In Anti & Politica, Economia

DI ANTONINO TRUNFIO

Senza scomodare George Orwell, grazie a un amico che mi ha segnalato un libro da leggere, ho trovato uno spunto per scrivere questo post.

stato ladro

Il libro edito da Rubettino nel 2002, per la penna di Luciano Pellicani, ha per titolo “Dalla società chiusa alla società aperta”. Alla pagina 126 viene citato Ibn Khaldun, nome di uno storico vissuto dal 1332 al 1406 tra Tunisi e Il Cairo. Inutile dire che non ne avevo mai sentito parlare prima.

Khaldun nella seconda metà del 1300, sulla rovina della civiltà islamica del tempo, scriveva così :

hhVessare la proprietà privata significa uccidere negli uomini la volontà di guadagnare di più, riducendoli a temere che la spoliazione è la conclusione dei loro sforzi. Una volta privati della speranza di guadagnare, essi non si prodigheranno più. Gli attentati alla proprietà privata fanno crescere il loro avvilimento. Se essi sono universali e se investono tutti i mezzi di esistenza, allora la stagnazione degli affari è generale, a causa della scomparsa di ogni incentivo a lavorare. Al contrario, a lievi attentati alla proprietà privata corrisponderà un lieve arresto del lavoro. Poiché la civiltà, il benessere e la prosperità pubblica dipendono dalla produttività e dagli sforzi che compiono gli uomini, in tutte le direzioni, nel loro proprio interesse e per il loro profitto. Quando gli uomini non lavorano più per guadagnare la loro vita e cessa ogni attività lucrativa, la civiltà materiale deperisce e ogni cosa va di male in peggio. Gli uomini per trovare lavoro di disperdono all’estero. La popolazione si riduce. Il paese si svuota e le sue città cadono in rovina. La disintegrazione della civiltà coinvolge quella dello Stato, come ogni alterazione della materia è seguita dall’alterazione della forma”.

Non sappiamo se Adam Smith, autore ben quattro secoli dopo del famoso libro “La ricchezza della Nazioni” ha mai avuto modo di leggere gli scritti di Khaldun. Credo che avrebbe certamente considerato il testo di cui sopra, una vera profezia per l’Europa di allora.

Unisco al pensiero dello storico arabo, quello che intorno alla metà del 1800 scriveva Michail Bakunin nel libro “Libertà, eguaglianza e rivoluzione”, e che paradossalmente insieme a Khaldun, ritengo essere dell’itaGlia e dell’Europa contemporanee un dipinto a china straordinario.

GDF

La rivoluzione comunista consisterà nell’espropriazione, sia progressiva sia violenta, degli attuali proprietari e capitalisti e nell’appropriazione di tutte le terre e di tutto il capitale da parte dello stato, che per assolvere la sua missione economica e politica, dovrà essere molto potente e centralizzato. Lo stato amministrerà e dirigerà la coltivazione della terra tramite tecnici stipendiati che dirigeranno armate di lavoratori agricoli, organizzati e disciplinati per questo tipo di lavoro. Analogamente esso costituirà sulle rovine di tutte le banche una banca unica ed accentrerà tutto il lavoro e tutto il commercio internazionali   ….  lo stato comunista, divenuto il solo proprietario, sarà anche l’unico capitalista, banchiere, finanziere, organizzatore, datore di lavoro, e distributore di prodotti, e sorgerà come necessaria conseguenza della nazionalizzazione integrale della vita economica, una nuova classe sfruttatrice – la “burocrazia rossa” – , mentre l’asservimento dei lavoratori dello stato onniproprietario sarà totale”.

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