del federalismo. Ha pubblicato libri, opuscoli, ha scritto tanto per smuovere culturalmente un settentrione che conserva ancora nelle valli, tra gli imprenditori, tra le partite Iva o nelle fabbriche, l’odio per lo Stato centrale. Ha partecipato a manifestazioni di ogni tipo. Non c’era, ma si ricorda bene quella del 1997, a Modena, dopo l’arresto dei Serenissimi che erano saliti sul campanile di San Marco a Venezia. «Erano in ventimila, se Bossi avesse detto di forzare e andarli a riprendere in carcere ci sarebbero andati, scontrandosi con le forze dell’ordine. Ma lì iniziava a intravedersi il trucco, già nei primi giorni dopo l’assalto al campanile aveva parlato di servizi segreti e solo dopo la rivolta dei veneti aveva deciso di solidarizzare».

Ma l’indipendenza della Padania non è scomparsa nell’ultimo anno con il progetto «Noi con Salvini al Sud». Secondo Facco è scomparsa molti anni prima

Del resto, «io sono stato e rimango tutt’ora un libertario» tuona Facco. «Credo nel principio dell’autodeterminazione dei popoli, sono convinto che lo stato centrale sia un arnese da abbattere. Bossi è stato bravo a sfruttare questi temi all’inizio, poi si è seduto sulla poltrona. Anziché avere un leader serio come Jordi Pujol il Lombardo Veneto si è ritrovato un cialtrone come Bossi». Facco lo ha scritto in un libro quello che pensa del fondatore della Lega Nord. Si intitola «Umberto Magno (Aliberti Editore)», uscì nel 2011 e svelò innanzitutto il patto economico che ha sempre legato la Lega a Forza Italia. E che continua tutt’ora. «Rimarranno sempre alla collottola di Berlusconi», aggiunge. Ma l’indipendenza della Padania non è scomparsa nell’ultimo anno con il progetto «Noi con Salvini al Sud». Secondo Facco è scomparsa molti anni prima.

«Soltanto voi giornalisti avete creduto all’agenda indipendentista degli ultimi 15 anni» aggiunge Facco. «Io in questi anni non ci ho mai creduto. Dal 1999 in poi,l’agenda non è mai più esistita. Dopo la dichiarazione di indipendenza di Bossi nel 1996, sono stati fatti soltanto passi indietro, quando la Lega andò da sola in quegli anni si arrivava al 30%, percentuali mai toccate. Quegli anni sono terminati con l’alleanza con Forza Italia. Nel 1998 è finito tutto. La Lega è diventato un partito italiano. Chi ci è rimasto ha capito con la politica si può vivere bene. Insomma chi ci ha creduto è stato un gonzo». E pensare che, secondo il giornalista del Miglio Verde, i padani erano molto più avanti dei catalani. «Eravamo in anticipo di vent’anni sull’indipendentismo. Alla manifestazione del Po non saremo stati 4 milioni come in Spagna, ma un milione di persone c’era tutto. Avevamo già lanciato il referendum della secessione nel 1997, i catalani erano ancora là da venire». Anche le spinte autonomiste della Lega sono servite a ben poco. «Sono convinto che l’autonomia sia un passaggio per l’indipendenza. Ma i catalani, a confronto della Lega, hanno lavorato molto, trattando con Madrid il potere sul territorio. Lo hanno conquistato a poco a poco nel tempo».

«Sono convinto che l’autonomia sia un passaggio per l’indipendenza. Ma i catalani, a confronto della Lega, hanno lavorato molto, trattando con Madrid il potere sul territorio. Lo hanno conquistato a poco a poco nel tempo»

E Salvini? «Non c’è nessuna coerenza in quello che dice. Ha salvato un partito agonizzante, fatto di convertiti per non perdere una sedia. Continuo a ripeterlo: nulla è più italiano della Lega Nord. I fatti sono qui a dimostrarlo. Salvini è uno che ha sempre vissuto di politica. Sarebbe un bene per l’indipendentismo che la Lega si togliesse dai coglioni. Finchè ci sarà la Lega viva l’indipendentismo non potrà mai risorgere». Eppure l’equivoco resta ancora. «Rimane, perché la stampa continua ad alimentarlo. Sui giornali locali del Sud lo continuano a tirare fuori, ma se nascesse questa benedetta Lega Italia quel 35% di base militante che sogna o usa ancora gli stemmini del Sole delle Alpi potrebbe finalmente pensare a qualcosa di nuovo».

LEO INTERLIB-2012Facco smentisce anche possibili progetti militari di secessione. «Non ci sono mai stati, magari solamente in piccoli gruppi o gruppuscoli. Bossi ci ha giocato molto, ma se non aveva un programma politico come poteva avere un programma militare! Non scherziamo, è sempre stata una panzana». Neppure Roberto Maroni, attuale presidente in regione Lombardia che propose le macroregioni del Nord nel suo programma elettorale nel 2013, viene salvato da Facco. «Maroni è l’antitesi dell’indipendentismo. Governa in Lombardia con Forza Italia, Fratelli d’Italia e compagnia… Doveva sparire nel 1994 con la crisi del primo governo Berlusconi, poi Bossi lo recuperò. Maroni capeggiava la fronda per restare al governo. Come fa a essere un indipendentista uno che fa il ministro dell’Interno? Ha un legame affettivo forte con Bossi perché fu tra i primi ad avvicinarsi alla Lega nel 1984. Era l’unico dei due ad avere un lavoro, da avvocato alla Avon: credo abbia dato una mano a Bossi a pagare debiti di volantini».

E ora cosa rimane. «L’indipendentismo padano è ormai scomparso. Non esiste più nulla, il padanismo è finito, in Lombardia ci sono solo altri cialtroni. L’unico germe serio è in Veneto, i venetisti hanno preso il 5% in Veneto alle ultime elezioni. E’ un buon risultato, perché lì, da Treviso a Venezia,  c’è l’unico vero indipendentismo. Per rilanciarsi servirebbe un momento storico particolare, un nuovo leader, c’è da ricostruire tutto quanto, qui è stato tutto sputtanato dalla Lega Nord di Bossi, Maroni e Salvini».

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