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Il “Sole 2 Ore” riporta questa notizia: “Da Livorno (Tribunale di Livorno, sentenza 17/1/2013 n. 94) i giudici mettono in guardia. Nei giudizi di separazioni non si possono produrre le pagine Facebook ottenute “violando” i profili social del coniuge, anche nel caso in cui se ne conosca la password o l’account venga lasciato incustodito. I reati configurabili vanno dalla violazione di corrispondenza fino all’accesso abusivo a un sistema informatico e alle interferenze illecite nella vita privata. Le prove saranno pertanto dichiarate inammissibili”.

Mauro Gargaglione, sul suo profilo Facebook, da buon libertario posta questo commento sagace: “Ovviamente la privacy non ha alcun valore quando si parla di conti bancari e fisco. Lo Stato può perseguire anche sulla base di una lista rubata e venduta da un dipendente di banca infedele (Falciani). Perchè lo Stato sono loro”.

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Lo Stato? Quella finzione utile a mantenere parassiti e sprechi, che ci mette gli uni contro gli altri.

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Showing 2 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Gargaglione dentro il cranio ha un cervello fine ed è in buona fede.
    I giudici non capiscono un cazzo, e sono in malafede parassitaria.
    Cane non mangia cane.

  • Pedante
    Rispondi

    “Sole 2 Ore” calza a pennello.

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